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domenica 31 maggio 2020
 
scuola
 

«Io, insegnante, vicina ai bambini anche con il cuore»

15/05/2020  La testimonianza di una maestra della primaria sulla didattica a distanza: non solo lezioni ma anche sostegno agli alunni in questo momento difficile. E su "Famiglia Cristiana" in edicola e in parrocchia questa settimana una lunga inchiesta sulla scuola ai tempi della pandemia, con intervista al ministro Lucia Azzolina e i contributi di insegnanti, studenti, genitori e sindacalisti

La testimonianza di Antonella D'Aloisio, insegnante di  italiano, storia e geografia i due classi terze della scuola primaria di Osteria Nuova (Pesaro e Urbino) che ci racconta come sin dai primi giorni della chiusura delle scuole ha organizzato la didattica a distanza.

«Che bello che è stato il martedì di Carnevale di quest’anno, nella nostra scuola Primaria di Osteria Nuova. Con i colleghi e il personale ATA, alle 7:50 eravamo pronti ad accogliere i nostri bambini, coloratissimi, nei loro travestimenti, come noi d’altronde (non potevamo certo esimerci). Quella mattina non avevano gli occhi assonnati, tutt’altro: erano così eccitati che non smettevano di parlare, di spararci barzellette e indovinelli a bruciapelo, di spiegare il loro travestimento da super eroe ( a noi sconosciuto a causa del gap generazionale!). Con le mie classi terze avevamo preparato due recite da presentare a tutta la scuola e per farlo, nei giorni precedenti abbiamo costruito scenografie, ricercato costumi e provato fino allo sfinimento, affinché gli spettacoli andassero per il meglio. E così è stato. 
Alle 13:15 eravamo distrutti, tutti: maestre, bambini e personale ATA. Abbiamo consegnato i nostri alunni ai genitori raccomandando loro di farli riposare perché: “Domani abbiamo da lavorare”. E invece…
Ci siamo ritrovati catapultati in una situazione che mai avremmo potuto immaginare. Certo i sentori li avevamo avuti sentendo quello che già stava accadendo in Emilia Romagna, a due passi da noi, ma non eravamo pronti a tutto questo. Non eravamo pronti a non vedere più quotidianamente i nostri bambini. Dopo un primo momento di smarrimento la prima cosa che noi colleghi abbiamo deciso di fare è stato quello di rasserenare genitori e familiari, spiegando loro che comunque avremmo dato dei compiti, che ci saremmo organizzati in qualche modo. Ma questo bastava? Certo che no! Perché con il passare dei giorni quella semplice influenza era diventata pandemia e molti anziani, molti nonni, hanno iniziato ad ammalarsi, anche alcune mamme. La priorità non era più la didattica, “il programma”, ma tranquillizzare i nostri bambini che tutto sarebbe andato bene. Abbiamo perciò scritto loro una lettera parlando di un grande gioco da fare “Nascondino dalla pandemia”: l’obiettivo del gioco era nascondersi dal mostro verde e con le corna, rimanendo chiusi in casa, lavandosi spesso le mani, ma fondamentale era stare dentro casa con gioia, creando giochi con materiale riciclato, oppure facendo dolci, e poi perché no, inviare via mail foto e filmati alle maestre.  Quindi i nostri compiti sono stati “ricette da svolgere con la mamma”, “istruzioni per la costruzione di manufatti”, “ascolto della video lettura di un racconto fatta dalla maestra”, “istruzioni per la costruzione di giochi”. Tutti insieme poi saremmo usciti facendo “Tingolo libera tutti”, sconfiggendo il mostro verde e con le corna. Certo sapevamo che consegne del genere non erano lontane dai lavori che fino ad allora avevamo portato avanti nelle classi per la costruzione delle competenze, sapevamo quindi che i nostri alunni avrebbero potuto procedere in modo completamente autonomo (a parte la restituzione dei lavori via mail) e soprattutto, cosa per noi molto più importante, attività del genere li avrebbero tranquillizzati. Ma la scuola non avrebbe riaperto fino a fine anno e quando tutto il mondo della scuola ha preso coscienza di questo anche noi abbiamo deciso di attivarci come tutte le scuole italiane con la DAD. Settimanalmente abbiamo dato loro compiti da eseguire come ricette, istruzioni per la costruzione di manufatti e giochi, ascolto di video letture fatte dagli insegnanti. La promessa era che alla fine saremmo usciti tutti insieme facendo “Tana libera tutti”, vincendo così sul mostro. Certo è stata necessaria la mediazione dei genitori ma eravamo forti del fatto che consegne del genere si basavano su abilità e competenze interdisciplinari già allenate in classe, sapevamo quindi che i nostri alunni avrebbero potuto procedere in modo quasi autonomo e soprattutto, cosa per noi molto importante, attività del genere li avrebbero fatti stare bene. Ad esse abbiamo unito video esplicativi per alcuni esercizi e soprattutto video conferenze didattiche per mantenere il contatto con loro e tra loro. Quest’ultima cosa ci è parsa importantissima visto che i nostri alunni sono abituati a confrontarsi, nello svolgimento delle attività, in piccoli gruppi. “Il confronto tra pari costruisce le conoscenze”, ci siamo sempre detti e ora questo confronto rischiava di venire meno. Perciò anche la video lezione è stata impostata sempre in modo che si verificassero i lavori svolti ma ora in un grande gruppo. Siamo riusciti a portare avanti il progetto “Il porto e la gente di mare”, che avremmo dovuto svolgere con il Museo della marineria di Pesaro. La dottoressa Lucia De Nicolò, direttrice del museo, ci ha offerto la sua disponibilità per una videoconferenza, oltre a fornirci tanto materiale. In questi giorni con i colleghi, stiamo studiando come verificare gli apprendimenti, che nonostante la DAD ci sono stati. Il futuro? Noi tutti ci auspichiamo di riprendere presto le nostre attività in piena normalità, ma solo in situazione di sicurezza. I nostri bambini non sono nati per stare fermi, grazie a Dio, né per star lontani dai compagni e da noi. Amano toccare tutto ciò che c’è da scoprire. Dobbiamo chiedere loro di essere diversi? Difficile, dovrebbero rinascere diversi, e non ci piacerebbero».  

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