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martedì 28 giugno 2022
 
Iniziative
 

Una Cattedra dell'accoglienza per nutrire i carismi della carità e della fratellanza

12/03/2022  Grazie all'intuizione della Fraterna Domus e del Cnca, a Sacrofano, si riflette su una collaborazione accademica con la Lateranense. A benedire l'iniziativa il cardinale di Stato Pietro Parolin

«L’accoglienza è una dimensione costitutiva dell’essere umano e dell’essere cristiano, per questo va rimessa al centro e va fatta diventare patrimonio comune». Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano guida la giornata organizzata dalla Fraterna Domus a Sacrofano, nella diocesi di Civita Castellana guidata da monsignor Romano Rossi. Seguendo il carisma del fondatore, don Francesco Bisinella, l’attuale presidente sorella Milena Pizziolo spiega l’intuizione di una Cattedra dell’accoglienza che possa essere istituita presso una Pontificia università. «Abbiamo già avviato una serie di colloqui in questo senso con il Rettore della Pontificia Università Lateranense», sottolinea, «nella consapevolezza che sia essenziale un apporto accademico e scientifico autorevole, che assicuri fedeltà alla dottrina sociale e allo stesso tempo duttilità per comprendere e inglobare tutte le suggestioni che arrivano da coloro che a diverso titolo sono impegnati nell’accoglienza».

Alla proposta hanno già risposto il Cnca, ente promotore insieme con le sorelle della Fraterna Domus, la comunità di Sant’Egidio, il centro Astalli, la Comunità Papa Giovanni XXIII, la cooperativa Auxilium, e i Missionari Vincenziani, il Cism. Ma, all’incontro di riflessione sono presenti in tanti, fra questi anche l’Azione cattolica e Migrantes, la Caritas italiana e le suore poverelle di Bergamo, gli scalabriniani, l’Istituto Tevere e Religions for peace.

«Mi auguro»,  dice nelle conclusioni il cardinale Parolin, «che il condizionale, per questa Cattedra a servizio dell’accoglienza, diventi presto indicativo». E indica le piste su cui lavorare: «Che sia una offerta formativa interdisciplinare, ecumenica e interreligiosa, disponibile a ricevere dalle persone». E ancora, «che ci sia un interscambio e un lavoro in rete e, dunque, che sia una occasione per valorizzare le peculiarità di ciascuno». Infine che «ci sia la disponibilità a fare comunione tra di noi, a mettersi insieme».

Ringrazia il Signore, «per tutto il bene che c’è». E non solo per quanto riguarda l’emergenza. Alla Fraterna Domus, presenti alla preghiera per la pace in Ucraina e nel mondo, ci sono diverse mamme con bambini appena fuggiti dall’ultimo teatro di guerra. Ma si guarda anche all’accoglienza di chi fugge da altre situazioni di difficoltà, dei senza dimora, dei disabili mentali, dei pellegrini e delle persone vulnerabili. «L’accoglienza passiva e attiva», dice ancora Parolin, «è ciò che rende umano il nostro vivere nel mondo. Per questo la proposta di una Cattedra dell’accoglienza legata alla Lateranense è apprezzata: è coerente con le attuali caratteristiche della situazione umana ed ecclesiale in cui ci troviamo». Il segretario di Stato parla di una «regressione identitaria che pensavamo superata», di una «forte pressione verso uno stile sempre più individualista del vivere che spinge le persone in condizione di isolamento», di una «accresciuta interdipendenza che, però, in una società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non fratelli», di una «cultura dell’autorealizzazione per cui il successo personale si persegue anche sacrificando legami e relazioni», di una «crescita della solitudine». Non cita espressamente l’Ucraina ma ricorda che «quello che abbiamo davanti agli occhi è una tragica conferma delle parole che il Papa scriveva nella Fratelli tutti: “Per decenni è sembrato che il mondo avesse imparato da tante guerre e fallimenti e si dirigesse lentamente verso varie forme di integrazione. Ma la storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali».

Di fronte a questi scenari è essenziale riprendere il concetto di «ospitalità come accoglienza dello straniero e protezione del vulnerabile», ed è essenziale alimentare carismi e buone intuizioni. «Siamo pronti a rispondere a questo bisogno e a metterci a servizio di questa esigenza», dice don Paolo Asolan, preside dell’Istituto pastorale della Lateranense. Non si tratterà di un nuovo corso da aggiungere ai tanti che già i diversi enti, associazioni, gruppi fanno, «non», dice ancora suor Milena, «di una cattedra che si chiuda nel recinto accademico ma che nasca dal bisogno, verificato sul campo, di fondamenti teologici e filosofici dell’azione, oltre che di una comprensione delle loro implicazioni nel contesto globalizzato in cui viviamo». Un «dono per la Chiesa», «un presidio appassionato», lo definisce il cardinale Parolin, per nutrire quei carismi di carità e fraternità che sono «una vera benedizione per tutti. Dentro e fuori la Chiesa».

 
 
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