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I trenta giorni di guerra che hanno cambiato il mondo

23/03/2022  Lanciata il 24 febbraio, l'aggressione della Russia contro l'Ucraina ha subito un rallentamento, ma non si fermano gli attacchi contro la popolazione civile. I rifugiati sono milioni, intanto la diplomazia arranca. Biden è in Europa per tenere coesi gli alleati

Lanciata il 24 febbraio con l’obiettivo, annunciato da Putin, di “demilitarizzare e denazificare” l’Ucraina, quella che doveva essere una veloce guerra di annientamento e conquista sta subendo un brutale rallentamento. “Una vera e propria stagnazione, mascherata dalla tempesta di fuoco proiettata sui civili”, scrive Le Monde.

I russi finora hanno conquistato soltanto la città sud orientale di Kherson, dove però la popolazione locale organizza manifestazioni di protesta contro gli invasori, represse con durezza dagli occupanti russi.  La città più martoriata è Mariupol. Distante 55 chilometri dal confine con la Russia e 85 chilometri da Donetsk, se conquistata permetterebbe all'esercito russo di garantire la continuità territoriale con la  Crimea annessa nel 2014. L’assedio  della città è stato documentato da una squadra di giornalisti dell’agenzia Associated Press. “Circa un quarto dei 430.000 residenti di Mariupol è andata via nei primi giorni di guerra, mentre ancora potevano. Ma poche persone credevano che una guerra fosse in arrivo, e quando si sono resi conto del loro errore, era troppo tardi”, hanno raccontato gli inviati della AP. La città ha subito enormi distruzioni. “A Mariupol non c’è più niente, solo rovine. Immaginate una Genova completamente bruciata dopo tre intere settimane di assedio, di bombardamenti, di spari che non smettono neanche un minuto. Immaginate la vostra Genova dalla quale scappano le persone a piedi con le macchine, con i pullman, per arrivare dove è più sicuro”, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo video messaggio trasmesso al Parlamento italiano martedì 22 marzo. Un’altra città presa di mira dai colpi di artiglieria dei russi è Kharkiv. A sud resiste il porto strategico di Odessa, così come resiste la capitale Kyiv. “La battaglia per l’Ucraina è diventata una battaglia per le sue grandi città”, scrive il Financial Times. Finora si è combattuto nei dintorni della capitale, che tuttavia è stata colpita dall’artiglieria russa anche nelle zone centrali, dove è stato preso di mira un centro commerciale. Kyiv è grande come otto volte Parigi e ha una rete sotterranea estesa per 60 chilometri. Per i russi non è una preda facile.

L’esercito russo è chiaramente in difficoltà, i caduti sono già  migliaia (forse 10 mila)  ed è significativo che in un mese di guerra siano già morti sul campo ben cinque generali russi. “È probabilmente il più alto tasso di vittime tra gli ufficiali generali dell'esercito russo dalla seconda guerra mondiale”, scrive la rivista Foreign Policy. Secondo diversi esperti, le difficoltà di comunicazione e di logistica dell’esercito russo richiedono la presenza in prima linea degli alti ufficiali e questo li rende più vulnerabili.

 

LA CRISI UMANITARIA- “La guerra in Ucraina è così devastante che 10 milioni di ucraini sono fuggiti, sia sfollati all’interno del paese, sia come rifugiati all’estero”, scrive su Twitter Filippo Grandi, Alto Commissario di UNHCR, l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati. Gli ucraini sono fuggiti in treno e in auto verso la Polonia, la Moldavia, la Romania, la Slovacchia e l’Ungheria. Non sempre i corridoi umanitari hanno funzionato e in molti casi è stato aperto il fuoco contro le persone in fuga. Per garantire l’accoglienza dei rifugiati, l’Unione Europea ha applicato per la prima volta una direttiva per la protezione temporanea dei rifugiati. L’Italia fa la sua parte. Secondo i dati del 22 marzo del Ministero dell’Interno, “le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte sino ad oggi in Italia sono 61.493. Di queste, 31.502 sono donne, 5.400 uomini e 24.591 minori. Le città di destinazione dichiarate all'ingresso nel nostro Paese continuano ad essere Milano, Roma, Napoli e Bologna”. È imponente la rete di solidarietà attivata da varie associazioni in tutte le regioni italiane.

 

LA DIPLOMAZIA- Una soluzione diplomatica della guerra sembra a ancora lontana. Ci sono stati incontri fra delegazioni di Russia e Ucraina, ma senza risultati significativi. Il presidente francese Macron tiene aperte le comunicazioni con Putin e le telefonate fra i due sono frequenti, ma non si vedono risultati tangibili. Finora la Russia ha posto all’Ucraina condizioni inaccettabili per il cessate il fuoco. Zelensky ha ripetuto che serve un incontro fra lui e Putin, ma al momento questa soluzione non sembra praticabile. Zelensky intanto spera in una mediazione del Papa. “"Il ruolo di mediazione della Santa Sede nel porre fine alla sofferenza umana sarebbe accolto con favore”, ha detto in una telefonata con Papa Francesco.

 

QUI WASHINGTON- A un mese dall’inizio della guerra il presidente degli Stati Unti Joe Biden arriva in Europa con tre appuntamenti in agenda: un vertice della NATO, un vertice dell’Unione Europea e un viaggio in Polonia. Biden vuole preservare la coesione degli alleati di fronte alla Russia. Finora Biden ha insistito sulla politica delle sanzioni, ribadendo che non è previsto alcun intervento militare sul campo di battaglia. I militari americani in Europa sono passati da 80 mila a 100 mila, ma la Nato, a parte la consegna di armi agli ucraini,  gioca in difesa per evitare l’estensione del conflitto, che diventerebbe una terza guerra mondiale con migliaia di armi nucleari negli arsenali. Durante la visita di Biden in Europa sarà deciso un ulteriore pacchetto di sanzioni nei confronti di Mosca.

 

QUI MOSCA- Dall’inizio della guerra, Putin ha blindato sempre di più la Russia, stringendo il bavaglio che già soffocava l’informazione e il dissenso. Per i media ufficiali in Ucraina non c’è una guerra, ma solo “un’operazione militare speciale”. L’informazione è super controllata e ha destato scalpore il gesto di protesta della giornalista televisiva Marina Ovsyannikova, che ha mostrato un cartello con slogan contro la guerra durante il principale telegiornale della sera. Migliaia di persone sono state arrestate e il giro di vite contro il dissenso non risparmia lo storico oppositore Alexei Navalny. Già in carcere, Navalny ha ricevuto un'ulteriore condanna a 9 anni di detenzione in una colonia penale per frode.

 

PER APPROFONDIRE- Ucraina. Una ferita al cuore dell’Europa è un ebook della rivista Il Mulino che ospita vari contributi per comprendere il conflitto. Questo volume inaugura la collana Plurali, e-book della Rivista il Mulino sui grandi temi del presente.

Adelphi ha ripubblicato in edizione tascabile  La Russia di Putin, il saggio della giornalista Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006. Inviata speciale della "Novaja gazeta", famosa per i suoi coraggiosi reportage sulle violazioni dei diritti umani in Russia, la Politkovskaja ci svela, in pagine ben documentate e drammatiche, il vero volto di Putin. Un libro che resta attualissimo anche a vent’anni dalla pubblicazione.

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