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Mentre il Paese era impegnato a dibattere in maniera ideologica sulle questioni della “Famiglia del bosco”, nel silenzio di una qualsiasi giornata parlamentare l’11 marzo scorso è stato approvato in Senato il Ddl n. 1694 sulla "Tutela dei minori in affidamento”.
Per il sistema italiano degli Affidi non è cosa da poco, quindi è importante comprendere bene il contenuto di questo testo e gli effetti che genererà su un istituto che ad oggi permette ai circa 30mila bambini e adolescenti (dati dell’Autorità Garante per l’infanzia e per l’adolescenza) con genitori temporaneamente non idonei (lo 0,2% su 9 milioni di minori in Italia) di vivere comunque presso famiglie o comunità familiari.
Ebbene, il nuovo Ddl - fortemente voluto dalla ministra per la Famiglia Eugenia Roccella e dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio - istituisce due nuovi Registri: il Registro nazionale delle famiglie affidatarie e delle comunità di tipo familiare e un Registro degli istituti di assistenza pubblici e privati. Questi raccoglieranno su base provinciale tutte le informazioni in merito al numero dei minori collocati fuori dalle famiglie di origine, alle motivazioni che hanno portato ai provvedimenti di protezione, alla durata dei “progetti” di recupero, e alla tipologia delle realtà che accolgono i bambini, siano esse famiglie affidatarie, comunità familiari o istituti di assistenza.
Non solo. Il Ddl 1694/26 istituisce anche un Osservatorio nazionale sugli istituti di assistenza pubblici e privati e sulle comunità di tipo familiare e sulle famiglie affidatarie, un organo di vigilanza che avrà lo scopo di analizzare tutte le informazioni pervenute ai Registri e di segnalare alle autorità competenti eventuali “collocamenti impropri” disponendo anche ispezioni e controlli, oltre che una rapporto annuale alle Camere.
Un monitoraggio sull’Affido, in realtà, era da tempo necessario (e auspicato). L’istituto dell’Affidamento familiare, infatti, è nato più di 40 anni fa (con la L. 184/1983 e successiva L. 149/2001) per “collocare il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo” presso una famiglia o una comunità familiare in attesa che si ristabiliscano le condizioni per il ricongiungimento con i genitori. La durata massima di tali progetti di collocamento è indicata dalla legge in 2 anni, rinnovabili per altri 2.
Col tempo, però, un numero sempre maggiore di "progetti" non è stato verificato in modo stringente dai servizi sociali e dai Tribunali e, in assenza di un adeguato recupero dei comportamenti da parte dei genitori, molti bambini sono rimasti presso le famiglie affidatarie o nelle comunità familiari “sine die”, senza che venisse mai avviato un processo di adozione (ex art. 44 L. 184/83). Una prassi assai negativa per tutti i protagonisti coinvolti: in primis per i minori, cresciuti fino a 18 anni e più senza essere mai legittimamente “figli” all’interno delle famiglie affidatarie (con conseguenze impattanti sui documenti, sulle decisioni di ordine sanitario e sulla possibilità di viaggiare all’estero), e poi anche per i genitori - affidatari e di origine - incapaci di sostenere situazioni ibride così a lungo. Dare ordine in queste derive con un monitoraggio costante, restituendo ai bambini in affido il diritto a una famiglia legittima e adeguata (auspicabilmente quella di origine, o al bisogno quella affidataria trasformata in adottiva) non può che essere positivo.
Il timore, tuttavia, è che lo scopo dei Ministri Roccella e Nordio (e con loro di tutta la maggioranza, l’unica a favore di questo Disegno di legge) sia diverso da questo. Durante la sua relazione in Aula, la senatrice Erika Stefani (Lega) ha dichiarato che “si tratta di un provvedimento che persegue il principio del Superiore interesse del minore, di garantire il diritto dei minori a vivere e crescere all'interno delle proprie famiglie di origine». La finalità del Registro quindi è «di monitorare che vi siano le condizioni per il ricorso all'affido per evitare che si creino delle situazioni di collocamento improprio». Non si parla dunque di “correzione” di alcune prassi che snaturano l’affido temporaneo, ma di istituzione di un organo di vigilanza per un sistema che colloca “impropriamente” i bambini fuori dalle famiglie e poi non li fa rientrare. Un’affermazione che sconfessa il lavoro di protezione fatto dai Tribunali per i Minorenni su bambini oggetto di maltrattamento, trascuratezza e abuso in famiglia. E che, anziché puntare a un miglioramento dell’Affidamento familiare sembrerebbe sottintendere la volontà di sopprimerlo, non certo nel Superiore interesse dei minori del nostro Paese.









