Le cronache di questi giorni ci raccontano una storia già sentita in passato. Ma che periodicamente torna. A Milano è stato scoperto un giro di escort e prostituzione in cui donne giovanissime vengono offerte a uomini di grande prestigio e ricchezza, che nei loro passaggi in città decidono di concedersi una serata in cui il divertimento è a base di sesso, chimica euforizzante, trasgressione. Da una parte, potremmo dire che il mondo è sempre andato così. Chi ha i soldi se la gode. Si sa che l’uomo è cacciatore. Se puoi, vivi il momento. Sono tutti slogan che richiamano i vari “Just do it” ed “Enjoy it” di cui è anche piena la comunicazione pubblicitaria.

Ma questa notizia dovrebbe portarci a riflettere più profondamente su alcuni aspetti che riguardano i valori che oggi vengono trasmessi ai nostri figli. La cronaca racconta che i personaggi soprattutto coinvolti nell’inchiesta sono decine di calciatori di serie A. Si tratta di sportivi che rappresentano un modello ispirazionale e aspirazionale per moltissimi nostri figli. Arrivano a Milano per le loro sfide sportive e nel tempo libero hanno bisogno di arrivare in luoghi protetti, con donne che, a pagamento, si dichiarano disponibili ad accompagnarli fuori e dentro il letto. Naturalmente devono essere giovanissime e bellissime. E come riportato nelle conversazioni intercettate tra i due gestori della società che sfruttava questo giro di prostituzione, devono essere capaci di “acchiappare” ed essere sveglie in questo.

La cultura contemporanea ci spinge a pensare che ognuno della propria vita fa quello che vuole. In questa cultura la donna che vende il proprio corpo è una “sex worker”, l’uomo che la paga per quel corpo è un ricco e facoltoso che se lo può permettere. Il privilegio economico si trasforma in privilegio sui corpi di chi, per aspirare allo stesso privilegio, quei corpi li rende disponibili per una notte. In questa storia i protagonisti sono tutti soggetti giovanissimi, uomini e donne. Tutti incastrati nella logica del successo, dei soldi e del sesso. Si tratta delle fatidiche tre “S” che diventano il fulcro di un progetto di vita che è specchio di una cultura che non nutre più la dimensione dei valori interiori, ma solo quella dei valori esteriori. “Essere” significa apparire e godere, accoppiarsi per piacere in ambienti esclusivi pagando denaro. Viene da chiedersi come hanno fatto, giovani uomini adulti all’apice della carriera e nel pieno del proprio percorso umano a scegliere di far coincidere la felicità con una notte insieme a una escort.

Poi, però, ci vengono in mente gli “Epstein files” e non possiamo che concludere che il mondo sta perdendo l’anima. Corpi da mettere in vendita per una notte li puoi chiamare “sex work” ma sono anche il simbolo di un vuoto esistenziale che a 18 anni fa del “fare sesso” un progetto di vita per avere soldi e successo. Calciatori di serie A che all’apice del successo sognano di accoppiarsi con corpi giovani e disponibili da pagare, sono il manifesto di un percorso educativo e di crescita che fa coincidere il piacere con il godere. Lo sguardo alto sulla vita, la ricerca di un orizzonte esistenziale più ampio in cui al “fare sesso” si preferisce il “fare l’amore”, in cui gli esseri umani non sono solo corpo, ma anche anima, mente e relazione sembrano ingredienti dissolti in una narrazione contemporanea che infonde tanta, tanta tristezza.

Dobbiamo rimettere nelle vite dei nostri figli un'altra idea di successo esistenziale, che non coincide con le dimensioni del potere, del piacere, del lusso, ma con quelle dell’impegno, del progetto, della crescita interiore. il problema è che a dire queste cose ti scambiano per bigotto. Il problema è che quando condanni la falsa narrazione e retorica contemporanea che vuole la prostituzione degna della definizione di “sex work”, ti definiscono maschilista e sessista. Un tempo, invece, affermare questi principi ti rendeva filosofo. E certamente saggio.