Ci risiamo. La libertà di pensiero vale per tutto tranne che in un caso: le nozze gay. Qui o la si pensa come il pensiero conformista collettivo unico o si è omofobi, violenti e razzisti. Tertium non datur.

A farne le spese, stavolta, dopo gli stilisti Dolce e Gabbana, dopo Guido Barilla e dopo Brendan Eich, che l'anno scorso ha dovuto lasciare il posto di amministratore delegato di Firefox per aver contribuito nel 2008, con mille dollari, alla campagna contro le nozze gay in California, è la showgirl Lorella Cuccarini.
Qualche giorno fa dal suo profilo Twitter ha rilanciato una foto della manifestazione del 20 giugno scorso in piazza San Giovanni a Roma. Solo un retweet. E si è beccata immediatamente una pioggia di insulti e accuse di omofobia. Accuse dalle quali, se passasse la "legge Scalfarotto" approvata dalla Camera e ora al Senato, bisognerà difendersi nelle aule dei tribunali e non più sui social network.

Ma andiamo per ordine. Dopo la prima raffica di accuse, la Cuccarini scrive un altro tweet che recita così: «Io sono favorevole alle unioni civili ma i figli non sono un diritto. E non si comprano. Punto. Chi non è d’accordo rispetti le opinioni altrui». Apriti cielo. E giù, a valanga, altri insulti e attacchi conditi dalla solita accusa di essere omofoba. Eccone alcuni: «La violenza che lamenti è la stessa che usata nel tweet ("punto!"). Scusarsi SUBITO per le modalità usate sarebbe stato meglio». «Ma quella foto parlava di omofobia, misoginia (sai chi parlava su quel palco, sì?) e falsità grossolane». «I peggiori omofobi... Quelli "non sono omofobo, ma..." È violento ricordarti che sei omofoba e che ti auguro tanti teatri vuoti?». «Gioire per il FamilyDay, dove hanno insultato e discriminato milioni di omosessuali non ti fa apparire tanto bene! Vergognati». «Te lo dico senza problemi, sei #omofoba! Piazza san giovanni era contro gay, non pro bambini». «Quella piazza era un adunata di omofobi e tu sei come loro, contro la comunità lgbt, P.S. anche tu usi parole violente». «Il problema non è il suo pensiero ma il fatto che retwitti gente omofoba in piazza con forza nuova». «Fai schifo!è questo il rispetto che hai per le persone?giustamente 6sparita dalla tivù». «Sei vergognosa!». «Sei anche per le ruspe sui locali gay?». «Fortunatamente non sei più in TV. Pessimo esempio». «Vergogna, ma se uno dei tuoi figli fosse omosessuale non combatteresti per i loro diritti?». «Boicottare la oramai ex soubrette!». «Ma non ti vergogni? sei stata immensamente squallida a retwittare un abominio simile. non ho parole».
A questo punto, Lorella scrive un lungo post sul suo sito personale intitolato “Per i violenti”. «Cari amici», si legge, «io non ho mai nascosto la mia opinione su questo tema: per me un bambino non è l’oggetto di nessun “diritto alla riproduzione” dei genitori ma è piuttosto una piccola persona che ha bisogno che vengano riconosciuti e tutelati proprio i suoi di diritti! E tra i possibili soggetti da tutelare io non ho dubbi: prima di tutto il bambino». Poi prosegue: «Capisco che non per tutti questa affermazione appaia scontata e magari non saremo d’accordo, ma quando dico che i bambini non si comprano mi riferisco ad una realtà devastante ed inaccettabile per me (http://www.uteroinaffitto.com/servizzicosti/) che riguarda allo stesso modo coppie etero o coppie gay, che a questo tipo di mercato fanno ricorso. E su questo punto tutto si potrà dire tranne che la mia sia una posizione omofoba o discriminatoria per chiunque».

Nel post l'artista inserisce anche un link di uno dei tanti siti dove si trovano i tariffari per avere un figlio con l'utero in affitto con tanto di prezzi per ogni servizio, dal viaggio ai documenti per l'espatrio...

È omofobia dire che i bambini “non si comprano”? Pare proprio di sì. E ora avanti il prossimo...