di Francesca D’Angelo - foto di Stefania Casellato

 

La prima cosa che fa è togliere l’aureola a Pietro e Paolo. Due pagine dopo, ribattezza gli apostoli «i primi laici della storia», e la loro comunità come un gruppo «di fricchettoni del primo secolo». Nel suo nuovo libro Il Dio Nuovo – storia dei primi cristiani che portarono Gesù a Roma (Rizzoli editore), Alessandro Sortino racconta il cristianesimo delle origini con un graffio da iena. All’idillio preferisce il disvelamento dell’umanità – anche quando è fragile, sbagliata, storpia – e la sua ricostruzione è così concreta che il racconto delle prime testimonianze cristiane si intreccia con quello dei luoghi e dei monumenti in cui è avvenuta. La maggior parte è ancora visitabile, a Roma e Gerusalemme. Perché è così che deve essere, per Sortino, la fede: «Gesù ha fatto tutta questa fatica per scendere sulla Terra e noi invece non facciamo altro che ributtarlo, appena possibile, in cielo...».

Invece, secondo Sortino, «l’accento va dunque posto non sull’eccezionalità degli apostoli, ma sull’eccezionalità della verità della loro storia: il loro essere uomini, persone come noi. Pietro e Paolo per esempio erano un disastro ed è un bene che non siano stati invece dei superuomini, altrimenti ci sembrerebbe impossibile seguire le loro orme».

Continua….

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