PHOTO
File di obrelloni, sdraio e lettini a Bibbione
Un euro per riempire la borraccia di acqua. La richiesta campeggia al bar di uno stabilimento balneare della Liguria, dove il costo di una giornata “ombrellone e due lettini” si aggira attorno ai 100 euro. Non è fantascienza ma quanto successo a un turista in vacanza a Noli. Protagonista della vicenda, raccolta dal Secolo XIX, Enzo Guerra, imprenditore e consigliere comunale di Arquata Scrivia, che su Facebook ha condiviso il suo stupore oltre che tutto il disappunto: «Sono io che la vedo così, oppure anche voi pensate che far pagare un euro per riempire una borraccia sia davvero eccessivo? Il turismo non si costruisce cercando di guadagnare un euro in più su tutto».


Il “caso borraccia” è solo l’ultimo di una serie di episodi spiacevoli che di recente hanno coinvolto gli stabilimenti balneari della Penisola, dal gestore di un lido a Bacoli, in Campagna, che dà del pezzente a chi va nelle spiagge libere, a quanti “per galateo” hanno vietato l’accesso agli stabilimenti con i panini portati da casa.
Mai così care, mai così privatizzate, da bene pubblico le spiagge in Italia si sono insomma trasformate in un affare privato. E fra proroghe rinnovate “di generazione in generazione” e un canone unico nazionale che nelle aree ad alta redditività turistica appare quanto meno irrisorio, l’affaeire delle concessioni oggi è un sistema tutto da ripensare.
Alcuni dati dovrebbero farci riflettere. In quanto a mare siamo il Paese dei record: vantiamo la costa più estesa di Europa e una tradizione di turismo balneare fra le più prestigiose al mondo. Ma se il "Bagni Baretti", il primo stabilimento del Bel Paese, aprì addirittura nel Settecento, il nostro Paese oggi detiene anche un altro primato europeo ben più controverso, ovvero la quota più alta di spiagge sottratte al libero accesso e date in concessione ai privati: quasi il 43% della costa sabbiosa. Succede perché il sistema della balneazione attrezzata si è espanso oltremisura e continua a farlo – più 12,5% fra il 2018 e il 2021- , fino al paradosso di alcuni Comuni in cui la quasi totalità del litorale è occupata dagli stabilimenti. A beneficio, certamente non di tutti. Perché c’è perfino un ulteriore “primato” che pesa sulle nostre spiagge: secondo Altroconsumo, negli ultimi cinque anni la tariffa media di ombrellone e lettini è cresciuta del 24%.
Secondo i report di Legambiente, la percentuale di costa sabbiosa italiana occupata da stabilimenti arriva quasi al 43%. Un altro 7,2% è sottratta alla balneazione per inquinamento o perché non monitorata da campionamenti stagionali. In Francia il limite fissato dalla legge è il 20%. In Grecia, il 30%. Eppure il mare sarebbe un bene comune, anche l’Europa ce l’ha ricordato più volte. Al tema Famiglia Cristina in edicola dal 30 luglio dedica un ‘ampia inchiesta con le voci del Sindacato dei Balneari e gli esperti di Legambiente, dando spazio anche alle vicende di Bacoli e all’impegno del Comitato Mare Libero.










