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domenica 07 agosto 2022
 
IL CARDINALE MENICHELLI
 

Sinodo: «Si dialoga, si approfondisce ma tocca al Papa decidere»

13/10/2015  Il cardinale Edoardo Menichelli fa il punto. Unioni civili, Comunione ai divorziati risposati? «Il tema, la vocazione della famiglia e la sua missione, è più ampio di certe situazioni»

«Non vorrei essere frainteso, ma vorrei dire che dal Sinodo non ci si deve aspettare nulla. Nel senso che il Sinodo non è un luogo deliberativo che produce qualcosa che poi si deve fare. È piuttosto un laboratorio, ma poi è il Santo Padre che deciderà ciò che è necessario offrire a tutta la Chiesa come intuito pastorale e “atteggiamento nuovo”». Il cardinale Edoardo Menichelli, Arcivescovo di Ancona-Osimo, segretario della Commissione episcopale italiana per la famiglia e membro di nomina pontificia del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia chiarisce subito che, «come dice la parola stessa, il Sinodo è un convenire, un camminare insieme. È un luogo in cui si dialoga e si approfondisce. Alla fine daremo la nostra relazione al Papa a cui spetta decidere».

- Le attenzioni della vigilia si sono concentrate sui soliti temi delle unioni civili e dei divorziati risposati. Come affrontate la questione durante queste settimane di lavoro?

«Il problema della famiglia è più ampio di queste situazioni che ben conosciamo e verso le quali abbiamo avuto e abbiamo atteggiamenti pastorali di accompagnamento, di tenerezza. Naturalmente facendo a tutti l’invito di rispondere no al semplice “mi piace”, ma di rispondere invece sì a quel progetto che Dio ha dato loro. La vera misericordia è un cammino di grazia per tutti».

- Lo scorso anno il Sinodo straordinario ha fatto un po’ la fotografia della famiglia. Quest’anno su cosa vi concentrate?

«Sì, lo scorso anno si era dibattuto sulle sfide pastorali con tutte le problematiche – le avevamo chiamate anche ferite – che toccano la famiglia, la sua vita di grazia, quella spirituale e anche la vita sociale. Quest’anno il tema muove da un aspetto positivo, da quello che appartiene più all’identità della famiglia che nasce dal sacramento del matrimonio. Il tema, che è la vocazione della famiglia e la sua missione, comporta alcuni approfondimenti particolari. Ricordiamo che il Sinodo non raccoglie solo Vescovi italiani o europei, ma convoca i Vescovi di tutto il mondo, quindi con sensibilità e situazioni diverse. E però siamo di fronte all’unico sacramento, all’unico progetto famiglia che noi dobbiamo annunciare – ecco l’evangelizzazione – che noi dobbiamo accompagnare – ecco la pastorale – che noi dobbiamo orientare per far sì che la famiglia sia consapevole di questo privilegio, di questo dono e lo possa poi vivere».

- Qual è l’apporto specifico della Chiesa italiana?


«La situazione della famiglia la conosciamo tutti, quello che ci interessa vedere è come tutto questo progetto di Dio, questa cellula indispensabile per la società e la vita della Chiesa possa essere conosciuta, apprezzata e possa rispondere a quelli che sono i suoi compiti».

- Il Motu proprio sulla nullità recentemente pubblicato da papa Francesco ha tolto alcuni temi caldi dalla discussione?

«Il Papa stesso nel presentare il Motu proprio fa riferimento a quanto era stato detto e notato nel Sinodo straordinario dell’anno scorso. Adesso comincia un’altra fase, perché l’intervento del Papa apre uno spaccato pastorale che va studiato, approfondito, realizzato con lo spirito di servizio, verità e misericordia che sempre ci deve accompagnare».

- Cosa si augura dai lavori di queste settimane?

«Vorrei che si comprendesse quanto la famiglia è nell’amore della Chiesa, nella sua attenzione. La Chiesa è consapevole sia della sacralità del matrimonio che dell’indispensabilità della famiglia. Allo stesso tempo sa anche che, come Chiesa, come madre deve accompagnare, deve aiutare, deve sostenere la famiglia. E poi sarei contento se tutti capissero la grandezza della famiglia. Ho l’impressione che tutti parlano della famiglia, tutti chiedono la famiglia, tutti si servono della famiglia, tutti vogliono responsabilizzare la famiglia ma spesso tutti – e dico proprio tutti, non solo la Chiesa – alla famiglia diamo ben poco».

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