Almeno in questo caso, non ci sono genitori pronti ad aggredire i professori per un votaccio affibbiato al loro pargoletto o, come raccontano spesso le forze dell’ordine, a difenderli senza se e senza ma quando la combinano più grossa e vengono portati in caserma. La storia che arriva da Rivoli è opposta a questa narrazione. È la storia, ricostruita dall’edizione torinese del Corriere della sera, di una madre che preferisce vedere il proprio figlio di appena 14 anni in un carcere minorile piuttosto che a picchiare, rapinare, terrorizzare, vandalizzare.

Il ragazzo ha iniziato a farsi notare tra gennaio e febbraio quando, insieme ad altri amiconi, aveva pensato bene di usare degli estintori di un parcheggio sotterraneo di Rivoli per imbrattare i muri e danneggiare le auto. Ovviamente le telecamere di sorveglianza avevano ripreso tutto e lui e i suoi complici si erano beccati una bella denuncia.

Che però, evidentemente, deve aver preso come una medaglia al valore perché da lì in poi è stato un crescendo: il 6 maggio, in compagnia di un coetaneo, ha rapinato un ragazzo poco più grande sottraendogli portafogli e cellulare e, di fronte alla sua resistenza, lo ha riempito di calci e di pugni

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Non è riuscito a farla franca nemmeno stavolta e il Tribunale ha disposto la permanenza coatta a casa, praticamente l’equivalente degli arresti domiciliari. Ma i genitori non ce l’hanno fatta a fermarlo: lo vedevano uscire al mattino e tornare a tarda serata. E allora, disperata, alla povera mamma non è rimasta che una scelta: andare lei dai carabinieri e denunciare suo figlio. E ha fatto bene, perché i carabinieri hanno così appurato che durante i suoi giri aveva incontrato e minacciato di nuovo il ragazzo da lui rapinato e, con altri amici, aveva colpito a calci e pugni un edicolante colpevole di averli rimproverati perché scorrazzavano lungo i corridoi di un supermercato con i loro monopattini.

A questo punto al giudice non è rimasto altro da fare che trasferire il 14 enne nel carcere minorile Ferrante Aporti di Torino. Immaginiamo lo strazio di una madre nel vedere la cameretta di suo figlio vuota, ma il suo cuore potrà forse trovare un po’ di consolazione all’idea che ora non potrà più far danni e forse, se sarà seguito come certamente accadrà, potrà finalmente riabbracciare non un delinquente, ma di nuovo il figlio che ha visto crescere. Ci vorrà sicuramente molto tempo, ma come c’è scritto nella comunità Kairos gestita dal cappellano del carcere Beccaria di Milano don Claudio Burgio, “Non esistono ragazzi cattivi”.