Secondo i dati rilasciati nel 2023 da un Osservatorio ABA e ISTAT, sono circa 3 milioni gli italiani che soffrono di disturbi alimentari e in seguito alla pandemia l’incidenza è salita del 30%, interessando soprattutto i più giovani a causa dell’isolamento prolungato e delle ridotte occasioni sociali. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, rispetto alle diagnosi più frequenti, viene segnalata l’anoressia che colpisce circa il 42,3% dei casi.

Per aiutare chi ne soffre e, in generale, chi convive con disturbi alimentari è importante per i familiari riconoscere i primi sintomi, il cui inizio è silenzioso.

Non è semplice riconoscere l’esordio di un disturbo alimentare, la nostra cultura normalizza e spesso incentiva moltissimi comportamenti distorti nei confronti di cibo, peso e corpo. Quali sono i campanelli d’allarme?  

Aurora Caporossi, 25 anni, romana, con un passato di anoressia nervosa e fondatrice di Animenta, un’associazione con la quale ha scelto di aiutare i giovani che combattono questa battaglia, ha stilato un vademecum.  L'ha aiutata la Dottoressa Giulia Graziano, dietista specializzata nel trattamento dei disturbi alimentari, parte del team di volontari di Animenta.

 


1.Cambiamento graduale o improvviso delle abitudini alimentari in termini di quantità o di scelta di alcuni cibi.
La cultura della dieta e la moda del fitness e del mangiar sano, spesso, possono diventare una giustificazione nel ridurre quantità e scelta degli alimenti. Il confine è molto sottile, ma non va sottovalutato. La dieta, intesa quale regime alimentare restrittivo, è considerata uno dei fattori di rischio per lo sviluppo dei disturbi dell’alimentazione. Per questo chi inizia a seguire diete senza stretto controllo di uno specialista si espone a rischi.

2. Frequente utilizzo del bagno dopo il pasto

Questo accade in particolare nel caso della bulimia nervosa, disturbo alimentare che si caratterizza per dei meccanismi di compenso che si mettono in atto dopo un’abbuffata.

3. Aumento nella quantità e nell’intensità dell’attività fisica

Le persone che soffrono di un disturbo alimentare iniziano a praticare attività fisica, spinte dall’ossessione di compensare quanto introdotto con il cibo, anche quando sono stanche o infortunate. L'esercizio diventa una priorità assoluta, totalizzante, che si sovrappone ad altre attività o responsabilità quotidiane. In particolare, per chi soffre di DCA, l’allenamento è legato a  un profondo senso di colpa e di vergogna per se stesso, come se non allenandosi si facesse qualcosa di sbagliato o si venisse meno a un dovere.

4. Modifiche dell’umore, soprattutto prima, durante e dopo il pasto.

Il cambiamento non riguarda solo i comportamenti legati agli aspetti alimentari; si può assistere infatti alla comparsa di reazioni impulsive, maggiore irritabilità, ansia e umore depresso.

5. Rifiuto dei momenti di socialità

Il disturbo del comportamento alimentare può allontanare la persona dalle situazioni familiari o sociali in cui sia presente del cibo, con scuse o giustificazioni che possono mascherare la motivazione vera di questi comportamenti che è l’impossibilità di controllare il cibo quando si esce dalla propria routine quotidiana dei pasti

È doveroso sottolineare che questi non sono gli unici segni di riconoscimento di un esordio di un disturbo alimentare. Ogni persona infatti è diversa e la malattia ha caratteristiche proprie, ma il vademecum presenta i sintomi più comuni.