PHOTO
Prima l’omaggio all’Altare della patria, a Roma insieme con le altre maggiori cariche dello Stato. Poi l’arrivo a San Severino Marche, comune insignito della medaglia d’oro al valor civile nel 2022 dallo stesso Sergio Mattarella. Il capo dello Stato celebra l’81esimo anniversario della liberazione ricordando il sacrificio di militari, partigiani, civili, donne e sacerdoti che proprio qui, nelle Marche, si opposero all’occupazione nazifascista e ai loro collaboratori dopo l’8 settembre 1943. Un ruolo cruciale quello della regione che fu teatro di scontri e di resistenza. A dare man forte ai marchigiani anche le truppe polacche guidate dal generale Anders e del Corpo Italiano di Liberazione. Per questo le radici della Repubblica Italiana, nata 80 anni fa, sono collegate indissolubilmente alla lotta partigiana come movimento per libertà, democrazia e pace.
«A San Severino Marche», spiega il presidente della repubblica, «facciamo memoria del 25 aprile, data della Liberazione del nostro Paese. A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria».
Un amore che ha animato «i militari lasciati allo sbando, in assenza di ordini dopo l'8 settembre 1943. I giovani che fuggivano i bandi della sedicente Repubblica sociale italiana e che si unirono nelle formazioni partigiane. I contadini che venivano strappati alla terra per essere comandati a lavorare alla cosiddetta Linea Gotica, ultimo tentativo del Reich hitleriano di ritardare la disfatta. Le donne, le famiglie verso cui si scatenò, anche in queste contrade, una cieca violenza. I sacerdoti trucidati per rappresaglia, come don Enrico Pocognoni, Medaglia d'oro al Merito civile, parroco di Braccano di Matelica. I Carabinieri che dettero la vita, come il vice brigadiere Glorio Della Vecchia, Medaglia d'argento al valor militare, al quale fu intitolata la Caserma dei Carabinieri di San Severino e il maggior Pasquale Infèlisi, Medaglia di bronzo al valor militare, al quale è intitolata la Caserma della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise a Chieti».
Il monito arriva parlando nel teatro intitolato a Feronia. E Mattarella non manca di sottolineare che questo è quasi un’ispirazione perché Feronia è la « dea romana della fertilità e delle messi, nonché -carattere non secondario- dipinta come liberatrice dalle catene, protettrice dei liberti, gli schiavi liberati perché anche loro, come le messi, uscivano finalmente alla luce del sole. Una sorta di dea della libertà. Ė questo che celebriamo il 25 aprile: la festa di tutti gli italiani amanti della libertà». Una celebrazione che arriva «da una terra allora attraversata da una linea che divideva l'Italia, dall'Adriatico al Tirreno. Che divideva gli italiani. Una terra segnata dalle distruzioni della guerra. Da San Severino, intendiamo sottolineare -insieme al carattere della nostra ferma unità- la nostra determinazione nella difesa delle nostre libertà, la nostra convinta apertura a condividere, con gli altri popoli, i valori della giustizia e della pace».
«Gli avvenimenti in queste terre, con la decisiva avanzata delle truppe alleate, segnarono la ricongiunzione all'Italia libera delle province centro-settentrionali cadute sotto il dominio hitleriano con i suoi zelanti complici fascisti», sottolinea il Presidente. «Anche in questa regione, anche qui a San Severino, a Castel Raimondo, a Matelica, la Liberazione anticipò l'arrivo delle truppe alleate, nel luglio del 1944. Così come le Marche non furono esenti dall'esperienza di "zone libere", di centri amministrati dalle forze partigiane per periodi più o meno lunghi, "Repubbliche" modellate su principi inediti nella storia italiana, esempi embrionali di vita democratica», aggiunge.
Mattarella rende omaggio anche a Carlo Alberto Dalla Chiesa, a Enrico Mattei, a Sandro Pertini. «La Resistenza», infatti, «fu esperienza che ebbe a donare alla Repubblica personalità e classi dirigenti di spessore. Eminenti figure ebbero a compiere in queste terre scelte che, segnando la loro vita, avrebbero, nel contempo, segnato quella dell'Italia. Il sottotenente dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, che operò in quegli anni, a San Benedetto del Tronto e a Porto D'Ascoli. Un eroe della Repubblica. Enrico Mattei, protagonista dell'indipendenza economica e dello sviluppo nel dopoguerra della nuova Italia. La sua scelta avvenne proprio qui vicino, a Matelica, per entrare a far parte, successivamente, del Comando del Corpo Volontari della Libertà e, in questa qualità, sfilare, insieme ad altri comandanti, alla testa dei partigiani vittoriosi il 5 maggio 1945 a Milano».
E «nelle Marche, nell'entroterra maceratese, ebbe modo di operare Sandro Pertini, settimo presidente della nostra Repubblica, dopo la fuga dal carcere di Regina Coeli di Roma - compiuta insieme a Giuseppe Saragat, quinto presidente della Repubblica».





