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martedì 22 giugno 2021
 
UN ANNO DI COVID
 

«Sempre accanto a chi soffre, il vaccino dev'essere garantito a tutti»

26/03/2021  Superiore e superiori di 45 Congregazioni religiose, dedite alla cura sanitaria e all’assistenza dei più fragili (anziani, soprattutto), in un documento rinnovano il loro impegno contro la pandemia. Tra gli altri, l'hanno sottoscritto Camilliane e CamillianI, i Fatebenefratelli, i religiosi dell'Opera don Guanella, suore e sacerdoti del Cottolengo, Francescani, Agostiniani e Cistercensi

Inaugurazione e benedizione di un nuovo reparto Covid al Cottolengo di Torino. Sopra: Camilliane e Camilliani in corsia a Casoria (Napoli)
Inaugurazione e benedizione di un nuovo reparto Covid al Cottolengo di Torino. Sopra: Camilliane e Camilliani in corsia a Casoria (Napoli)

Ringraziamento per chi, in tempo di pandemia, dona tutto se stesso, anche a prezzo della vita; appello perché i vaccini siano a disposizione di tutti, compresi i più poveri e i più lontani; impegno a prendersi cura di ogni persona, soprattutto di chi è malato, anziano, disabile, solo. A un anno dall’inizio dell’emergenza Covid-19, 45 superiori e superiore generali di famiglie religiose, dedite all’assistenza sanitaria e alla cura dei più fragili, sottoscrivono un documento comune per evidenziare alcuni punti fermi. Scorrendo i nomi delle tantissime congregazioni firmatarie, si intuiscono i mille volti di una Chiesa che accoglie, che medica le ferite, in silenzio, senza perdere la speranza nemmeno nelle ore più scure: si va dai Camilliani e dalle Camilliane ai religiosi e alle eligiose  del Cottolengo, dai Francescani ai Fratelli delle scuole cristiane, dalle Suore del Sacro Cuore all’opera Don Guanella, dai Cistercensi ai Fatebenefratelli. Ne emerge una rete internazionale della carità, fatta di gesti e sensibilità diverse, ma unita nella visione della persona umana e nell’impegno.

 

«Condividendo il grido dell’umanità intera abbiamo così vissuto con grande sforzo questo ultimo anno carico di ansie, di sofferenza e di fatiche, per salvaguardare il più possibile la vita e la salute di quanti ci sono stati affidati» scrivono i religiosi e le religiose nel documento condiviso. «Ci auguriamo» prosegue il comunicato «che tutte le popolazioni del pianeta, anche quelle più povere, possano accedere al provvidenziale vaccino ed esortiamo tutti i religiosi e le religiose a farsi promotori di tale impegno sia nelle proprie famiglie religiose che sul territorio dove operano».

 

«Vogliamo ribadire» proseguono poi i superiori e le superiore generali «il nostro impegno per continuare a mettere la persona al centro dei servizi proposti e la promozione della vita nella migliore qualità possibile come specifico scopo delle nostre istituzioni, cercando di migliorare continuamente la qualità della nostra offerta». A questo proposito, con particolare riferimento alla condizione degli anziani, i religiosi sottolineano come «la famiglia, soprattutto se solida, affezionata e serena» sia «il luogo più idoneo per vivere la propria esistenza fino all’ultimo giorno». E d’altra parte, «dobbiamo anche constatare che, soprattutto nella società occidentale, oggi la famiglia sovente è in crisi. Con realismo ci sembra di poter dire che la maggior parte delle persone ospitate nei nostri servizi residenziali avrebbero in realtà un’alternativa di solitudine quasi continua». Eppure, quando possibile, «la collaborazione efficace tra istituti residenziali e famiglia di origine dà buoni risultati in termini di qualità della vita e continuità assistenziale. E’ in questo confermato che le risposte ai bisogni delle persone anziane o con disabilità, soprattutto se indigenti, possono e devono essere diverse a seconda della situazione sociale e clinica».

Il documento si conclude con uno sguardo verso l’alto. «Lo Spirito Santo continui a dare alle nostre famiglie religiose quella fantasia della carità che ha animato le nostre Fondatrici e i nostri Fondatori i quali, obbedendo al comandamento del Signore di annunciare il Vangelo e prendersi cura dei più deboli, hanno dato vita a numerose locande del Buon Samaritano aiutando molti fratelli e sorelle a benedire la vita fino al suo termine naturale».

 
 
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