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Luigino Bruni: «La beatificazione di Mario Draghi è rimandata alla prova dei fatti»

10/02/2021  L'economista dell'incontro di Assisi "Economy of Francesco" sul "cattolicesimo sociale" di Mario Draghi:«è molto presto per incensarlo come stanno facendo molti cattolici e laici, la grande finanza non ha mai avuto molta attenzione per la sussidiarietà e le fasce più deboli»

Luigino Bruni.
Luigino Bruni.

«Mi sorprende quest’esultanza di tanti cattolici per l’avvento di Mario Draghi al Governo. Certo, si è parlato dei suoi studi dai gesuiti, della sua partecipazione ai riti della parrocchia romana di San Bellarmino, della laurea honoris causa all’Università Cattolica, della conferenza al Meeting di Rimini di Comunione e liberazione, dell'appartenenza alla Pontificia Accademia delle Scienze. Tutto questo può essere incoraggiante ma non lo rende automaticamente un protagonista e un fautore del cattolicesimo sociale. Anche perché ci sono altri aspetti della sua carriera che fanno pensare che possa andare in direzione diversa, se non opposta». L’economista Luigino Bruni, studioso del Terzo settore e animatore del recente convegno sull’Economia di Francesco, uno degli studiosi più ascoltati dal Papa, si tira fuori dal gruppo di chi ha già decretato l’apoteosi dell’ex governatore della Bce chiamato a guidare il nuovo esecutivo dopo i due mandati di Conte. «Oltretutto», prosegue Bruni, «appartenere all’Accademia delle Scienze, che è per sua natura pluralista, è una cosa positiva e bella, ma non dice nulla del pensiero di Draghi. Nella Casina Pio IV si radunano gli studiosi più prestigiosi del mondo per offrire contributi, anche critici, alla dottrina sociale della Chiesa, ma non devono essere necessariamente nemmeno credenti. La verità è che il nostro eroe non ha mai scritto nulla sul pensiero economico cristiano».

Però in questi giorni molti cattolici e laici hanno detto che il pensiero di Draghi è orientato al cattolicesimo sociale, che prevede la sussidiarietà, la delega ai corpi intermedi tra Stato e mercato, l’attenzione ai lavoratori non considerati come “merce” bensì come persona.

«Draghi ha sempre scritto e operato in materia monetaria e finanziaria, è un grande banchiere di vaglia internazionale, sul resto sappiamo poco o nulla».

Non c’è anche un modo cristiano e umanitario nell’aprire e chiudere i rubinetti del credito? Salvare la moneta «whatever it takes», accada quel che accada, significa salvare le banche, le imprese e dunque anche il lavoro, i lavoratori e le loro famiglie …

«La Chiesa non ha mai espresso simpatia per la grande finanza. Anche papa Francesco, nel solco dei suoi predecessori, ha detto di tutto e di più sui suoi limiti quando la finanza finisce per diventare prima dimensione dell’economia. Al Meeting di Rimini Draghi ha parlato di solidarietà, ma dobbiamo vederlo all’opera perché a differenza di economisti importanti come Amartya Sen o Jean Tirole che hanno scritto opere notevoli sul bene comune, personalmente il pensiero umanistico di Draghi – che ha sempre svolto ruoli istituzionali molto tecnici -  non l’ho mai letto né visto. Certo è un cattolico, come lo sono Prodi, Conte o persino Renzi. È anche una persona per bene, ma da qui alla prassi politica il passo non è affatto breve. Se pensi a Draghi non ti viene in mente il pensiero cattolico applicato all’economia ma il suo ruolo di grand commis, di tecnico della finanza, di economista serio e preparato di fama internazionale, di banchiere. Tutte grandi cose, ma che non ci fanno automaticamente pensare a un economista di formazione cattolica».

Il padre degli studi del Terzo settore Stefano Zamagni sostiene che Draghi, a differenza di Conte, espressione dei Cinque Stelle, dovrebbe essere più attento alla sussidiarietà, all’economia sociale di mercato ….

«Peccato che se c’è una cosa antisussidiaria per antonomasia è proprio la grande finanza, dove se l’Eurotower di Francoforte dà una direttiva, questa va eseguita così com’è, papale papale, di gradino in gradino fino all’ultima filiale bancaria di Barletta. Che un economista che si è formato con Caffè e Modigliani (la sua tesi di dottorato è tutta sulla teoria monetaria), che ha lavorato alla Goldman Sachs, che ha guidato Bankitalia e la Bce abbia una concezione sussidiaria, è tutto da dimostrare. Nel curriculum di Draghi non ci sono provvedimenti sul fronte dei poveri e del sociale».

 E’ pessimista?

«Non sono pessimista, anzi. Ma finché questo governo non opererà e farà cose concrete non abbiamo elementi per sapere se farà cose peggiori o migliori degli esecutivi precedenti.

Come spiega l’esultanza un po’ naif di alcuni ambienti del Terzo settore?

«Io aspetterei a beatificare Draghi prima di vederlo all’opera. Su quali basi possiamo dire che da un premier con questa formazione, con questa mentalità finanziaria, arriveranno attenzione ai corpi intermedi e  vantaggi per le fasce sociali più deboli? Non abbiamo nessun elemento serio per pensare ora che Draghi sarà più sensibile al terzo settore, alla sussidiarietà e alla tradizione della Dottrina sociale della Chiesa di quanto non lo sia stato Conte o i suoi predecessori»

Non teme di fare un processo alle intenzioni?

«Nessun processo alle intenzioni. Ma se una persona, anche un galantuomo come Draghi, ha lavorato 40 anni in certi ambienti, ha maturato una certa mentalità, che non è certo sussidiaria. Quanto alla presunta ideologia dei Cinque Stelle e di Conte contro il Terzo settore di cui parla il professor Zamagni, vorrei ricordare un esempio concreto. Giuseppe Conte è venuto per ben due volte al Festival dell’economia civile di Firenze. Mai avevamo avuto dai precedenti governi segnali di attenzione così esplicita. Invece il movimento dei giovani economisti The Economy of Francesco aveva chiesto, a suo tempo, un messaggio di saluto alla BCE, che ha risposto con un secco ‘no’. Ma al di là di questi dettagli vediamo di farlo lavorare, attendiamolo alla prova dei fatti con attenzione, stima e fiducia. E sopratutto noi intellettuali, cattolici e non, facciamo il nostro mestiere se controlliamo, monitoriamo, seguiamo con sguardo critico il lavoro dei politici, senza santificarli ex-ante. Uno delle prime prove sarà la fine di marzo, quando scadrà il blocco dei licenziamenti. Se in alcuni settori, come quello della logistica, non ci sarebbero problemi, perché alcuni comparti economici dalla pandemia ci hanno addirittura guadagnato (pensiamo ad Amazon o alla produzione di materiali sanitari di protezione), nel campo della ristorazione e del turismo sarebbe un dramma sociale. Io sono ottimista. Ma non diamo premi prima dell’inizio della gara».

 

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