Che Matteo Messina Denaro non fosse uno di quei boss vecchio stampo rintanati in masserie dove si tira avanti a pane, ricotta e cicoria era cosa nota. Il capo del mandamento di Castelvetrano arrestato nel 2023 e morto otto mesi dopo di cancro ha sempre amato circondarsi di belle donne e auto di lusso, come dimostra anche il film Iddu- L’ultimo padrino di recente trasmesso su Rai 3 e recuperabile su RaiPlay (Leggi qui la recensione).

Ma ha sempre mantenuto un profilo basso, con un fortissimo radicamento nel suo territorio d’origine, Campobello di Mazara. Dell’enorme patrimonio accumulato in trent’anni di latitanza però finora era venuta a galla solo una minima parte. Proprio il suo profilo faceva supporre agli investigatori che il suo “tesoro” accumulato in trent’anni di latitanza non consistesse tanto in contanti nascosti in qualche caveau, ma piuttosto in ben ramificati proventi di attività illecite sparsi chissà dove, grazie all’apporto di efficienti prestanome.

Questo schema ha avuto piena conferma dall’operazione dei finanzieri che ha portato all’arresto di Giacomo Tamburello, 66 anni, storico trafficante di droga vicino a Matteo Messina Denaro, che come il boss risiedeva in una piccola casa a Campobello di Mazara, dove si trovava già ai domiciliari. Nonostante numerosi arresti e periodi trascorsi nelle carceri italiane e spagnole, non aveva mai interrotto i suoi affari di narcotrafficante per conto di Cosa Nostra. E dietro l’abitazione modesta in cui viveva, c’erano ville di lusso in Spagna, conti correnti in Andorra, Gibilterra, Libano, Lussemburgo e alle isole Cayman. In più i finanzieri del Gico di Palermo hanno sequestrato beni per oltre 200 milioni di euro, ritenuti frutto del narcotraffico e del riciclaggio di denaro illecito avviato fin dagli anni ’80 sotto la protezione di Matteo Messina Denaro e della mafia trapanese.

Nell’inchiesta sono finiti anche l’ex moglie di Tamburello, Maria Antonina Bruno, e il figlio Luca, arrestati in Spagna. Quest’ultimo, in particolare, sarebbe la mente finanziaria dietro questa complessa tela di affari sporchi, grazie alla sua laurea in discipline bancarie e finanziarie internazionali che l’ha portato ad avere esperienze lavorative in importanti istituti di credito, tra cui Morgan Stanley a Londra.

L’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio, è partita dalla segnalazione di una banca di Andorra insospettita dai movimenti milionari presenti sui conti dell’ex moglie di Tamburello.

Sui traffici di droga milionari gestiti in tutta Europa dal narcos Giacomo Tamburello, Matteo Messina Denaro riceveva il 10%. La stessa percentuale sarebbe stata pretesa anche da costruttori, produttori di vino e olio e imprese del territorio.

A raccontarlo agli investigatori è il pentito Vincenzo Spezia, boss della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara. Le sue dichiarazioni arrivano nell’ambito dell’indagine che ha portato all’arresto di Tamburello, dell’ex moglie e del figlio.

“I soldi i Tamburello li hanno sempre dati a Matteo Messina Denaro perché altrimenti li ammazzava. Sono a conoscenza che la percentuale del 10% gli veniva data per ogni carico di droga che arrivava dal Marocco”, ha dichiarato ai pm di Palermo.

Secondo il collaboratore di giustizia, Messina Denaro era informato sui carichi e sul loro arrivo grazie ai rapporti con chi distribuiva la droga una volta arrivata dalla Spagna a Brescia, da dove veniva poi smerciata in tutta Italia.

Il pentito descrive inoltre un vero e proprio rapporto societario tra il boss mafioso e il narcos che gestiva i traffici internazionali di stupefacenti anche nell’interesse dell’associazione mafiosa.