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martedì 29 novembre 2022
 
l'analisi
 

Maria, madre di tutti e non icona guerriera

18/03/2022  Il patriarca di Mosca ha affidato a un generale un'immagine della Vergine affinché accompagni in guerra le truppe russe. Il Papa ha promosso la consacrazione alla Madonna della Russia e dell'Ucraina. La riflessione del teologo Pino Lorizio, della Pontificia Università Lateranense

Le foto di questo servizio sono dell'agenzia di stampa Reuters.
Le foto di questo servizio sono dell'agenzia di stampa Reuters.

La devozione mariana del popolo di Dio, quando non vissuta ed espressa in forme idolatriche, ha una valenza ecumenica di grande spessore: oltre che nel cattolicesimo, essa è presente nelle chiese orientali, che dedicano alla Madre di Dio numerose icone, ma, a differenza di quanto si crede nell’immaginario collettivo, non è assente neppure nella tradizione protestante, che si ispira al commento di Lutero al Magnificat. Del resto, la Vergine madre può essere considerata la “vincitrice di tutte le eresie cristologiche”, in quanto i dogmi mariani, soprattutto quello di Efeso (che nel 431 la proclamò “Madre di Dio”), in fondo ci pongono di fronte ad aspetti e dimensioni della figura del Cristo e a Lui rimandano, come a Lui deve indirizzarsi un’autentica devozione alla madre.

Due notizie si sono incrociate a questo proposito nei giorni scorsi. La prima: il patriarca Kirill ha affidato al generale della guardia nazionale russa, Viktor Zolotov, una icona della vergine madre Maria (Theotokos), perché accompagni le truppe russe nella guerra contro gli ucraini, facendo seguire a questo gesto una lettera al popolo di Dio di fede ortodossa con l’auspicio della pace: «Anche nei momenti più difficili il nostro popolo ha cercato aiuto nella santissima Madre di Dio che da sempre intercede e protegge la santa Rus’», concludendo con l’invito alla recita della preghiera tradizionale a Maria e della preghiera per la pace affinché «per la sua intercessione materna il Signore abbia misericordia dei nostri popoli e ci doni una pace solida e stabile». 

La seconda: è stato annunciato che il 25 marzo prossimo, festa dell’Annunciazione, a Roma il papa e a Fatima il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere, consacreranno al cuore di Maria i popoli della Russia e dell’Ucraina. La tradizione delle “consacrazioni” risale all’età patristica, in particolare a Giovanni Damasceno, VIII secolo, al quale si deve la formula di “consacrazione a Maria”, nella quale si utilizza il verbo anatíthemi (= dedico, consacro, offro nel culto): «Anche noi oggi ti restiamo vicini, o Sovrana, […] legando le nostre anime alla tua speranza, come a un’ancora saldissima e del tutto infrangibile (cf Eb 6,19), consacrandoti mente, anima, corpo e tutto il nostro essere e onorandoti, per quanto è a noi possibile, “con salmi, inni e cantici spirituali” (Ef 5,19)» (si veda la documentata e significativa ricostruzione offerta da Gianni Cardinale su Avvenire e la ricostruzione di un momento storico, che riguarda proprio la Russia opportunamente rievocato su questa rivista da Luciano Regolo).

Tutto ciò può sembrare anacronistico (ad esempio perché esprime devozioni ormai obsolete o si riferisce a tempi passati, come quello della “guerra fredda”, oggi spesso evocata), ma per certi aspetti la fede del popolo di Dio è sempre anacronistica, ossia non si assoggetta alla cronaca, ma la supera e la percorre, illuminandola con la Parola di Dio. Tutto ciò può sembrare sentimentale, ma la fede non è solo conoscenza e scelta (atto dell’intelligenza e della volontà), bensì anche affettività rivolta al soprannaturale. Ed è in questa prospettiva che dobbiamo vivere questi eventi, consapevoli che Maria ci conduce sempre a Gesù.

Preme però segnalare la differenza abissale fra il gesto del patriarca e quello che ci accingiamo a compiere nella nostra chiesa. Noi, infatti non affideremo all’intercessione di Maria solo uno dei due popoli in conflitto, ma entrambi, consapevoli del fatto che entrambi sono vittime di una guerra sempre ingiusta, come affermato da papa Francesco. Il cattolicesimo è sempre inclusivo e non lascia indietro nessuno, soprattutto gli oppressi. Siamo altresì convinti che lo sguardo della Madre di Dio rappresentato nell’icona si volga innanzitutto al popolo ucraino oppresso e alle giovani reclute mandate a combattere e che stanno morendo per una causa che molti di loro non condividono né conoscono, poiché a Lei si attribuiscono le parole: «ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1,51). Mi piace infine segnalare che fra le icone russe della Madre di Dio (non quella affidata dal patriarca al generale), ve n’è una che porta il titolo di Semistrelnaya, ovvero “colei che addolcisce i cuori malvagi” ed è di questo addolcimento che abbiamo tutti bisogno, soprattutto quanti guidano i popoli.

 

 
 
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