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Una signora costretta ad abbandonare la propria casa nella zona rossa e un'immagine della frana a Niscemi
«Uscite, c’è la frana, andiamo tutti fuori», il tempo a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, sembra essersi fermato alle 13,30 di domenica 25 gennaio. Quando tutti qui hanno capito che quel leggero tremolio della terra avvertito qualche giorno prima era il segnale di allarme che qualcosa di grave stava per accadere. Le principali strade che collegano il paese con le principali città siciliane Catania e Palermo sono state chiuse, le urla dei cittadini subito fuori di casa in lacrime senza sapere dove andare.


Giacomo Brullo e Concetta Di Merito insieme a loro figlio Dario affetto da autismo è solo una delle tante famiglie tra gli oltre 1500 sfollati che hanno dovuto lasciare la propria abitazione nel centro di Niscemi, oggi zona rossa. Le case spezzate a metà, i terrazzi sgretolati lungo il fronte della frana – che avanza – e si estende per circa quattro chilometri, raggiungendo in alcuni punti circa 50 metri di profondità.
«Non possiamo più accedere alla nostra abitazione perché avvicinarsi è pericolosissimo, nostro figlio da quanto è cominciato l’incubo ha avuto attacchi di panico, ci troviamo senza una casa e senza niente», racconta Giacomo accanto a Don Giuseppe Cafà, parroco della chiesa del Sacro Cuore che insieme alle altre parrocchie del paese ha dato disponibilità di aprire i propri spazi per ospitare gli sfollati.
«Siamo sconvolti, la nostra famiglia è stata smembrata, io dormo dal mio compagno, mia sorella da mia cugina, mia mamma da mia zia», racconta Giulia Patti accanto alla cugina Claudia.
In mezzo a tanto dolore, alle persone che a stento riescono a recuperare i loro beni, come altre volte successo in occasioni di calamità naturali in Sicilia, è il cuore dei siciliani, in questo caso dei niscemesi ad accogliere.
Il Palasport adibito dalla Protezione civile dove a pranzo e a cena si servono in media 400 pasti al giorno è al momento vuoto. Gli sfollati hanno trovato al momento un alloggio provvisorio in case di parenti, zii, cugini, fratelli, le case vacanze sono state messe a disposizione, i bed and breakfast.


Nonostante lo scenario apocalittico, il centro deserto, quasi spettrale, non ci sono stati morti e la situazione all’interno della zona rossa è ora tenuta sotto controllo con un presidio continuo delle forze dell’ordine.
Il rischio di una frana di questa portata a Niscemi era già noto. Da quando il 12 ottobre 1997 un’altra frana aveva minacciato il centro del paese del Nisseno riproponendo uno scenario simile, ma non grave come quello attuale. La premier Giorgia Meloni mercoledì durante un sopralluogo in città ha assicurato che «quanto accaduto per le frane del 1997 non si ripeterà e il governo agirà in maniera celere».
La Procura della Repubblica di Gela ha aperto un procedimento penale allo stato a carico di ignoti per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.
Nel frattempo la frana continua a muoversi. La paura è tanta. In Chiesa Madre alla presenza di migliaia di fedeli e di monsignor Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina, è stato portato il quadro di Santa Maria del Bosco, invocata dai niscemesi durante la peste tra fine ‘800 e inizio ‘900 e durante il terremoto della Val Di Noto del 1693.


Il quadro della Madonna del Bosco nella Chiesa Madre di Niscemi
(Alessandro Puglia)«La gente non chiedeva nulla, ma si rivolgeva a Maria piangendo, portando le proprie lacrime», racconta don Giuseppe Cafà un faro per una comunità distrutta che in queste ore chiede aiuto e ha paura del futuro.







