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«È pericoloso lasciare i deboli nell’avvilimento, la corruzione dei deboli è il veleno dei forti», scriveva Georges Bernanos ne “I grandi cimiteri sotto la luna”. Corrotti e ammaliati, i deboli, in poco tempo, si trasformano in tiranni, mettendo a dura prova le persone di buona volontà. A lungo andare, batosta dopo batosta, perfino i forti possono tirare i remi in barca, e, in una sorta di pessimistica rassegnazione, essere risucchiati nel privato. Occorre individuare i segnali per tempo, quando ancora possono essere, volutamente, confusi con dei semplici atti di bullismo più o meno adulto. Il 29 maggio, ad Andria, in un incontro con migliaia di studenti nel palazzetto dello sport, alla presenza del questore del luogo, della sindaca della città, del provveditore, di decine di uomini e donne delle forze dell’ordine e delle istituzioni, richiamavo proprio questo principio: tra un bullo e un camorrista, per certi aspetti, non c’è differenza. Ambedue sono prepotenti e vigliacchi.
Davanti al più forte tacciono, adulano, si inchinano, ma appena hanno a che fare con una persona più debole, tirano fuori la loro arroganza: minacciano, intimidiscono, umiliano, picchiano. Il camorrista poi va avanti, vuole e pretende ciò che non gli appartiene, brama i beni altrui, il potere che nessuno gli ha concesso mai. Di camorristi e atti di camorra ne abbiamo piene le tasche. Sono persone dai modi di fare e di pensare, insopportabili. Fanno di tutto per non permettere alla nostra bella terra campana di decollare. Vogliono tutto, in cambio non vogliono e non sanno dare niente di buono.
A Quarto, nel Napoletano, pochi giorni fa è stato demolito, dopo anni di incuria, un silos dell’ex cementificio della camorra. Un bene confiscato che ritorna ai legittimi proprietari. La legalità prende il sopravvento. Il sindaco, Antonio Sabino, in prima linea, già pensa al futuro. Con lui i cittadini riprendono a sperare. Ed ecco, puntuale come l’alba, arrivano le prime minacce sui social. Tra queste la più orribile dice: «Ti metto dentro i muri». Le parole non sono state scritte a caso. «Dentro i muri», vuol dire nel cemento. La memoria si fa carico di andare a rinvangare fatti orripilanti che avremmo voluto dimenticare per sempre. Nel cemento. Nei pozzi. Lupara bianca. Sciolti nell’acido. Quando nemmeno i corpi dovevano essere ritrovati. I camorristi sono stati capaci di questo e altro. Non si rassegnano a cedere le armi. Quel bene lo sentono loro. Se non possono riaverlo indietro, ebbene che sprofondi nell’incuria, in un immondezzaio. Mai in un parco giochi, in una villa comunale, in un teatro. Questo è un affronto. Non è possibile. Non lo permetteremo. Al sindaco di Quarto arriva immediatamente la solidarietà del prefetto di Napoli, Michele Di Bari, e quelle del presidente della città metropolitana, Gaetano Manfredi. Si aggiunge, in poche ore, quella dei politici dei diversi schieramenti. Contro la camorra non ci sono, non devono esserci, divisioni dettate da visioni ideologiche. Contro la camorra occorre essere uniti e fermi. La Chiesa, da sempre in prima linea, in questa battaglia contro il male organizzato e bugiardo, scende in campo. Sempre dalla parte della legalità. Sempre accanto a chi viene calpestato. Sempre in difesa dei più piccoli. «La mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, una data di nascita, e avrà anche una fine», diceva Giovanni Falcone. Noi ci abbiamo sempre creduto. Tutti accanto al sindaco di Quarto, quindi. Nessuno osi sminuire la portata di queste minacce. Sono pericolose più di quanto si possa ingenuamente credere. Sono la miccia da disinnescare prima che deflagri. Forza, sindaco. Siamo con te, non puoi rimanere solo. Agli studenti di Andria, il 29 maggio, parlando di Falcone, Borsellino, don Puglisi, don Diana ho detto: «Un papavero rosso in mezzo a un prato verde, anche da lontano, è facilmente individuabile. Se qualcuno vuole reciderlo, può farlo con grande facilità. Un papavero rosso in uno sterminato campo di papaveri rossi sarà impossibile da individuare. Un papavero tra i papaveri, dove ognuno si fa scorta e custode dell’altro. Tutti attorno al sindaco di Quarto, perché la camorra si convinca che le cose sono cambiate. Non più un popolo di paurosi che non vede, non sente, non parla. Ma un popolo di persone oneste e coraggiose che si riappropria della propria libertà.




