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domenica 28 novembre 2021
 
 

Monza capitale, ultima farsa

28/07/2011  La questione dei ministeri a Monza è grave, perché pura questione di propaganda a spese dei cittadini. Ma non seria.

Da sinistra: i ministri Calderoli, Tremonti, Brambilla e Bossi all'inaugurazione delle sedi di Monza.
Da sinistra: i ministri Calderoli, Tremonti, Brambilla e Bossi all'inaugurazione delle sedi di Monza.

Che ci siano o no a Monza tre ministeri, scomparsi di conseguenza da Roma, è un quesito cui nessuno saprebbe dare risposta. Certo c’è stata una inaugurazione di locali, con mobili importati dal Sud e logica rabbia degli artigiani brianzoli. E dopo che Bossi ha respinto al mittente la lettera di Napolitano, “i ministeri li abbiamo fatti e li lasciamo lì”, si dovrebbe parlare appunto di fatto compiuto. Senonché la cosa non è così semplice.       

     A parte che i ministeri non sono costituiti soltanto dai ministri, ma si servono pure di direzioni, gabinetti, uffici di vario genere tuttora di stanza a Roma, l’impressione è che per ora il braccio di ferro si eserciti su una questione virtuale. Dice il capo dello Stato che il trasferimento a Monza non si può fare, salvo rivedere la Costituzione, chiamare in causa la Corte dei Conti per valutare costi e benefici: ossia, con l’aria che tira, rinviare tutto a babbo morto. E prima di andare avanti servirà un inciso sull’utilità dell’iniziativa, visto che i costi sarebbero a carico di noi cittadini mentre i benefici andrebbero ad esclusivo vantaggio degli spot leghisti.

     Diremmo insomma che la faccenda è grave ma non seria. Grave perché un partito di governo pretende di coartare la volontà altrui per mere ragioni propagandistiche: e gravissima, va aggiunto, per la protervia con cui Bossi risponde al messaggio di Napolitano. Grave anche per l’imbarazzo del Pdl, non da oggi stretto fra due opposte necessità, pensare ai problemi nazionali e fingere che la Lega vada presa sul serio. Ma proprio questo è il punto. Serietà? Come diceva Totò, ma per piacere...

     Ricordiamo tutti i precedenti. Si era in vista di elezioni e referendum, con pronostici negativi per la maggioranza. Per calmare la base, da tempo irritata con Berlusconi per i noti motivi, dalla questione morale al deficit di efficienza, i capi leghisti avevano avuto la bella pensata dei ministeri in Brianza. Federalismo portato dalla teoria alla pratica, con Bossi, Calderoli e possibilmente Tremonti insediati nella Villa Reale. Poi la doppia batosta elettorale e, adesso, l’arredamento raffazzonato di qualche ufficio, sostenendo che in quelle stanze ormai i ministeri ci sono e di là non si muovono.

     Serietà, come no. Sul piano umano, è da compiangere il presidente della Repubblica che, di fronte ad azioni ed esternazioni insensate, è costretto a mettere in guardia sia i responsabili sia i corresponsabili. Con tutte le preoccupazioni che ha, almeno Napolitano dovrebbe essere al riparo di simili goliardate. Ma è sul piano politico, scivoloso come ben sappiamo, che la farsa può trasformarsi in dramma.

     Con questi chiari di luna, dall’economia che traballa all’indifferenza verso i bisogni delle famiglie italiane, ci mancava solo il problema di Monza capitale. Altro che Ruby o processi assortiti. Oggi più che mai Berlusconi dovrà stare molto ma molto attento.  

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