Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
martedì 23 aprile 2024
 
il dibattito
 
Credere

«Papa Francesco ha ridato dignità alle persone LGBTQ e questa è una benedizione per tutti»

17/04/2023  Intervista al gesuita americano padre James Martin che da anni accompagna i fedeli della comunità LGBTQ+: «In troppi settori della Chiesa sono ancora trattati come lebbrosi. Bergoglio ha restituito loro dignità. Negli Stati Uniti molti vescovi si oppongono al Pontefice ma non vedo il rischio di uno scisma tra conservatori e progressisti»

Punto di riferimento, a livello mondiale, per la pastorale inclusiva delle persone LGBTQ+ (è la sigla utilizzata per identificare lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer e chiunque non si definisca eterosessuale, ndr) della quale ha più volte parlato anche con papa Francesco in alcuni incontri in Vaticano. Autore di bestseller, ospite di programmi Tv, scrive sulla rivista dei Gesuiti America ed è uno degli scrittori più letti negli Stati Uniti. È stato il consulente principale del film di Martin Scorsese, Silence, sulle persecuzioni dei missionari gesuiti in Giappone nel XVII secolo. Dal 2017 è consultore del Dicastero Vaticano per la comunicazione.

Il gesuita padre James Martin, (62 anni, nella foto in alto, ndr), è una delle voci cattoliche più ascoltate, non solo oltreoceano. In Italia ha pubblicato di recente per San Paolo Insegnaci a pregare e Parlare con Dio. Dopo gli studi alla Wharton School of Business dell’Università della Pennsylvania, ha lavorato come manager finanziario per la General Electrics prima di abbracciare la vocazione religiosa ed entrare nei Gesuiti dopo essere stato folgorato da un documentario sul monaco trappista Thomas Merton.

Qual è il suo bilancio complessivo di questo pontificato?

«Forse sono un po' di parte, essendo un gesuita e un grande ammiratore di Bergoglio, ma penso che il suo papato sia stato un successo clamoroso. Basti pensare a tutte le cose che ha fatto – convocare un Sinodo, scrivere la Laudato Si’, viaggiare per il mondo diffondendo il Vangelo, raggiungere i poveri e gli emarginati – così come a tutti i suoi gesti significativi - celebrare la Messa con i rifugiati a Lampedusa, abbracciare quel povero uomo con una malattia della pelle che lo deturpa, guidare il mondo nella preghiera durante la pandemia, incontrare le persone transgender durante le sue udienze generali. Come Gesù, il Papa insegna sia con le parole che con i gesti concreti».

In che cosa papa Francesco l'ha sorpresa di più e in cosa, invece, l'ha delusa?

«Quello che mi ha sorpreso di più è stato il suo avvicinamento alle persone LGBTQ+, che è stato un'immensa benedizione non solo per quella comunità, ma anche per le loro famiglie e i loro amici. Alcuni cattolici tendono a dimenticare che quando il Papa si rivolge a queste persone, non accoglie solo loro, che sono una percentuale relativamente piccola di cattolici, ma anche le loro famiglie e i loro amici, che sono un gruppo molto più grande nella Chiesa di oggi. Per quanto riguarda la delusione, direi che, prima di tutto, nessuno è perfetto. Penso che alcuni dei suoi commenti sulla "complementarietà" dei ruoli di uomini e donne, possano far pensare ad alcune persone, ad esempio, che le donne siano amorevoli, accudenti, materne e gli uomini capi e leader, quando in realtà conosciamo uomini amorevoli e donne leader. Ma nel complesso, ho pochissime delusioni verso il Santo Padre».

Qual è l’errore più grande che ha compiuto e potrà compiere la Chiesa verso i fedeli cattolici LGBTQ+?

«Demonizzarli. In troppi settori della Chiesa sono ancora trattati come lebbrosi e peggio. Un vescovo recentemente li ha definiti una "peste". Un linguaggio così disumanizzante non fa che aumentare le molestie, il bullismo e la violenza nei loro confronti nella società in generale, che è l'ultima cosa di cui un gruppo emarginato ha bisogno da parte della propria Chiesa. Ecco perché il recente appello del Papa affinché la Chiesa si opponga alla criminalizzazione dell'omosessualità è così importante. In molti Paesi si può ancora essere incarcerati per essere gay; e in alcuni si può essere giustiziati. E quando la Chiesa appoggia misure come il carcere e l'esecuzione si schiera dalla parte della violenza e della morte».

Lei invita a costruire un ponte dalla Chiesa verso la comunità LGBTQ+, ma anche viceversa. In che senso la comunità LGBTQ+ deve sforzarsi di comprendere?

«Questa è una bella domanda. È importante dire che è la Chiesa come istituzione a dover farsi prossima e raggiungere per prima queste persone, non viceversa, perché spesso è stata la Chiesa che ha emarginato queste persone. Quindi questo deve essere il primo passo. Ma tutti siamo chiamati a trattarci con rispetto. E così le persone LGBTQ sono chiamate a trattare con rispetto i leader della Chiesa, anche quando non sono d'accordo con loro».

Papa Francesco saluta i fedeli durante un'udienza generale (Reuters)

Quali sono le priorità più urgenti che il Sinodo deve affrontare?

«Dipende da cosa vuole lo Spirito! Dobbiamo ascoltare lo Spirito come attivo e vivo nel popolo di Dio. Ma, più specificamente, dai rapporti iniziali provenienti da tutto il mondo e dal documento di lavoro del Sinodo stesso, sembra che ciò che viene sollevato sia la necessità di ascoltare le persone che sono ai margini della Chiesa, non solo le persone LGBTQ, ma anche i poveri, le donne, i divorziati e i risposati, e in generale coloro che magari sono in disaccordo con qualche aspetto dell'insegnamento della Chiesa. Possiamo ascoltare le loro esperienze di Dio? Possiamo permettere allo Spirito di sfidarci, stimolarci e metterci alla prova?».

Negli Stati Uniti il mondo cattolico è diviso tra conservatori, molto critici nei confronti di Bergoglio, e progressisti. Si rischia uno scisma?

«La divisione molto netta c’è anche se a volte mi chiedo se non sia meno grave di quello che appare. Cioè, molto di questa frattura si vede sui social media e tra alcuni leader cattolici sia del clero che laici ma forse non così tanto "sul campo". Purtroppo, però, ci sono persino alcuni vescovi che sembrano opporsi, o almeno non sostenere, il Santo Padre. Per me, questo è semplicemente stupefacente e incredibile. Non ricordo che San Giovanni Paolo II o Benedetto XVI siano stati trattati in questo modo dai loro critici. Detto questo, non credo che ci sia il rischio di uno scisma. Storicamente, questa potrebbe essere più una reazione dei protestanti. Come dice un vecchio proverbio, per rispondere a una divisione, nel mondo protestante si fonda una nuova denominazione; nel mondo cattolico si fonda un nuovo ordine religioso. Per quanto grave possa essere, non credo che qui ci sia il rischio di uno scisma. Vorrei solo che gli avversari di papa Francesco trattassero il Papa con un po’ più di rispetto».

Dov’è Dio oggi?

«Ovunque. Una delle sintesi più utili della spiritualità gesuitica è “trovare Dio in tutte le cose". Ciò significa incontrarLo non solo nella preghiera, durante la Messa o nella lettura della Bibbia, ma anche nelle relazioni, nel lavoro, nella natura, nella musica, nell'arte... La chiave di tutto è prestare attenzione ai suoi segni, accorgersi della sua presenza».

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo