Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
domenica 26 maggio 2024
 
integrazione
 

«Il Ramadan? Noi della scuola del parco Trotter lo gestiamo così»

21/03/2024  Ecco come Francesco Muraro, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Cappelli di Milano, una delle scuole più multietniche della città, guida i suoi 1250 alunni e le 40 nazionalità presenti. E sul caso del collega di Pioltello commenta...

Lo incontriamo nel suo ufficio, l’unica casetta del parco Trotter che non affaccia sul ring che collega tutti i padiglioni della scuola cosiddetta anche Del sole. Cent’anni e passa di storia, l’Istituto comprensivo intitolato a Francesco Cappelli - dirigente ed educatore d’eccezione - nasce agli inizi del ‘900 per curare le fragilità respiratorie dei suoi alunni grazie ai mille e passa ettari di verde in cui è immersa, al solarium e alle piscine. Nel tempo cambia forma e prende quella delle nuove urgenze del territorio quindi i bisogni speciali, la cura dell'ambiente, la didattica all’aperto e i figli delle migrazioni.

«All’interno della scuola sono più di 40 le nazionalità rappresentate in numero cospicuo» ci racconta il dirigente scolastico Francesco Muraro. «Ecco perché la compresenza di tutte queste culture ci sfida ogni giorno, ormai da anni, a trovare soluzioni nel rispetto di tutti». Al Trotter, cosiddetto dagli milanesi che identificano la scuola nel suo parco, infatti, «la nazionalità più rappresentata è quella degli egiziani che superano numericamente i filippini, a seguire i cinesi, i bengalesi, i peruviani. In un crogiolo di culture e tradizioni dove i musulmani sono la maggioranza relativa rispetto alle altre religioni, non dei cattolici perché i nativi italiani sono il 35 per cento degli alunni».

Insomma, fare i conti nella Scuola del Sole richiede un’abilità particolare: saper leggere tra i numeri perché, se i bambini nativi italiani sono, tradotto, tre su dieci il resto della classe è il mondo. Un aspetto che caratterizza la didattica, le riflessioni per la composizione delle classi stesse, ma anche la gestione delle relazioni, del tempo e della quotidianità di 1250 bambini. «È decisivo leggere il contesto. È chiaro che ci sono scuole, penso alla Calasanzio in zona San Siro, dove la componente di alunni con background migratorio è altissima, ma anche qui le scelte che facciamo come istituto le caliamo sul contesto». Quest’anno per esempio si è reso necessario modificare il modulo di adesione al Ramadan per la gestione del pasto dei bambini a scuola. «Sono 105 gli alunni che hanno dichiarato - attraverso il modulo compilato dai genitori - di aderire al Ramadan. Dove i numeri crescono in base all’età degli alunni quindi non ci sono bambini di prima e seconda primaria, si parte dalle terze e sale in quarta quinta e alla secondaria di primo grado». 

Francesco Muraro, dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo Francesco Cappelli di Milano
Francesco Muraro, dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo Francesco Cappelli di Milano

Una scelta libera da parte delle famiglie, ma che viene accompagnata dal dirigente. «Noi incontriamo le famiglie e ragioniamo con loro sulle scelte che fanno per i figli. Alla primaria tenere un bambino senza mangiare né bere per otto ore è davvero tanto ed ecco perché è stato necessario quest’anno esplicitare nel documento una manleva rispetto alla gestione dell’alunno da parte della scuola. Ma bisogna sempre incontrare e dialogare con la famiglia; metterli davanti a un’assunzione di responsabilità rispetto a dei precetti che non sono previsti nemmeno dalla loro religione. Approfondire ed ecco perché, prima di intavolare una discussione con loro, ci siamo confrontati anche con l’Imam di via Padova. Non c’è precetto che tenga fino a una certa età. Mamme e papà allora mi rispondono “ma sono loro che vogliono provare”, come fosse una prova di forza per fare vedere che stanno diventando grandi».

Insomma, Muraro non fa «editti» ma dialoga. «Noi abbiamo una tale fattispecie di situazioni - mamme che li prendono alle 12.30 e li riportano due ore dopo, ma anche famiglie che non possono farlo e allora io che rappresento una scuola pubblica non ti posso imporre di ritirare tuo figlio che aderisce al Ramadan ma solo darti la possibilità di farlo». Fattispecie, per altro, di tanti tipi: «i testimoni di Geova che non mandano i figli in gita, i fondamentalisti islamici che non vogliono che durante l’ora di arte i figli disegnino corpi umani, alcuni alunni cinesi che la sera lavorano nei ristoranti dei genitori e di mattina dormono sui banchi. La scuola davanti a questa ricca umanità l’unica cosa che può fare è tenere la barra dritta: essere laica e pluralista, tenendo insieme tutte le diversità senza evidenziarle, ma gestendole. In collegio docenti dico sempre che i capisaldi sono: tutela del minore, tutela della responsabilità della scuola verso il minore e tutela delle diversità nella scuola».  

Poi c’è l’autonomia scolastica che è tutta un’altra storia. «È così che nasce la scelta del collega di Pioltello di chiudere il 10 aprile per il Ramadan, per altro votata all’unanimità dal Consiglio d’Istituto, nei tempi e nei modi giusti. E aveva, a mio parere, tutte le gambe per stare in piedi. Il collega ha fatto un ragionamento affine al mio, ovvero laico “quel giorno la scuola è mezza vuota la teniamo chiusa”. La Regione Lombardia ci dà un calendario standard, ma poi noi in virtù dell’autonomia scolastica possiamo mettere 2-3 giorni di chiusura a scelta, cosiddetti di “adattamento scolastico”. Che ognuno gestisce come ritiene opportuno». 

Quella di Pioltello, per Muraro insomma, «è stata una scelta di lettura del contesto. Per noi non è mai stata una opzione, invece, ma l’abbiamo discussa certo. Diversamente, sennò, avremmo dovuto fare il Capodanno cinese e via per tutte le altre ricorrenze di 40 nazionalità». 

Prima di salutarci gli chiediamo un commento all’obiezione che il calendario scolastico è cattolico. Muraro sorride: «Mi sembra che semplicemente prenda atto che la realtà della nostra composizione sociale, al di là che tu creda o meno, è quella di un Paese cattolico e ha delle norme che discendono dal Concordato, l’accordo ormai quasi centenario tra Repubblica e Vaticano. Ma soprattutto, mi sentirei di dire, Natale e Pasqua sono festa anche per le famiglie non credenti, momenti di riunione di famiglia e vacanza. Essere laici davvero significa prendere atto di dove stai! E noi siamo immersi in un contesto dove la maggioranza delle persone ancora fa riferimento alla Chiesa cattolica». E aggiunge «Solo una società che rispetta riti e rituali a prescindere dall’orientamento religioso può accogliere tutti». 

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo