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Come volevasi dimostrare: la legge contro l'omofobia è diventata, nella pratica e nella mente di molti, una legge contro l'eterofilia. Lo sta provando, sulla pelle propria e dell'azienda che presiede, Guido Barilla, ulrimo esponente di una lunga dinastia industriale. Il tutto per aver detto quanto segue: "Non farò mai uno spot con una famiglia omosessuale anche se sono favorevole alle nozze gay. Non per mancanza di rispetto ma perché non la penso come loro, la nostra è una famiglia classica dove la donna ha un ruolo fondamentale".
Drammatico, vero? Barilla ha detto, nella forma e nella sostanza:
1. rispetto i gay, sono favorevole a che possano sposarsi ma non mi va di fare spot con famiglie omosessuali
2. Non la penso come loro
3. la nostra è una famiglia classica
Quale di queste affermazioni sarebbe censurabile? Non la prima, perché pare chiaro che un industriale abbia tutto il diritto di fare la pubblicità come vuole e di rivolgersi al target che prefersice. O no? non la terza, per la stessa ragione della prima: un industriale ha il diritto di rischiare i propri soldi in base alle considerazioni che più gli piacciono. Se ci rimette, ci rimette del suo, giusto?
Il vero "crimine" di Guido Barilla, quindi, può stare solo nel punto due. Non la pensa come i gay. E', appunto, un delitto di eterofilia. Un delitto di opinione.
Era chiaro che la nuova legge preparava un clima di questo genere. E le ironie che si facevano su chi ne denunciava il rischio si rivelano ora per quel che erano e sono: esercizi di stupidità. Tralasciamo, naturalmente, la pletora di penose reazioni al "caso Barilla". Tra le più indicative, quelle dei pubblicitari e dei sociologi che rimproverano a Barilla di aver sottostimato il mercato dei gay. Cari amici e amiche omo, non illudetevi: vi vogliono bene perché comprate.
Drammatico, vero? Barilla ha detto, nella forma e nella sostanza:
1. rispetto i gay, sono favorevole a che possano sposarsi ma non mi va di fare spot con famiglie omosessuali
2. Non la penso come loro
3. la nostra è una famiglia classica
Quale di queste affermazioni sarebbe censurabile? Non la prima, perché pare chiaro che un industriale abbia tutto il diritto di fare la pubblicità come vuole e di rivolgersi al target che prefersice. O no? non la terza, per la stessa ragione della prima: un industriale ha il diritto di rischiare i propri soldi in base alle considerazioni che più gli piacciono. Se ci rimette, ci rimette del suo, giusto?
Il vero "crimine" di Guido Barilla, quindi, può stare solo nel punto due. Non la pensa come i gay. E', appunto, un delitto di eterofilia. Un delitto di opinione.
Era chiaro che la nuova legge preparava un clima di questo genere. E le ironie che si facevano su chi ne denunciava il rischio si rivelano ora per quel che erano e sono: esercizi di stupidità. Tralasciamo, naturalmente, la pletora di penose reazioni al "caso Barilla". Tra le più indicative, quelle dei pubblicitari e dei sociologi che rimproverano a Barilla di aver sottostimato il mercato dei gay. Cari amici e amiche omo, non illudetevi: vi vogliono bene perché comprate.



