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Francesco-AMMENDOLA
Sono passati 81 anni da quando, il 12 agosto 1944, il paesino di Sant’Anna di Stazzema, sulle Alpi Apuane, divenne lo scenario di uno dei più efferati eccidi della Seconda guerra mondiale. Morirono in tutto 560 persone in un paese che contava 400 abitanti, arrivati a mille per l’arrivo di numerosi sfollati. Enrico Pieri aveva 10 anni e viveva con i genitori, due sorelle, Luciana e Alice, e i nonni. La mamma Irma era incinta al quarto mese. A luglio del 2021, in previsione dell’anniversario, ci rilasciò una toccante intervista, una delle ultime: morì il 10 dicembre dello stesso anno.
«L’8 agosto c’era stato un altro eccidio in un paese vicino, ma si trattava di una ritorsione dopo l’uccisione di tre tedeschi da parte dei partigiani. Temendo che arrivassero anche da noi, gli uomini si erano rifugiati nei boschi. Mio padre e mio nonno decisero di restare perché il giorno prima avevamo ucciso una mucca e dovevano macellarla.
Quando arrivarono i tedeschi ci fecero uscire di casa e ci radunarono nell’abitazione di una famiglia sfollata, i Pedrotti. E lì, nella cucina ingombra di materassi in cui avevano dormito, fecero fuoco. Una delle bambine dei Pedrotti, Grazia, si era rifugiata nel sottoscala e mi aveva fatto cenno di raggiungerla. Quando i tedeschi uscirono di casa, lasciando dieci cadaveri, scoprimmo che anche sua sorella si era salvata, fingendosi morta, seminascosta da materassi e coperte.
Non paghi della strage, i tedeschi dettero anche fuoco alla casa. Dentro non si respirava per il fumo, ma non osavamo uscire perché i soldati erano ancora fuori. Quando i rumori cessarono, uscimmo dalla casa per andarci a rifugiare in un campo di fagioli, dove rimanemmo zitti senza piangere. Qualche ora dopo, prendendo un sentiero che usavo per portare al pascolo le pecore, raggiungemmo una zona in cui i tedeschi non erano arrivati. Lì scoprimmo che erano morti quasi tutti a Sant’Anna e ci abbandonammo a un pianto disperato».


Enrico rimase a vivere a Stazzema con uno zio, poi a 17 anni andò a Pietrasanta a fare l’apprendista e, dopo un periodo a Viareggio, emigrò in Svizzera, dove si sposò con Fiorenza e nel 1963 nacque il figlio Massimo.
«Per tanti anni non ho voluto parlare di quanto mi era successo, troppo dolore, e avevo sviluppato un vero odio nei confronti dei tedeschi. Poi col tempo ho capito che le responsabilità di quell’orrore non erano di un intero popolo ma solo dei nazisti e, quando si trattò di far scegliere a mio figlio quale seconda lingua studiare a scuola, optai proprio per il tedesco».
Enrico tornava quando poteva a Sant’Anna, rimasta sempre nel suo cuore. Poi, nel 1992, una volta andato in pensione, decise di rientrare definitivamente in Italia. Per un po’ tornò a coltivare i campi intorno alla sua vecchia casa, da tempo inutilizzata.


«Ho cominciato ad andare nelle scuole, a fare interventi pubblici per tenere viva la memoria di quanto accaduto. Credo sia doveroso soprattutto per i ragazzi ricordare affinché tutto questo non accada mai più, anche se purtroppo esistono ancora i nazionalismi, i muri divisori, i fili spinati. Tutti i presidenti della Repubblica sono venuti a rendere omaggio alle vittime di Stazzema e, dopo la visita il 25 aprile 2000 di Carlo Azeglio Ciampi, è nato il Parco nazionale della pace».
Enrico Pieri ha deciso di donare la sua casa di famiglia all’Associazione Martiri di Stazzema, di cui è presidente, per trasformarla in un luogo in cui accogliere i tanti ragazzi che vengono in visita, anche 15 mila in un anno. Il suo impegno per la memoria e la pace gli è valso diversi riconoscimenti, come il Premio di Cittadino europeo dell’anno, nel 2011, del Parlamento europeo. La Germania lo ha insignito del Cavalierato nel 2020 e, a dicembre scorso, il presidente Sergio Mattarella lo ha nominato Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.
Nel 2013 ha scritto una lettera all’allora presidente della Germania Joachim Gauck, in cui si legge: «Oggi l’Europa unita deve impegnarsi sempre di più per aiutare lo scambio tra i giovani europei, per conoscere i luoghi della memoria come Sant’Anna di Stazzema e diffondere la pace».






