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lunedì 25 ottobre 2021
 
Teatro online
 

Un rider tra le città deserte a caccia di emozioni

10/12/2020  Un format di teatro online, fruibile direttamente seduti sul divano di casa, dal titolo “Coprifuoco// Spedizioni notturne per città deserte”. Uno spettacolo performativo urbano della compagnia teatrale bolognese Kepler 452, in arrivo stasera alle ore 21.30 su piattaforma Zoom

Il lockdown, le città deserte, il senso di inquietudine in un mondo avviluppato intorno al concetto di capitalismo. Nel silenzio notturno di una realtà deformata, privata delle piazze, dei cinema e dei teatri, dei cosiddetti luoghi della convivialità e del tempo libero, ridotta solo a spazio per scambi e transazioni commerciali, un attore-rider, in giro per le strade desolate, inizia il suo viaggio-racconto alla scoperta di luoghi insoliti con alcune sorprese. Questi alcuni degli interrogativi nel nuovo e originale format di teatro online, fruibile direttamente seduti sul divano di casa, dal titolo “Coprifuoco// Spedizioni notturne per città deserte” (una produzione di stagione Agorà). Uno spettacolo performativo urbano della compagnia teatrale bolognese Kepler 452, in arrivo stasera alle ore 21.30 su piattaforma Zoom, cui è possibile accedere per la visione pagando una sorta di biglietto al costo di 5 euro per ogni spettacolo previa registrazione sul sito https://stagioneagora.it/coprifuoco, per un totale di quattro appuntamenti: 10, 12, 16 e 19 dicembre. Si parte da Imola, si prosegue a Bologna, a Ferrara e si ritorna a Bologna. Uno spettacolo o instant show nato in quattro e quattr’otto e scritto in poche settimane a causa dell’emergenza sanitaria per tenere vivo il teatro, ma con un focus preciso e ragionato che induce riflessioni di più ampio respiro.
Ideato dai drammaturghi Enrico Baraldi, Nicola Borghesi (che compare in ogni puntata in veste di attore-rider), Riccardo Tabilio con la partecipazione di alcuni artisti guest star, uno per ogni serata: Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Lodo Guenzi, Francesca Pennini, Marco D’Agostin. Al rider il compito di consegnare un dono di Natale a un destinatario scelto dall’ospite. 
“Questo spettacolo è nato in un’altra versione che si chiamava Consegna, in cui noi andavamo a casa di un singolo spettatore per volta e lo spettacolo si svolgeva in una chiamata Zoom, con il corriere che arrivava a casa dello spettatore e suonava il campanello. Poi abbiamo deciso, grazie a Elena Di Gioia di Agorà, di coinvolgere non solo chi riceve il pacco a casa ma un pubblico più vasto, che si può collegare da ogni dove. A questo punto abbiamo dovuto riscrivere tutta la trama daccapo”, racconta Nicola Borghesi. “L’esperienza del coprifuoco che stiamo vivendo è simile a un sogno da svegli, angosciante e significativo, c’è qualcosa di terribile e inquietante nelle strade vuote di notte, c’è un segreto, ma sotto sotto anche qualcosa di bello. Mancano le persone, che danno un senso a una città. Un bosco senza persone riusciamo a immaginarlo, una città no. L’ambiente urbano si svela come una distesa di idrocarburi, di gas più o meno nocivi. È una visione magica”. Una drammaturgia, quindi, che parla di un attraversamento notturno in una realtà da sogno. E il capitalismo. “Per fare uno spettacolo devo travestirmi da un individuo che fa girare le merci. Il coprifuoco è fondato sul fatto che possono girare le merci e non le persone. L’economia permea tutto e vince sull’essere umano”. E conclude: “Riflettiamo molto anche sul tema dei regali e su un aforisma di Theodor Adorno dal titolo Non si accettano cambi, che focalizza sul senso profondo del dono, sul fatto che gli uomini ne disapprendono l’arte. I regali sono basati sull’immaginazione della felicità dell’altro, mentre il più delle volte diventano un obbligo, come se fare un regalo fosse un calcolo. Oggi ci dicono che possiamo uscire ma a patto che consumiamo. E questo è terribile. Io vorrei uscire senza consumare. La priorità, invece, è far girare l’economia. Le  esperienze che facciamo per noi stessi e per gli altri sono le più belle. Oggi il divieto dello scambio umano è accompagnato da un incoraggiamento allo scambio economico. Ed è proprio questo modello produttivo che ha portato secondo molti scienziati al salto di specie e a varie altre storture dell’ambiente. Noi siamo rinchiusi per un problema nato dal nostro modello economico e l’unica soluzione è salvaguardare solo quella parte del modello economico per crescere senza fermarsi mai. Mi sembra un controsenso lampante”.
 

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