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mercoledì 22 marzo 2023
 
il rapporto caritas 2022
 

Due milioni di famiglie in povertà assoluta, il reddito di cittadinanza va rivisto

17/10/2022  Nel 2021, gli assistiti – nei centri Caritas presenti in 192 diocesi – sono cresciuti del 7,7% rispetto all’anno precedente, e sono soprattutto stranieri. Sei assistiti su 10 risultano "poveri intergenerazionali". Il Reddito è stato finora percepito da 4,7 milioni di persone, ma raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti (44%). Il presidente della Cei Zuppi: «C’è un aggiustamento da fare ma va mantenuto»

Un’urgenza immediata, il caro bollette con le famiglie alle prese con una crisi che sembra peggiore di quella della fase più critica della pandemia, e una prospettiva di lungo periodo che fotografa disuguaglianze più “strutturali” che vanno consolidandosi. In Italia, se si nasce in una famiglia povera, occorrono 5 generazioni per salire la scala sociale (la media Ocse è di 4,5 anni). Viene chiamata “povertà intergenerazionale” o “ereditaria” e si usa la metafora dei cosiddetti sticky grounds e stichy ceilings. I “pavimenti e soffitti appiccicosi” sono quelli che impediscono ai giovani di riscattarsi da situazioni sociali difficili. Sei assistiti Caritas su 10 risultano “poveri intergenerazionali”: sono rimasti cioè intrappolati nei “pavimenti appiccicosi”.

È uno dei dati emersi dal XXI Rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale dal titolo “L'anello debole”, diffuso oggi nella Giornata internazionale di lotta alla povertà.

«Nel 2021 la povertà assoluta conferma i suoi massimi storici toccati nel 2020, anno di inizio della pandemia da Covid-19. Le famiglie in povertà assoluta risultano 1 milione 960mila, pari a 5.571.000 persone (il 9,4% della popolazione residente). L'incidenza si conferma più alta nel Mezzogiorno (10% dal 9,4% del 2020) mentre scende in misura significativa al Nord, in particolare nel Nord-Ovest (6,7% da 7,9%)».

Il Rapporto prende in esame le statistiche ufficiali sulla povertà e i dati di fonte Caritas, provenienti da quasi 2.800 Centri di Ascolto Caritas su tutto il territorio nazionale. «In riferimento all'età», si legge, «i livelli di povertà continuano ad essere inversamente proporzionali all'età: la percentuale di poveri assoluti si attesta infatti al 14,2% fra i minori (quasi 1,4 milioni bambini e i ragazzi poveri), all'11,4% fra i giovani di 18-34 anni, all'11,1% per la classe 35-64 anni e al 5,3% per gli over 65 (valore sotto il la media nazionale). Tra il 2020 e il 2021 l'incidenza della povertà è cresciuta più della media per le famiglie con almeno 4 persone, le famiglie con persona di riferimento di età tra 35 e 55 anni, i bambini di 4-6 anni, le famiglie degli stranieri e quelle con almeno un reddito da lavoro. È cresciuta meno della media per le famiglie piccole, con anziani, composte da soli italiani».

Nel 2021, nei soli centri di ascolto e servizi informatizzati, le persone incontrate e supportate sono state 227.566. Rispetto al 2020 si è registrato un incremento del 7,7% del numero di beneficiari supportati (legato soprattutto agli stranieri): «Non si tratta sempre di nuovi poveri ma anche persone che oscillano tra il dentro fuori dallo stato di bisogno», precisa la Caritas. A proposito quindi dei dati che riguardano esclusivamente le fonti Caritas, dal Rapporto emerge che «chiedono aiuto sia uomini (50,9%) che donne (49,1%). Cresce da un anno all'altro l'incidenza delle persone straniere che si attesta al 55%, con punte che arrivano al 65,7% e al 61,2% nelle regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est; di contro, nel Sud e nelle Isole, prevalgono gli assistiti di cittadinanza italiana che corrispondono rispettivamente al 68,3% e al 74,2% dell'utenza». Per quanto riguarda l'età media dei beneficiari, questa «si attesta a 45,8 anni. Complessivamente le persone senza dimora incontrate sono state 23.976, pari al 16,2% dell'utenza: si tratta per lo più di uomini (72,8%), stranieri (66,3%), celibi (45,1%), con un'età media di 43,7 anni e incontrati soprattutto nelle strutture del Nord (questa macroregione ha intercettato quasi la metà degli homeless d'Italia)».

