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giovedì 06 ottobre 2022
 
Scuola
 

Rimettersi in gioco dopo la pandemia

19/03/2022  La mostra “Giovani protagonisti”, promossa da Fondazione Sinderesi e ideata da Gerolamo Fazzini, giornalista e docente, è stata realizzata da 350 ragazzi di 12 scuole diverse, statali e paritarie, di Lecco e del territorio.

Alcuni pannelli realizzati dai ragazzi delle scuole di Lecco
Alcuni pannelli realizzati dai ragazzi delle scuole di Lecco

Restituire ai ragazzi, provati duramente dall’esperienza della pandemia, un’occasione per rimettersi in gioco in modo propositivo e, insieme, proporre una serie di figure significative, del passato e del presente, alle quali anche i teen-agers di oggi possono ispirarsi.

Si muove lungo questi due binari la mostra “Giovani protagonisti”, promossa da Fondazione Sinderesi (che ha come scopo “praticare l’etica”), ideata da Gerolamo Fazzini, giornalista e docente, concretamente realizzata da 350 ragazzi di 12 scuole diverse, sia statali che paritarie di Lecco e del territorio. 

Inaugurata il 15 marzo, alla presenza del sindaco di Lecco, Mauro Gattinoni dell’assessore all’Istruzione Emanuele Torri, del viceprefetto Laura Motolese, di una settantina tra dirigenti scolastici, professori e studenti, nonché del neodirettore di “Famiglia Cristiana”, don Stefano Stimamiglio, la mostra, con una grafica fresca e accattivante, è articolata in 11 sezioni, che comprendono temi quali legalità, solidarietà, impegno per l’ambiente, lotta contri i regimi, per la democrazia, economia civile ecc. Presenta in totale 33 volti di giovani donne e uomini, italiani e stranieri, famosi e poco noti, del passato (pochi) e di oggi (la maggioranza): tra loro, di particolare attualità Olga Misik, diciannovenne russa, arrestata per aver letto in piazza la Costituzione e Olena Komisarenko, economista ucraina, partecipante a “The Economy of Francesco”.

Uomini e donne di varie provenienze e fasce sociali: persone appartenenti a varie culture e religioni, accomunate dall’essersi spese per gli altri, dall’aver lottato per ideali alti, dall’aver testimoniato passione per la verità, la libertà e la giustizia. «Tutto ciò - ha sottolineato Fazzini durante l’inaugurazione - ci ricorda che nessun popolo o civiltà ha il copyright esclusivo del Bene, ma che è compito dei “cittadini del mondo” del XXI secolo imparare a conoscere e ascoltare il diverso, lasciandosi contaminare dalla ricchezza che sono gli altri».

Come hanno spiegato i promotori e confermato i diversi interventi nel corso dell’inaugurazione (le studentesse Marta Valsecchi del “Bertacchi” e Rachele Di Luca del “Medardo Rosso e la prof. Laura Bellelli, vicepreside dell’Istituto Leopardi), la mostra si è rivelata un’esperienza preziosa perché è stata un percorso di educazione civica sul campo, durante il quale i giovani hanno potuto approcciare storie di coetanei coraggiosi di ieri e di oggi: da Rosario Livatino a Malala, da Sophie Scholl della “Rosa Bianca” a Bebe Vio… Un “compito di realtà” che ha permesso di avvicinare la scuola al mondo del lavoro (e non solo): i liceali hanno redatto i testi dei pannelli e realizzato i materiali multimediali, mentre gli studenti dell’Artistico “Medardo Rosso” hanno dipinto i ritratti dei 33; i loro colleghi esperti in grafica hanno curato la comunicazione visiva, quelli del corso di falegnameria del CFP “Aldo Moro” di Valmadrera hanno prodotto i supporti in legno e, infine, gli studenti del corso di panetteria e pasticceria hanno curato il catering durante l’inaugurazione.

Un progetto corale, insomma, al quale hanno risposto, altrettanto coralmente, le istituzioni (Comune di Lecco, Comitato lecchese per la pace e la cooperazione fra i popoli, ufficio italiano del Parlamento europeo) e una serie di realtà culturali, sociali ed economiche del territorio che hanno reso possibile la realizzazione della mostra.

Soddisfatti i promotori: «Stimolati dalla proposta e incoraggiati dai prof. i ragazzi hanno risposto con entusiasmo, sfoderando impegno e creatività. Confermando che, quando si sentono stimati e sfidati su obiettivi seri, i ragazzi rispondono e, non di rado, ci sorprendono».

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