Un lungo abbraccio che ha unito l'intera città, senza confini di provenienza o di credo. Nella cattedrale di Cristo Re, La Spezia ha dato l'addio ad Abanoud Youssef, lo studente dell'istituto professionale Einaudi Chiodo morto venerdì dopo essere stato accoltellato da un compagno mentre era a scuola. Una cerimonia composta, con una nutritissima rappresentanza di giovani che hanno voluto dare l'ultimo saluto al loro amico scomparso troppo presto.

Un momento del rito Cristiano copto per Youssef Abanoub, ucciso dal suo compagno Zouhair Atif, nella classe dell'istituto superiore Einaudi Chiodo. Le esequie sono celebrate in italiano e egiziano nel rito cristiano copto, nella Cattedrale di Cristo Re. La Spezia, 22 gennaio 2026. ANSA/LUCA ZENNARO
Un momento del rito Cristiano copto per Youssef Abanoub, ucciso dal suo compagno Zouhair Atif, nella classe dell'istituto superiore Einaudi Chiodo. Le esequie sono celebrate in italiano e egiziano nel rito cristiano copto, nella Cattedrale di Cristo Re. La Spezia, 22 gennaio 2026. ANSA/LUCA ZENNARO
Un momento del rito Cristiano copto per Aba Yousse nella Cattedrale di Cristo Re a La Spezia. (ANSA)

In centinaia si sono presentati alla funzione, celebrata con rito cristiano copto, con una rosa bianca e un'immagine di Aba – come tutti lo chiamavano - ritoccata con le ali, come a rappresentare in un modo più accettabile una tragedia incomprensibile e senza precedenti. Una fede che il giovane sentiva profondamente, tanto da essere diventato diacono.

Nel giorno del lutto cittadino hanno voluto esserci tutti: istituzioni, forze dell'ordine, mondo della scuola, tanti cittadini e soprattutto i coetanei del ragazzo. Erano loro a gremire in maggioranza la cattedrale, in lacrime, pronti a sostenersi e a trovare un senso alla morte di un amico ucciso per una foto capace di scatenare una gelosia insana e illogica. Un silenzio rotto solo dallo strazio della famiglia del giovane e dai soccorsi per alcune amiche che hanno accusato un malore. Aba, 18enne di origini egiziane, ha unito la città: due ore dopo il minuto di silenzio osservato in sua memoria nelle scuole, la sua bara bianca su cui erano adagiati fiori dello stesso colore ha lasciato l’obitorio dell’ospedale Sant’Andrea – tempestato di cartelloni scritti dagli amici del giovane - accompagnato da una lunga processione, mentre le saracinesche dei negozi venivano abbassate in segno di cordoglio.

Durante la celebrazione di rito copto, officiata in italiano e in arabo, è intervenuto il vescovo della diocesi della Spezia, Sarzana e Brugnato monsignor Luigi Ernesto Palletti, che ha ricordato in questo momento di profondo dolore il suo incontro con il ragazzo e, nel giorno del silenzio, sottolineato che «la parola di Dio ci conduce oltre: non alla fine, ma alla vita eterna». Ha parlato anche il cugino di Aba, Kiru Attia. «In questo momento doloroso – ha detto – ringrazio chi ci ha fatto sentire la propria vicinanza», citando istituzioni e forze dell’ordine, per le quali ha avuto un pensiero di particolare riguardo, lo stato e il governo.

Non ha avuto invece parole per la scuola, messa sotto accusa da una parte degli studenti e della famiglia nei giorni scorsi, ma l’istituto Einaudi—Chiodo, realtà multietnica che dà e ha dato un futuro a tanti giovani arrivati da lontano, ha voluto accompagnare il suo studente in questo ultimo viaggio non solo con gli alunni, ma anche con la dirigente Gessica Caniparoli, la vice, i professori, e l’ex preside Emilio Di Felice. Alla fine della cerimonia è stato il momento del commiato: abbracci, lacrime, ma anche consolazione. C’è chi ha fatto esplodere fuochi d’artificio, chi ha applaudito, chi ha liberato palloncini bianchi e azzurri. Due li hanno attaccati alla ringhiera della cattedrale. C’era scritto «Aba vive. X sempre».