Una tendenza che «si rafforza nel 2021 è la consueta correlazione tra stato di deprivazione e bassi livelli di istruzione. Cresce infatti il peso di chi possiede al massimo la licenza media, che passa dal 57,1% al 69,7%; tra loro si contano anche persone analfabete, senza alcun titolo di studio o con la sola licenza elementare. Nelle regioni insulari e del sud, dove lo ricordiamo c'è una maggiore incidenza di italiani, il dato arriva rispettivamente all'84,7% e al 75%. Strettamente correlato al livello di istruzione è, inoltre, il dato sulla condizione professionale che racconta molto delle fragilità di questo tempo post pandemico».

Inoltre, nel 2021 cresce l'incidenza dei disoccupati o inoccupati che passa dal 41% al 47,1%; parallelamente si contrae la quota degli occupati che scende dal 25% al 23,6%. Risulta ancora marcato anche nel 2021 il peso delle povertà multidimensionali: nell'ultimo anno il 54,5% dei nostri beneficiari ha manifestato due o più ambiti di bisogno. In tal senso prevalgono, come di consueto le difficoltà legate a uno stato di fragilità economica, i bisogni occupazionali e abitativi; seguono i problemi familiari (separazioni, divorzi, conflittualità), le difficoltà legate allo stato di salute o ai processi migratori.

Nel Rapporto viene affrontato anche il tema del Reddito di cittadinanza (Rdc) al centro anche dell’ultima campagna elettorale con il M5S che ha difeso la sua misura bandiera e il centrodestra che ha annunciato di volerla rivedere ampiamente.

«La misura di contrasto alla povertà esistente nel nostro Paese, il Reddito di Cittadinanza, è stata finora percepita da 4,7 milioni di persone, ma raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti (44%). Sarebbe quindi opportuno assicurarsi che fossero raggiunti tutti coloro che versano nelle condizioni peggiori, partendo dai poveri assoluti. Accanto alla componente economica dell'aiuto vanno garantiti adeguati processi di inclusione sociale», avverte la Caritas.

Un'esigenza rimarcata dal presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi: «Una cosa che mi ha colpito» del Rapporto, «e speriamo che il governo sappia affrontare con molto equilibrio, è il problema del reddito di cittadinanza che è stato percepito da 4,7 milioni di persone, ma raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti», ha detto, «quindi c'è un aggiustamento da fare ma mantenendo questo impegno che deve essere così importante in un momento in cui la povertà sarà ancora più dura, ancora più pesante e rischia di generare ancora più povertà in quelle fasce dove si oscilla nella sopravvivenza, che devono avere anche la possibilità di uscire da questa zona retrocessione».

ll presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi (Ansa)

L’emergenza più immediata da tamponare è sicuramente il caro bollette: «Più del 70 per cento delle richieste sono di carattere economico», ha detto, a margine della presentazione del Rapporto, il presidente di Caritas italiana, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli che ha aggiunto che sono drammaticamente aumentate le richieste di aiuto per far fronte al pagamento delle «bollette». Più nel dettaglio, ecco i dati sulle risposte delle Caritas sul territorio italiano secondo il Rapporto: «Complessivamente risultano erogati nel 2021 quasi 1milione 500mila interventi, una media di 6,5 interventi per ciascun assistito (considerate anche le prestazioni di ascolto). In particolare: il 74,7% ha riguardato l'erogazione di beni e servizi materiali (mense/empori, distribuzione pacchi viveri, buoni ticket, prodotti di igiene personale, docce, ecc.); il 7,5% le attività di ascolto, semplice o con discernimento; il 7,4% gli interventi di accoglienza, a lungo o breve termine; il 4,6% l'erogazione di sussidi economici (per il pagamento di affitti e bollette), il 2,2% il sostegno socio assistenziale e l'1,5% interventi sanitari. L'analisi della conversione degli interventi in euro - si conclude quindi - mette in luce, tuttavia, che le erogazioni di sussidi economici pur rappresentando solo il 4,6% degli interventi assorbono oltre il 76% delle spese».

