L’8 ottobre si è tenuto l’appuntamento milanese della Conferenza nazionale sulla famiglia, evento che dal 2007 ad oggi è sempre stato molto importante per lo sviluppo delle politiche familiari nel nostro Paese, o perlomeno per la ripresa del dibattito sulla centralità della famiglia: centralità spesso solo auspicata, spesso rimasta solo sulla carta, ma quantomeno riportata all’attenzione del dibattito pubblico. La giornata milanese, nello splendido spazio della Triennale di Milano, ha concentrato l’attenzione sui Centri per la Famiglia, un servizio da molti anni presente in diverse regioni, ma negli ultimi anni al centro di un rinnovato e convinto interesse da parte del Dipartimento Famiglia del governo nazionale, e della Ministra, Eugenia Roccella. Al punto che negli ultimi due - tre anni la maggior parte delle risorse del Dipartimento sono state dedicate proprio alla nascita, allo sviluppo e al potenziamento di queste strutture, con un investimento complessivo di oltre 150 milioni di Euro; in tempi di vacche magre nei bilanci pubblici, una cifra sicuramente cospicua, che ha consentito una sperimentazione innovativa in tutt’Italia.

Francesco Belletti, direttore del Cisf

Dal Censimento e dalla mappa interattiva disponibile online, presentata nel convegno, risultano oggi 654 Centri attivi, sparsi in tutt’Italia, più altre decine in fase di avvio, come le Regioni hanno illustrato nel corso dell’evento.

Il vero nodo, tuttavia, non è tanto l’apertura di un nuovo servizio a favore della famiglia, che va ad affiancarsi a tanti altri presidi, come i consultori, i servizi sociali comunali, le reti socio-sanitarie, i servizi contro le dipendenze, ecc., quanto piuttosto la logica innovativa di questo spazio. L’idea di fondo, infatti, è quella di un luogo dove le famiglie possono ritrovarsi nella loro normalità, nel loro quotidiano, senza dover manifestare per forza un bisogno, una necessità, una carenza. Sono famiglie che vengono accolte per un breve incontro, ma anche perché trovano uno spazio accogliente dove stare un paio d’ore con i propri bambini piccoli, dove accedere senza prenotazione... Insomma, uno spazio abitabile, dove le mamme con bambini piccoli possono prendere un caffè insieme, e poi magari qualcuno li aiuta a scegliere meglio in tema di alimentazione, di pannolini, di notti insonni, di uso del cellulare da parte dei figli adolescenti.

In molti Centri, a dire il vero, sono stati implementati anche servizi strutturati, e gli enti che li gestiscono hanno progettato e attuato servizi di mediazione familiare, di consulenza di coppia, di sostegno genitoriale, ma in genere l’idea è che al Centro possono andare tutte le famiglie, nella loro “normale fatica”. Se poi c’è un problema più consistente, se c’è bisogno di competenze più specialistiche, gli operatori del Centro potranno aiutare e orientare le famiglie verso altri servizi, dove si trovano le competenze più mirate e le modalità di intervento più approfondite. In altri termini, i servizi si mettono “in rete”, e le persone e le famiglie vengono accompagnate in quello che a volte è un vero e proprio “labirinto dei servizi”.

A questo riguardo è stata preziosa anche la presentazione del nuovo portale famiglia INPS, già attivo da qualche mese, che è stato progettato proprio con questa filosofia: offrire a una famiglia un supporto e uno luogo (anche se digitale) dove poter trovare tutto ciò che serve per accedere ai servizi presenti; ad esempio, quando nasce un bambino, lì trovi anche la possibilità di domandare il codice fiscale, di fare la carta di identità, di chiedere l’assegno unico. Così i neogenitori, che alla nascita del figlio sono doverosamente “in tutt’altre faccende affaccendati”, sono sostenuti proprio in quel carico burocratico complesso e lungo che troppo spesso impedisce persino di accedere a servizi cui si ha certamente diritto.

La Conferenza – ultimo punto sicuramente degno di nota, pur all’interno di tante notizie e informazioni preziose – si è poi proposta come un punto di passaggio e di dialogo tra governo nazionale, regioni, enti locali, associazionismo familiare e enti di terzo settore, raccogliendo tutte le esperienze già attuate (spesso da diversi anni), molto sperimentali e quindi per questo anche molto eterogenee, e proponendo un percorso di lavoro condiviso, per arrivare ad un nuovo momento pubblico, a febbraio 2027, in cui fare tesoro di quanto già attuato e in cui proporre nuove linee di azione, per far sì che il Centro per la famiglia possa diventare sempre di più, e per un numero sempre maggiore di famiglie, un nuovo spazio di aggregazione: magari trovando al centro anche un professionista che li ascolta e che li indirizza, se serve, ma prima di tutto sentendosi in una nuova “piazza del paese”, uno spazio protetto, relazionale, accogliente, dove sentirsi anche un po’ “a casa”.