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mercoledì 13 novembre 2019
 
IL RAPPORTO 2019
 

Migranti: la paura, i dati (veri) e quell'invasione inventata

27/09/2019  Nel nostro Paese spesso quando si parla di immigrazione sembra che si parli di una “invasione”. Ma i numeri del dossier curato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes raccontano una storia diversa

Nella percezione collettiva nel nostro Paese quando si parla di immigrazione sembra che si parli di una “invasione” mentre i dati forniti oggi da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes – che hanno presentato il nuovo Rapporto Immigrazione giunto alla 28edizione – smentiscono questa percezione. In Italia i cittadini stranieri regolarmente residenti sono poco più di cinque milioni (5.255.503) pari all’8,7 della popolazione italiana. Un dato che la colloca al terzo posto nell’Unione Europea. Dai dati emerge che diminuiscono gli ingressi per motivi di lavoro, mentre aumentano quelli per motivi di asilo e protezione umanitaria.

Nel 2018 i nati stranieri sono stati 65.444 (14,9% del totale dei nati, ma -3,7% rispetto allo scorso anno e rispetto agli anni scorsi. Una flessione si regitra nelle le acquisizioni di cittadinanza con il 23% in meno rispetto allo scorso anno quando il nostro Pese era stato al primo posto tra i paesi Ue. Altro dato significativo è quello degli alunni con cittadinanza non italiana presenti nelle nostre scuole accanto ai nostri figli che ammontano a circa 850mila alunni, il 9,7% della popolazione scolastica italiana. Gli alunni non italiani nati nel nostro Paese rappresentano  in Italia il 63,1% del totale degli alunni non italiani. Entrando nel merito della presenza in Italia dei cittadini stranieri registriamo che la comunità maggiormente presente nel nostro Paese è quella romena con oltre un milione di persone seguita da quella albanese e marocchina con oltre 400mila persone. Le regioni, con maggiore prevalenza di cittadini non italiani sono la Lombardia (1.181.772, l’11,7% della popolazione totale residente) seguita dal Lazio (683.409, 11,6%), l’Emilia-Romagna (547.537, 12,3%), il Veneto (501.085, 10,2%) e il Piemonte (427.911, 9,8%). Scendendo nel dettaglio delle provincie con maggiore presenza di stranieri troviamo Roma (556.826, 12,8%), Milano (470.273, 14,5%), Torino (221.842, 9,8%), Brescia (157.463, 12,4%) e Napoli (134.338, 4,4%).

Come sempre il Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes è una miniera di dati. Degli oltre 4milioni di stranieri in età lavorativa il 64,3% degli stranieri comunitari e il 58,7% dei cittadini extra-UE risultano occupati.  Il dato è in aumento rispetto allo scorso anno del 2,5%.Riguardo la popolazione straniera in carcere si riscontra che all’inizio del 2019 erano poco più di 20mila su un totale di circa 60mila detenuti presenti nei penitenziari italiani. Segnano un valore  positivo le rimesse inviate dall’Italia (21 milioni di euro); nel 2018, per la prima volta, il Bangladesh ha assunto il primo posto seguito da Romania e da altri paesi asiatici (Filippine, Pakistan, India e Sri Lanka).

Il cardinal Bassetti, Nello Scavo, Liliana Segre, Massimo Cacciari e Mario Morcellini uniti contro fake news ed odio

Un focus è dedicato alla situazione della Campania e al tema della comunicazione ed in particolare sulla disinformazione, le fake news e discorsi d’odio presenti presenti sui social. Caritas e Migrantes, oltre ai dati, si sono soffermati sul tema scelto da papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra domenica: “Non si tratta solo di Migranti” ma ancora progetti che uniscono genitori italiani e stranieri, accomunati dalle stesse sfide educative. La famiglia e la scuola, in quanto luoghi “privilegiati della formazione umana e culturale delle nuove generazioni – scrive nella prefazione al volume il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana - possono essere gli strumenti per insegnare a leggere secondo verità ed umanità quel ‘segno dei tempi’ che è la mobilità umana. Ma non solo. A starci a cuore sono – aggiunge il porporato - il futuro dei giovani, il lavoro, le famiglie messe alla prova dalle difficoltà quotidiane, la persona migrante e le molteplici cause che l’hanno spinta a lasciare la propria terra, la custodia del creato come ‘casa comune’, la testimonianza da offrire ai credenti di altre fedi attraverso la meditazione delle Sacre Scritture e il dialogo ecumenico e interreligioso, così come ai non credenti”.

Il cardinale invita le comunità “ad un rinnovato spirito missionario. Senza di esso ogni riflessione, ogni elaborazione ed ogni progetto perdono di significato”. Siamo chiamati, anzitutto, - scrive - ad essere  “Chiesa al servizio di un’umanità ferita” che  significa, “senza alcuna distinzione, essere Chiesa missionaria. Molto si fa nelle nostre Chiese, ma questo cammino va accelerato. Lo sguardo rivolto all’uomo passa inevitabilmente attraverso una cultura della carità che si fa sinonimo di una cultura della vita da difendere, sempre: che si tratti di salvare l’esistenza di un bambino nel grembo materno, di un malato grave o di uomo o di una donna venduti dai trafficanti di carne umana. Noi abbiamo il compito, non certo per motivi sociologici o morali, di andare verso i poveri per una missione dichiaratamente evangelica. Recuperando anche quel sentimento di unità che, su alcuni temi, è talvolta mancato anche all’interno della stessa comunità ecclesiale”. E nell’introduzione i due organismi pastorali della Chiesa Italiana, Caritas e Migrantes, spiegano che una delle scelte operate con “convinzione” nella redazione del Rapporto,  è stato quello di “di aprire lo sguardo, raccogliendo le riflessioni e gli spunti sul tema offerti da illustri testimoni della scena culturale e politica del Paese”.

Il giornalista Nello Scavo, che da sempre si occupa di questa tematica, ha raccolto le testimonianze di Liliana Segre, Massimo Cacciari e Mario Morcellini. La senatrice Segre ha ricordato l’importanza di “superare il distacco e l’indifferenza verso persone che, pur con storie diverse, decidono di mettere pochi oggetti in valigia, abbandonare le proprie case e lasciarsi alle spalle la vita intera” andando incontro all’ignoto, rischiando anche la vita dei figli pur di darsi una possibilità diversa di vita. Lo sguardo del professor Cacciari è rivolto all’Europa vecchia nel territorio e nei suoi abitanti che cercano di difendersi chiudendosi nei propri confini e verso l’altro, il migrante. Per il sociologo Morcellini i discorsi di odio sui temi legati all’immigrazione, che negli ultimi tempi si sono fatti più pressanti sui media, sono serviti a scatenare una “ipertensione sociale”.

(foto in alto: Reuters)

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