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lunedì 17 maggio 2021
 
 

Ma che Paese è questo?

11/07/2013 

Che Paese è quello in cui un Parlamento si ferma per un pomeriggio, perché la sua parte che si proclama liberale si ribella a una decisione della Corte di Cassazione, nella quale la Corte altro non ha fatto che calendarizzare un’udienza rispettando la legge che la obbliga, in caso di prescrizione vicina, a calendarizzare l’udienza nella prima data utile? Che Paese è quello in cui una parte politica, che si proclama liberale, minaccia di far cadere il governo se una sentenza della Cassazione riuscirà sgradita al leader di quella parte? Dove vanno a finire in questo contesto il dovere e il diritto di quei giudici a decidere, obbedienti soltanto alla legge, senza spade di Damocle sulla testa, senza che la loro decisione debba essere influenzata o intimidita da ingerenze esterne?

 Dove va a finire, sotto questa minaccia, la garanzia che si sentano liberi di giudicare come dicono i giuristi “sine spe ac metu”, cioè senza pericolo di essere condizionati nella propria indipendenza (costituzionalmente garantita) da speranze e timori? Che Paese è quello in cui l’opinione pubblica si è assuefatta a sentire parlamentari che si proclamano liberali chiamare i giudici  «banditi», «cancro e metastasi della democrazia», «eversori», senza chiedersi quanto questo sia compatibile con la Costituzione? Senza domandarsi come mai questi insulti, sempre in canna quando i giudici nel fare il loro dovere prendono decisioni sgradite a un potente nei guai con i processi, non siano piovuti con altrettanta solerzia quando si scoprirono casi di giudici venduti al potere. Forse perché chi li comprò stava all’epoca seduto sugli stessi scranni da cui si insultano quelli che  hanno il torto di non lasciarsi trovare un prezzo?

È il Paese in cui viviamo e cui ci siamo, ahinoi, abituati fino a non percepirne più la distorsione, fino a smarrire la bussola del giusto e dell’ingiusto. Di certo non è il Paese che immaginava  Piero Calamandrei
, avvocato, giurista, padre costituente, fieramente liberale. Pochi giorni fa Laterza ha ripubblicato un suo saggio Non c’è libertà senza legalità. Vi si legge, tra le altre cose: «La legalità è condizione di libertà, perché solo la legalità assicura, nel modo meno imperfetto possibile, quella certezza del diritto senza la quale praticamente non può sussistere libertà politica. Certezza del diritto, cioè certezza dei limiti entro i quali comincia la libertà dell’altro». 

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