Nessuna celebrazione religiosa accompagnerà la sepoltura del boss mafioso Benedetto Nitto Santapaola, storico capo di Cosa Nostra a Catania. Lo ha deciso l’arcivescovo della città etnea, Luigi Renna, in accordo con le indicazioni delle autorità di pubblica sicurezza.

La scelta segue il provvedimento del questore di Catania, Giuseppe Bellassai, che ha vietato funerali sia pubblici che privati per ragioni di ordine pubblico. L’arcidiocesi ha comunicato che «non è permessa alcuna celebrazione religiosa» in occasione della sepoltura spiegando, in un comunicato, che la decisione è stata presa «tenendo conto delle indicazioni e delle valutazioni delle autorità competenti, con l’obiettivo di evitare che un eventuale momento religioso possa essere strumentalizzato o trasformato in occasione di manifestazioni non conformi al significato proprio della liturgia cristiana». L’arcidiocesi ha inoltre ribadito «il rispetto delle disposizioni delle autorità» e ha richiamato tutti «al senso di responsabilità e al rispetto delle norme stabilite».

Il questore ha stabilito anche le modalità del trasferimento dell’urna con le ceneri del boss. Dopo la cremazione, che avverrà a Milano, il trasferimento verso Catania dovrà avvenire in forma strettamente riservata, lungo il percorso più breve, senza cortei di auto e senza alcun rituale pubblico lungo il tragitto.

Il legale di Santapaola, l’avvocato Carmelo Calì, ha tuttavia ricordato che il boss aveva già espresso in vita la volontà di non avere alcuna cerimonia funebre. «È un dato a me noto già da tempo che Benedetto Santapaola aveva comunicato ai suoi familiari di volere essere cremato e di non volere alcuna cerimonia funebre, né pubblica né privata», ha spiegato il penalista, aggiungendo che i provvedimenti delle autorità risultano di fatto «superati dalle volontà del mio assistito».

Santapaola, 87 anni, ergastolano detenuto in regime di 41-bis nel carcere di Carcere di Opera, è morto il 2 marzo nel reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale Ospedale San Paolo, dove era stato trasferito per il peggioramento delle sue condizioni di salute. Considerato uno dei capi mafiosi più sanguinari della storia recente della Sicilia, era stato condannato a 18 ergastoli, tra cui quelli per le stragi di Strage di Capaci e Strage di via D'Amelio, oltre che per l’uccisione del giornalista Giuseppe Fava e dell’ispettore capo di polizia Giovanni Lizzio.

Sulla morte del boss l’arcivescovo Renna ha voluto offrire anche una riflessione di carattere spirituale e civile, ricordando il dolore provocato dalla violenza mafiosa e dalle tante vittime di Cosa Nostra: «La morte di un uomo come il signor Santapaola», afferma l’arcivescovo Renna a Famiglia Cristiana, «dovrebbe farci riflettere sull’eredità di disvalori e di sofferenze che questa vita si lascia alle spalle. Ora egli è davanti a Dio nella verità di ciò che è stato. Noi rimaniamo a ricostruire una storia che vuole asciugare le lacrime di chi piange i morti per mafia, con l’impegno per la legalità e la dignità delle vittime innocenti di una assurda mentalità che ha impoverito la nostra terra. La sofferenza di tante vittime è già un giudizio di cui il Dio in cui crediamo, il Cristo crocifisso, si è fatto partecipe, e ci chiede di non fare nessun compromesso con chi ha usato e continua ad usare violenza, anche con le parole di condivisione di tanto male».