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Mandic
Il Governo ha approvato il disegno di legge di bilancio per il 2027, ma è soltanto il primo passaggio. Il Parlamento potrà modificarlo e il testo definitivo arriverà entro la fine dell’anno. Oggi possiamo quindi giudicare una direzione, non ancora una legge.
La manovra vale circa 26 miliardi: più dei 22,4 del 2026, meno dei circa 30 del 2025. Non è una cifra irrilevante, ma neppure la scala di una svolta. È una finanziaria prudente, più interessata a conservare e ampliare misure esistenti che a ridisegnare il welfare. Oltre nove miliardi servono infatti a confermare interventi in scadenza.
Per una famiglia, gli effetti della manovra non si leggono nei miliardi annunciati, ma nella retta del nido, nell’affitto che assorbe lo stipendio, nella visita rimandata e nel congedo a cui si rinuncia perché costa troppo. È lì che i conti pubblici diventano vita privata. Una legge di bilancio risponde, in fondo, a una domanda semplice: quali rischi non vogliamo lasciare soli dietro la porta di casa?
La direzione è riconoscibile: meno Irpef sul ceto medio confermata dopo la riduzione dello scaglione dell’anno scorso, bonus strutturale per le madri lavoratrici, congedi più lunghi, un fondo per i nuovi nati, maggiori risorse alla sanità. Sono scelte utili. Ma l’impianto resta frammentato e tende a favorire chi ha un lavoro stabile, un reddito regolare e sufficiente capienza fiscale per utilizzare detrazioni e agevolazioni. Intercetta molto meno quel ceto medio fragile, fatto di carriere discontinue e redditi intermittenti, che non è ancora povero ma si sta lentamente impoverendo.
Nel 2025 oltre 5,4 milioni di persone vivevano in povertà assoluta; tra loro, 1 milione e 136 mila minori. Le nascite sono scese a 355.772 e la fecondità a 1,14 figli per donna. La denatalità non è soltanto un desiderio che si spegne. È spesso un progetto rinviato perché casa, lavoro e cura non riescono a stare nello stesso bilancio.
Il Parlamento dovrebbe allora concentrare le correzioni su tre beni scarsi: reddito, servizi e tempo. Rafforzare assegno unico e Assegno di inclusione per i nuclei poveri, facendo diminuire gradualmente gli aiuti quando il reddito cresce. Finanziare educatori, orari e rette dei nidi, sostegno all’affitto, assistenza domiciliare e sanità territoriale. Rendere i congedi realmente utilizzabili anche da padri, autonomi e lavoratori discontinui, perché la cura non resti il costo invisibile pagato soprattutto dalle donne.
Una buona manovra non si misura dal numero dei bonus, ma dall’incertezza che riesce a togliere dalla vita. Non deve dire alle famiglie come vivere; deve permettere loro di scegliere senza che un figlio, una malattia o un anziano da assistere diventino una caduta sociale. Il futuro non si premia per un giorno. Si rende abitabile ogni giorno.








