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Quel Cristo in agonia fino alla fine del Mondo e della speranza

07/04/2022  Di fronte alle tante guerre che come croci costellano ancora la storia, guardiamo al Cristo crocifisso e al suo gesto di amore che vince l’odio. Per imparare anche noi a sentire come nostra la sofferenza degli altri

Cari amici lettori, stiamo per vivere la Settimana santa, che si apre con la Domenica delle Palme. Accingendoci a contemplare e rivivere gli ultimi giorni terreni di Gesù, culminati nella sua morte in croce, il pensiero corre spontaneo alla sofferenza e al male che purtroppo, come tanti croci, costellano la storia anche oggi. Fa male nell’anima leggere, ad esempio, sul sito della comunità di Sant’Egidio, che – oltre all’orribile guerra tra Russia e Ucraina – ci sono almeno altri 30 conflitti nel mondo, con tutto il corteo di sofferenze annesse. Torna alla mente la famosa frase del filosofo Blaise Pascal su Gesù nel Getsemani: «Cristo sarà in agonia fino alla fine del mondo. Non possiamo dormire tutto questo tempo». Cristo soffre nei crocifissi di oggi: donne, bambini, anziani e disabili bombardati senza aver fatto nulla di male, profughi dai diversi inferni in terra…. «Siamo testardi come umanità. Siamo innamorati delle guerre, dello spirito di Caino», ha detto papa Francesco a Malta.

Mi sono chiesto – come forse molti di voi – dove sia la speranza cristiana in tutto questo. Confesso che la risposta è difficile anche per me, si rischia di “indorare” la pillola, di giustificare ogni cosa. Eppure, guardando a Cristo crocifisso, un barlume di speranza lo intravvedo. Gesù, come i tanti crocifissi di ogni tempo, ha subìto una violenza ingiusta, una condanna infamante senza avere colpa. La sua risposta alla violenza però è non è stata altra violenza.

L’intuito della fede ci suggerisce che sulla croce il Signore ha risposto alla violenza con un atto d’amore, “deponendo” la vita per gli amici e per i nemici. Specchio della compassione di Dio per il mondo, ha assunto su di sé la “maledizione” che grava sul mondo, il nostro peccato. A un atto di odio ha risposto con un amore senza limiti. È qui che vedo l’inizio di una speranza, quella speranza che deve animare coloro che si dicono discepoli di “questo” Signore: i credenti in un Crocifisso devono sentire come propria la sofferenza di Cristo e imparare da Lui l’amore, la “sim-patia” (il saper soffrire con gli altri) e l’empatia, lasciandosi com-muovere dalle sofferenze degli altri. Anche noi dobbiamo chiederci in questi giorni dove stiamo e cosa possiamo fare.

Nel racconto della Passione di Gesù compaiono tante figure in cui possiamo ritrovarci: le guardie, i sommi sacerdoti, i discepoli addormentati e quelli che fuggono, il vigliacco Pietro, l’indeciso Pilato… Forse possiamo ritrovare qualcosa di noi anche tra quelli che hanno intuito ciò che si nascondeva dietro lo “scandalo” della croce: Maria, le donne sotto la croce, il centurione, il ladrone pentito, il discepolo prediletto, Simone di Cirene…

Dunque, anche noi possiamo partecipare ancora oggi alla Passione del Signore e diventare “com-partecipi” della sofferenza del mondo se vogliamo vivere una Pasqua autentica. E tra i tanti modi con cui possiamo fare qualcosa per chi è nel bisogno, mi permetto di suggerire l’iniziativa “Un gesto di cuore” (vedi pagg. 44-45), l’abbonamento solidale a Credere per gli anziani soli e fragili, che è sempre stato sostenuto da voi, cari amici lettori, con grande generosità. Un modo piccolo e silenzioso per partecipare, insieme a tutto il popolo di Dio, alla Passione di Cristo, «fino alla fine del mondo».

 
 
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