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lunedì 25 ottobre 2021
 
LA TEELFONATA
 

«Pronto, don Galante? Sono il Papa. Grazie per quello che fa»

22/04/2021  Don Marco Galante, il giovane cappellano ospedaliero, che assiste ogni giorno i malati di covid nell'ospedale del Padovano, aveva scritto al Pontefice raccontando della sua esperienza nel reparto e delle preghiere e del conforto che i pazienti trovano nella fede. E Papa Francesco, ricevuta la lettera, ha preso in mano il telefono e ha chiamato il sacerdote.

Don Marco Galante all'ospedale di Schiavonia
Don Marco Galante all'ospedale di Schiavonia

“Pronto, parlo con don Marco Galante? Sono papa Francesco”. A quel punto don Marco s’è seduto per l’emozione e la sorpresa. «Mi è sfuggito un “o mamma mia” ma dall’altra parte mi sono sentito dire sorridendo “no, non sono la sua mamma, sono papa Francesco!».

   Così Papa Francesco, nel suo stile diretto e senza preannunci, si è presentato al telefono a don Galante, il giovane sacerdote, cappellano dell’ospedale di Schiavonia, che, per scelta e mandato del vescovo di Padova, da mesi svolge il suo ministero al capezzale dei ricoverati per covid nel nosocomio padovano. Una telefonata durata pochi minuti, ma affettuosa, calda, capace di toccare l’anima. «È successo mercoledì mattina, alle 11.37», racconta don Marco, precisando l’orario, perché esperienze così non si dimenticano. «Ero in canonica e avevo appena terminato un collegamento di formazione con un gruppo di preti e mi preparavo a uscire per tornare in ospedale».

   Il sacerdote che dal 2014 è cappellano presso gli Ospedali Riuniti di Padova Sud “Madre  Teresa di Calcutta”, oltreché l’amministratore parrocchiale di quattro comunità  (San Giacomo, Ca’ Oddo, Schiavonia e Marendole), borghi ai piedi dei colli Euganei, in accordo con la direzione dell’Ulss 6 Euganea, per oltre un mese  fino quasi al Natale scorso ha vissuto all’interno dell’ospedale Covid di Schiavonia, per assistere 24 ore su 24 i malati colpiti dal coronavirus,  i loro familiari e i sanitari dell’ospedale. Un servizio “a tempo pieno” per indicare, con la sua presenza, come i cristiani siano chiamati a servire la vita in tutti i suoi momenti, anche quelli della malattia. Una missione delicata in un luogo che don Galante conosceva bene operandovi da anni. E tutt’ora vi trascorre mezza giornata riuscendo così ad aiutare anche il confratello per le incombenze pastorali nelle comunità parrocchiali, senza abbandonare i “suoi” pazienti. Proprio di fronte  al riscontro commoventi di alcuni di loro,  don Marco, che avevamo incontrato a Schiavonia proprio all’interno dell’ospedale,  ha preso carta e penna e ha scritto nei giorni una lettera a papa Francesco per condividere la preghiera che giunge anche dalle corsie degli ospedali ma anche il sostegno che i malati hanno trovato nel momento di sofferenza affidando il proprio dolore.

   Papa Francesco, ricevuta la lettera, non ha esitato a prendere in mano il telefono e chiamare don Marco. Sorride emozionato, raccontandolo, il sacerdote a cui solitamente non manca la battuta pronta e ironica. Ma questa volta è stato papa Francesco a spiazzarlo. La conversazione è durata quattro minuti e una manciata di secondi: «Mi è sembrato un tempo surreale – racconta don Marco - mi tremavano le gambe e mi sentivo confuso interiormente. Ho ascoltato più che parlare. Papa Francesco mi ha detto di aver ricevuto la mia lettera e mi voleva ringraziare per quello che sto facendo a nome della Chiesa, che ha raccolto anche la fatica di fronte al dolore di tante persone e mi ha ricordato che è molto importante stare accanto a chi soffre. Si è informato sulla situazione in ospedale e poi mi ha esortato con queste parole “non si avvicini mai per abitudine accanto a chi soffre”. Al termine della telefonata mi ha detto che mandava la sua benedizione all’ospedale di Schiavonia, per gli ammalati e tutte le persone che ci lavorano e spendono la loro vita accanto a chi soffre e una benedizione anche alle quattro comunità che seguo. Mi ha sorpreso quanto fosse informato! E poi immancabilmente ha concluso “mi raccomando, continui a pregare per me!”».

   Un’emozione che non dimenticherà don Marco, che ha ringraziato papa Francesco per questo gesto di vicinanza a chi soffre. «Vivo ancora un misto di stupore e senso di inadeguatezza – conclude il sacerdote -  ma con tanta gratitudine, e desidero riportare questo messaggio e questa benedizione ai malati e a tutte le persone che si stanno dedicando a chi soffre e a condividere con quanti insieme a me, e a nome della Chiesa, cercano in tante corsie di ospedale di portare conforto, soprattutto in questo tempo così difficile e particolare che stiamo vivendo».

 
 
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