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sabato 28 maggio 2022
 
Nicola Brunialti
 

Migranti: «E se fossimo noi costretti a partire?»

15/07/2019  Mentre la Camera discute la conversione in Legge del Decreto sicurezza bis, lo scrittore, discendente di Alessandro Manzoni, ci racconta: «Ho immaginato che nel 2050 per guerre e fame l’Europa debba scappare in Africa»... Ecco il suo romanzo.

Un romanzo folgorante Il paradiso alla fine del mondo (Sperling & Kupfer), che con un rovesciamento di prospettiva ci fa capire bene l’odissea dei profughi che dall’Africa tentano di trovare una vita migliore in Europa. Perché l’autore, Nicola Brunialti, ha immaginato che nel futuro 2050 l’Europa sia vittima di guerre e carestie e che dalla Germania una famiglia di immigrati italiani decida di intraprendere un viaggio della speranza verso l’Africa. Inizia così un esodo in condizioni estreme, attraversando un continente devastato, conoscendo la fame, il freddo, l’internamento in campi-lager, la violenza.

Come le è venuta questa idea?

«Mi risuona in mente un verso di Fabrizio De André: “Il dolore degli altri è un dolore a metà”. E ho pensato che quando le cose ci riguardano direttamente tendiamo ad abbandonare i pregiudizi. Per la mia attività di scrittore per i ragazzi vado molto nelle scuole, cerco di far capire quanto sia complicato lasciare la propria casa, gli amici. E per una volta ho pensato di rivolgermi non direttamente ai ragazzi, ma ai loro genitori, provando a far identificare il lettore in profughi dalla pelle bianca».

Come si è documentato?

«Ho conosciuto tante persone che hanno compiuto un viaggio della speranza. A volte li incontro fuori dal supermercato, chiedo loro se hanno bisogno di qualcosa e mi faccio raccontare la loro odissea. Anni fa avevo un vicino di casa albanese che aveva tentato di arrivare in Italia per tre volte passando dalla Grecia».

Ci sono anche echi della Seconda guerra mondiale…

«Naturalmente quel periodo storico fatto di fughe e violazioni di diritti umani fa parte della mia cultura. Ho anche fatto un omaggio esplicito a Schindler’s list quando rendo riconoscibile il corpo di una bambina in una catasta di cadaveri dal suo cappottino rosso».

Cosa pensa della crescente insofferenza nei confronti dei migranti?

«Siamo bombardati da notizie, spesso false, che ci spingono all’odio. Abbiamo bisogno di prendercela con qualcuno per deviare l’attenzione da quelle che sono le reali cause dei nostri problemi. Eppure, se guardiamo i dati, non c’è nessuna invasione. E quelli che arrivano sono solo esseri umani che hanno bisogno di aiuto e noi dobbiamo semplicemente organizzarci per poterli accogliere. Oltretutto una grande responsabilità per i mali dell’Africa è nostra ed è arrivato il momento in cui dobbiamo pagare il conto».

Ha affrontato una tematica simile in un romanzo per ragazzi, Saturnino, l’alieno venuto dalla Terra, un’altra storia al rovescio dove è un ragazzino terrestre l’unico diverso in un pianeta dove tutti hanno la pelle verde…

«Il messaggio è lo stesso: immaginiamo per una volta di essere noi i diversi. Io ai ragazzi dico che chi viene da lontano deve essere accolto ancora con più affetto».

Lei è stato vittima di bullismo?

«Da ragazzino avevo atteggiamenti da bullo. Sono stato operato alle ginocchia otto volte, mi sentivo inadeguato e tormentavo gli altri scagliandomi contro i loro difetti. Poi quando hanno cominciato a chiamarmi storpio alle superiori ho capito quanto dolore avevo sparso».

Quando ha scoperto di essere un discendente di Alessandro Manzoni?

«Sin da piccolo mi dicevano che Sofia, una delle figlie del celebre scrittore, era la nonna della mia bisnonna. Il mio bisnonno Attilio Brunialti era un deputato del Partito liberale e da Vicenza si trasferì a Roma con la moglie, la discendente di Manzoni».

Come ha vissuto questa importante parentela?

«Sono cresciuto pensando che lo scrittore fosse un mestiere come un altro. Da ragazzino non lo dicevo ai miei compagni, un po’ perché I promessi sposi erano abbastanza odiati e non volevo che se la prendessero con me. E un po’ per non destare false speranze».

Nei suoi libri ha affrontato spesso temi importanti, come autore televisivo ha invece firmato programmi per così dire frivoli, come Ciao Darwin...

«Per me fare ridere è un gesto di affetto, soprattutto in un periodo come questo. Ho conosciuto Paolo Bonolis in occasione degli spot della Lavazza che avevo scritto io quando facevo il pubblicitario e poi lui mi ha coinvolto nei programmi Chi ha incastrato Peter Pan e Music».

Come ha conosciuto Simone Cristicchi, per cui ha scritto la canzone Abbi cura di me, vincitore a Sanremo dei premi per la migliore interpretazione e la migliore composizione?

«La moglie di Cristicchi, che ha una libreria ad Albano Laziale, si era innamorata del mio libro per ragazzi Sammy sparaballe. Iniziò la conoscenza con Simone e in un tweet gli scrissi la frase “Abbi cura di me” e da lì ci venne l’idea del testo. Prima avevo scritto solo un’altra canzone per Renato Zero, Dormono tutti: lo incontrai per caso a un ristorante di Roma e gliela proposi».

Continuerà la vostra collaborazione?

«Dopo lo spettacolo teatrale che abbiamo scritto insieme, Manuale di volo per uomo, abbiamo il progetto di un nuovo album».

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