PHOTO
Le relazioni familiari, che quotidianamente ci fanno gioire ma non mancano di metterci alla prova, necessitano di essere “maneggiate con cautela”. Meglio, con cura, pena il mandare in frantumi quanto di più delicato e prezioso ci passi ogni giorno fra le mani. «Le relazioni che vengono trascurate rischiano di rompersi o di far soffrire, ma anche le relazioni che “funzionano” sono faticose e complesse», dice Anna Bertoni, psicologa e professoressa associata di Psicologia sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Come fare allora per preservare e sostenere un bene tanto importante? Un’équipe del Centro di Ateneo Studi e Ricerche per la Famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, di cui la stessa Bertoni fa parte come membro del board, ha messo a punto il metodo dei Percorsi di Enrichment Familiare (PEF®), rivolto a quanti vogliono investire e arricchire la relazione di coppia o con i figli.


Professoressa Bertoni, cosa sono i Percorsi di Enrichment Familiare?
«Si tratta di un intervento rivolto a coppie e genitori che vogliono dedicare del tempo alla loro relazione di coppia o a quella con i figli, perché queste relazioni possano migliorare e per poter essere “la migliore versione di sé” in queste relazioni. La sperimentazione è nata ormai una ventina d’anni fa grazie al lavoro di un’équipe del Centro di Ateneo Studi e Ricerche per la Famiglia: crediamo che ogni relazione familiare meriti uno spazio professionale in cui le persone possano essere accompagnate a prendersi cura di sé e dei propri legami perché questi possano mantenersi nel tempo in modo soddisfacente e generativo per le persone coinvolte».
Come sono strutturati?
«Si lavoro in un’ottica preventiva, proprio per prevenire esiti e derive distruttive e dolorose dei legami su cui lavorano, come la separazione per fare un esempio. I percorsi sono fondati su un metodo preciso, il Metodo PEF® appunto: si lavora in gruppo focalizzandosi sulle relazioni familiari, sia per affinare le competenze necessarie a promuoverle – come quelle comunicative, di gestione del conflitto, di fronteggiamento dello stress – sia per essere più consapevoli di “chi si è” quando si appartiene a una relazione, focalizzando ad esempio le differenze tra ruolo di partner e ruolo di genitore e la relazione con le famiglie di origine e con il contesto sociale. Il metodo è stato declinato anche nel mondo professionale, ad esempio nei contesti sanitari e aziendali».
Quali risultati avete riscontrato negli anni?
«I primi risultati sono molto incoraggianti perché hanno evidenziato che non solo migliorano le competenze, ma le persone che partecipano ai Percorsi hanno una comprensione più chiara della realtà familiare e sociale che abitano, migliorano la visione di sé (si sentono partner migliori o genitori migliori), intravvedono nuove risorse dentro e fuori la famiglia e riescono ad avere anche una visione migliore dell’altro partner come genitore. Questo ultimo è un risultato che riteniamo molto importante perché avere una “visione migliore” dell’altro come genitore è legato al riconoscimento e allo spazio che si dà all’altro come genitore nella relazione con i figli - cosa non scontata - e questo è fondamentale per il benessere dei figli».
Quali professionisti guidano i Percorsi?
«Ogni gruppo è condotto da due formatori accreditati presso l’Università Cattolica, il metodo richiede infatti una formazione specifica. A maggio partirà la decima edizione del corso formatori. Il riferimento base è poi il manuale I percorsi di enrichment familiare (Vita e Pensiero, 2025), pubblicato a vent’anni dal primo manuale Riconoscersi genitori di Raffaella Iafrate e Rosa Rosnati (Erickson, 2007)».
Da circa un anno i PEF® sono stati proposti anche ai dipendenti e ai docenti dell’Università Cattolica. Come è stata accolta la proposta?
«La prima edizione sperimentale del 2024 è stata accolta con grande successo. Hanno partecipato sia docenti che personale tecnico amministrativo, in qualità di genitori di figli piccoli o adolescenti. A Milano è stata proposta anche una formazione breve per i docenti e il personale tecnico amministrativo in qualità di caregiver. La formazione breve per i caregiver in un giorno ha saturato le iscrizioni. L’anno dopo i Percorsi sono stati proposti anche nelle sedi di Piacenza, Brescia e Roma, sempre con esiti positivi».
Prevedete di estendere ulteriormente la proposta?
«Proprio ora sta partendo seconda edizione rivolta ai dipendenti e ai docenti delle sedi di Milano, Brescia e Piacenza sia come genitori che come caregiver. Dopo la fase di sperimentazione, questa edizione è diventata ormai un intervento a strutturale per l’Ateneo. Siamo molto contente per il riconoscimento che è stato dato dall’Ateneo a questa forma di formazione altamente innovativa, cosa che rimarca sia la qualità che l’efficacia dell’intervento stesso nonché il bisogno di ogni singolo professionista del nostro Ateneo di essere considerato non solo in qualità di lavoratore o lavoratrice ma anche come persona appartenente a relazioni familiari cariche di sfide e bisogni».




