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Arte
 
Credere

Perché un gatto nell'Ultima Cena?

30/05/2015  Una strana "presenza" ricorrente nei dipinti sacri. Quale è il motivo che ci sta dietro? La risposta di don Antonio Rizzolo, direttore di Credere.

Gentile direttore, sono un’appassionata di arte e, quando posso, sfoglio molte riviste. Sono rimasta colpita da un aspetto: nei dipinti raffiguranti l’Ultima cena c’è spesso un gatto. Perché?

Anna P., Udine

In molti dipinti, anche medievali e rinascimentali, il gatto appare semplicemente come un animale domestico e ha una funzione decorativa. In qualche caso, però, può assumere un significato simbolico, in particolare nelle raffigurazioni dell’Ultima cena, e allora rappresenta il male o il demonio stesso.

Questo lo si deduce dal fatto che viene messo talvolta vicino a Giuda, diventando così immagine del diavolo che «durante la cena aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradire Gesù» (cfr Giovanni 13,2). Questo si vede, ad esempio, nell’affresco del Ghirlandaio nel museo di San Marco (Firenze) o nel dipinto di Jacopo Bassano alla Galleria Borghese di Roma. Giuda è riconoscibile perché tiene in mano il sacchetto con i trenta denari. In altri dipinti il gatto è raffigurato mentre fronteggia un cane, ad esempio nell’affresco di Cosimo Rosselli nella Cappella Sistina o nel dipinto del Romanino nel refettorio di Santa Giustina a Padova.

Il cane era diventato nel Medioevo simbolo di fedeltà ed è quindi probabile che lo scontro con il gatto alluda alla lotta tra il bene e il male. In effetti, nell’Ultima cena Gesù anticipa la sua passione e morte, descritta come la vittoria di Cristo sul principe di questo mondo, il diavolo, la vittoria dell’amore sul male e sull’odio. Comunque, al di là del significato simbolico negativo che talvolta assume, il gatto non ha nulla di diabolico, è una creatura di Dio da amare e che sa ricambiare l’affetto che riceve.

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