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martedì 16 agosto 2022
 
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Né sciatte, né leziose. Le celebrazioni devono aiutare il dialogo con Dio

29/06/2022  Lettera apostolica di papa Francesco per ribadire come va curata la liturgia sulle indicazioni del Concilio Vaticano II

Né sciatteria né «estetismo fine a se stesso». La lettera apostolica Desiderio desideravi, sulla formazione liturgica del popolo di Dio spiega in 65 paragrafi come deve essere una celebrazione ben curata ma che non sfoci in un rituale senza sostanza. Rielaborando i risultati della plenaria del Dicastero del Culto divino del febbraio 2019 e dopo il motu proprio Traditionis custodes la Lettera del Papa si conclude con un appello: «Abbandoniamo le polemiche per ascoltare insieme che cosa lo Spirito dice alla Chiesa, custodiamo la comunione, continuiamo a stupirci per la bellezza della liturgia».

«Vorrei», scrive Bergoglio, «che la bellezza del celebrare cristiano e delle sue necessarie conseguenze nella vita della Chiesa, non venisse deturpata da una superficiale e riduttiva comprensione del suo valore o, ancor peggio, da una sua strumentalizzazione a servizio di una qualche visione ideologica, qualunque essa sia». Il Papa mette in guardia dalla «mondanità spirituale» e spiega che «la Liturgia non ha nulla a che vedere con un moralismo ascetico». Va scoperta la bellezza della liturgia che «non è la ricerca di un estetismo rituale che si compiace solo nella cura della formalità esteriore di un rito o si appaga di una scrupolosa osservanza rubricale». Questa affermazione «non vuole in nessun modo approvare l'atteggiamento opposto che confonde la semplicità con una sciatta banalità, l'essenzialità con una ignorante superficialità, la concretezza dell'agire rituale con un esasperato funzionalismo pratico». Va curato ogni aspetto della liturgia: «spazio, tempo, gesti, parole, oggetti, vesti, canto, musica, …» e «ogni rubrica deve essere osservata: basterebbe questa attenzione per evitare di derubare l'assemblea di ciò che le è dovuto, vale a dire il mistero pasquale celebrato nella modalità rituale che la Chiesa stabilisce». Una Liturgia ben curata e no formale stimola l’assemblea a quello «stupore per il mistero pasquale» che è  presente «nella concretezza dei segni sacramentali».

Il Papa invita, citando Roano Guardini, a tornare alla costituzioni conciliari. E spiega che «le tensioni purtroppo presenti attorno alla celebrazione» non sono «una semplice divergenza tra diverse sensibilità nei confronti di una forma rituale. La problematica è anzitutto ecclesiologica», ci sono, cioè diverse concezioni di Chiesa.  Bergoglio è chiaro: se si dice che si accetta il Concilio si deve riconoscere anche la riforma liturgica nata dalla "Sacrosanctum Concilium". E insiste sull’importanza della formazione liturgica per «educare alla comprensione dei simboli, sempre più difficile per l'uomo moderno. L'arte del celebrare non si impara perché si frequenta un corso di public speaking o di tecniche di comunicazione persuasiva», ma occorre «una diligente dedizione alla celebrazione lasciando che sia la celebrazione stessa a trasmetterci la sua arte». E tra i gesti rituali che «appartengono a tutta l'assemblea occupa un posto di assoluta importanza il silenzio», che «muove al pentimento e al desiderio di conversione». Molto è nelle mani del parroco e di come lui presiede l’assemblea . L’atteggiamento non deve essere di «rigidità austera o creatività esasperata; misticismo spiritualizzante o funzionalismo pratico; sbrigatività frettolosa o lentezza enfatizzata; sciatta trascuratezza o eccessiva ricercatezza; sovrabbondante affabilità o impassibilità ieratica». Bisogna, insomma rinunciare a «un esasperato personalismo dello stile celebrativo che, a volte, esprime una mal celata mania di protagonismo».

La Chiesa, invece, conclude Francesco, deve «elevare, nella varietà delle lingue, una sola e identica preghiera capace di esprimere la sua unità». Unica pregheira che, ribadisce il Papa, «è il Rito Romano scaturito dalla riforma conciliare e stabilito dai santi pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II».

 
 
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