«Il problema non è soltanto cercare di fare quello che si può, ma bisogna fare quello che serve, quello che si deve, quello che ci viene chiesto, quello che è necessario per rispondere alle tante domande. Questa è la consapevolezza che viene dalla lettura di un rapporto ricco di dati, di storia anzitutto, di storia di persone», ha detto il cardinale Zuppi, «qualche anno fa mi colpì nel Rapporto proprio una certa cronicizzazione nei centri d'ascolto, cioè di persone che continuano a venire rispetto ad anni addietro in cui c'era un'accoglienza e poi una soluzione e persone che prendevano poi altri itinerari. È un Rapporto preoccupante, un rapporto che ci deve aiutare a scegliere e a vivere consapevolmente delle settimane e dei mesi difficili verso cui andiamo incontro che richiedono e richiederanno tanta solidarietà, delle risposte rapide, perché la sofferenza non può aspettare, non deve aspettare, ma anche delle risposte che sanno guardare al futuro. Per guardare al futuro però dobbiamo capire bene il presente, altrimenti ci accontentiamo di alcune enunciazioni, oppure la visione del futuro resta del tutto staccata dai dati reali. Per questo la grande utilità del Rapporto, e le indicazioni che offre e quindi la visione che richiede. Dati, non parliamo di previsioni, di ipotesi, ma di dati. Qualche volta abbiamo una sorta di rimozione immediata per cui ascoltiamo alcuni dati e pensiamo ma poi alla fine non è proprio così, oppure che è così, va bene, ma poi continuiamo come prima. Il rapporto non ci può far continuare come prima».

«Questi valori», ha aggiunto il presidente della Cei, «sono sballati, perché vedere che quasi sei milioni di persone sono in povertà assoluta, è evidente che è un valore sballato nell'organismo del nostro Paese, che richiede quindi, ovviamente, dei cambiamenti, delle terapie, delle scelte, perché se continuiamo ad avere un dato così tutto l'organismo si ammala. Non è un problema come al solito di quelle persone per cui cerchiamo di fare qualche cosa, è anche una difesa di tutto l'organismo. La Fratelli tutti, e anche la consapevolezza del Covid, ci aiutano a capire che non va bene accettare che ci sia un numero così alto di poveri. Certo è vero che la crisi energetica e quindi tutti gli aumenti dei costi e l'inflazione accentueranno queste condizioni di povertà estrema, ma quindi a maggior ragione dobbiamo essere ancora più fermi nell'indicare le soluzioni, anche nell'emergenza. Alcuni dati che mi hanno molto colpito sono il problema dei giovani, il problema del sud, il problema dell'educazione, cioè di come la povertà diventa ereditaria. Per spezzare l'anello, oppure per unire, perché il Rapporto si chiama “L'anello debole” e l'anello debole lo devi rendere forte altrimenti si spezza tutta la catena. L'anello debole lo rendi forte ristabilendo l'educazione o investendo seriamente sull'educazione. Considerando anche i dati che ascolterete sui giovani e sulla povertà intergenerazionale che sono davvero preoccupanti e richiedono a tutti quanti noi di fare qualche cosa perché l'educazione non è soltanto quella in termini tecnici, cioè di aiutare, quella di don Milani, quella di dare la parola, di aiutare a non essere esclusi dalla scuola, e l'abbandono sappiamo che è molto alto, incredibilmente alto, ma è anche l'investimento sulla persona, la rete di educazione che è quel famoso villaggio che almeno le nostre comunità devono rappresentare e rappresentano per chiunque. Un villaggio educativo, anche in termine tecnico, insisto, anche nel dare la fiducia e la possibilità di continuare a studiare, i mezzi per continuare a studiare e per rafforzare quell'anello sempre debole per cui già l'ascensore sociale è guasto, è rotto da tempo, e pochi sono interessati ad aggiustarlo, ma c'è anche l'educazione che non viene garantita e che perpetua quella che è quasi come una povertà ereditaria. Per questo c'è una dimensione che viene sottolineata, la dimensione sociale, la territorialità, la rete che si deve ricreare. Io penso che questo è un grande compito delle nostre comunità e quindi delle Caritas che non sono l'agenzia a cui noi esternalizziamo il compito della carità, perché la carità non si esternalizza».

 
 
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