Federico Vella aveva incontrato il suo psichiatra poco prima di uccidere l’ex fidanzata Lorena Isceri. Il medico ha raccontato di averlo trovato relativamente tranquillo e di non aver colto segnali che potessero far pensare a quello che sarebbe successo. È bastato questo perché sui social partisse la polemica: «Possibile che uno psichiatra non si sia accorto di nulla?».

Ma quanto è davvero possibile prevedere un gesto estremo durante un colloquio? E fino a che punto possiamo chiedere a uno specialista di capire ciò che un paziente non manifesta? Ne abbiamo parlato con Antonino Tamburello, psichiatra e psicoterapeuta, fondatore dell’Istituto Skinner e professore di Psicologia clinica.

«Prevedere un evento del genere è molto, molto difficile», spiega Tamburello, che invita a non attribuire al medico che seguiva Vella la responsabilità di non aver previsto ciò che sarebbe accaduto: «Non possiamo incolpare questo psichiatra». Arrivare a conoscere una persona così in profondità da poter formulare previsioni sul suo comportamento, sostiene, richiede tempo e un lavoro estremamente accurato. «Io, per capire in profondità le persone che devo aiutare, ho bisogno di ore di lavoro precisissimo e in condizioni di concentrazione speciale». Un livello di approfondimento che, osserva, normalmente non viene raggiunto nell’assistenza ordinaria, dove il tempo a disposizione e il ritmo delle visite possono essere diversi.

Anche la tranquillità mostrata durante un colloquio non permette necessariamente di sapere che cosa accadrà dopo. Sul caso Vella, Tamburello formula un’ipotesi, che resta tale: «Forse era addirittura tranquillo perché aveva deciso l’eliminazione». Del resto, sottolinea, «non c’è la precisione sufficiente per fare predizioni accurate».

Quando la separazione diventa intollerabile

Per alcune persone la fine di una relazione può diventare qualcosa di «insopportabile, intollerabile». Accade quando, spiega Tamburello, non si riesce più a immaginare la propria vita senza l’altra persona. Nei casi estremi, questa incapacità di accettare la separazione può arrivare fino alla «decisione della distruzione». Ma un gesto simile, sottolinea lo psichiatra, non nasce dal nulla. Per arrivare a concepirlo e a metterlo in pratica, una persona deve aver già compiuto «una carriera verso l’egoismo, il male, la cancellazione della dignità dell’altro, della sua parità».

È qui che il confine tra amore e possesso diventa decisivo. «Quando comincia il possesso», spiega Tamburello, «l’amore ha già perso qualcosa». E per descrivere questo rapporto usa l’immagine dei vasi comunicanti: «Se uno ha il 100 per cento di amore, ha lo zero per cento di possesso». Più cresce il bisogno di controllare l’altro, dunque, più ci si allontana dall’amore. Amare, precisa Tamburello, significa prima di tutto riconoscere la libertà dell’altra persona: «Uno che ama veramente vuole aiutare l’altro a compiere la sua scelta libera». Anche quando quella scelta significa non essere più scelti.

È proprio nella figura di Gesù che Tamburello riconosce il modello più alto di questo amore: un amore pieno, libero dal possesso, verso il quale l’essere umano dovrebbe cercare di tendere. «L’amore non attende contraccambio. Questo l’abbiamo imparato da Gesù e dall’educazione cristiana», spiega. Un amore che «non cessa di amare anche quando non è ricambiato».

Quando la gelosia viene scambiata per amore

Gelosia, possessività e controllo, però, non sempre vengono riconosciuti subito come segnali di un rapporto malsano. Chi li mette in atto, spiega Tamburello, all’inizio può essere consapevole di stare «passando una soglia, un confine». Ma quando questi comportamenti si ripetono nel tempo, può diventare sempre più difficile riconoscerne la gravità.

Anche chi li subisce può scambiarli per manifestazioni d’amore. «Alcune donne pensano che questa gelosia, questa possessività, questa tutela, questo tenerla al sicuro nelle proprie braccia, sotto la propria campana protettiva, sia forma d’amore», osserva lo psichiatra. Il controllo può così essere interpretato come attenzione, la gelosia come segno di un forte coinvolgimento: «Possono essere scambiati per una forma di interesse alto e quindi di amore alto. E non è così».

Alcune forme di tossicità, avverte Tamburello, possono diventare «incompatibili» con la prosecuzione di una relazione, fino a mettere a rischio la vita di chi le subisce.

«Chiedere aiuto subito, senza esitare»

Ma riconoscere i segnali non è un compito che riguarda soltanto chi li subisce. La prevenzione passa anche dagli uomini che si accorgono di non riuscire ad accettare una separazione, che continuano a pensare ossessivamente all’ex partner, provano rabbia o sentono crescere il bisogno di controllarla. Quando questi segnali compaiono, per Tamburello non bisogna aspettare ma agire «subito, senza esitare».

È nelle fasi iniziali, spiega, che è più facile rendersi conto che qualcosa non va e fermarsi prima che certi pensieri e comportamenti diventino sempre più difficili da riconoscere e mettere in discussione.

E non è necessario sapere subito a chi rivolgersi. Il primo passo può essere parlarne con «persone di cui ci si fida», con qualcuno che sappiamo volerci bene, anche semplicemente con un amico. Perché chiedere aiuto significa anzitutto non lasciare che quei pensieri e quei comportamenti crescano nel silenzio, ma riconoscerli e affrontarli prima che sia troppo tardi.