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Claudio Ranieri doveva saperlo: l’incantesimo finisce sempre a mezzanotte. Avrebbe potuto mollare lui il Leicester da vincitore, che s’arrangiassero a ripetere il miracolo con qualcun altro, se ne fossero stati capaci. Claudio Ranieri, che è realista e di palloni che rimbalzano ne ha visti tanti, di certo sapeva che la fionda di Davide colpisce una volta sola, che non si può pretendere che abbatta un Golia al giorno. Ma di certo non avrebbe voluto finire così: pagato per sloggiare.
Game over. Mollato dai giocatori e licenziato dalla società, anche se di qui all’eternità dovranno esibire comunque Ranieri per sempre in bacheca: l’unico che abbia portato una squadretta sulla carta da salvezza per il rotto della cuffia lassù a vedere stelle che con ogni probabilità non vedrà più, l’unico capace di creare l’alchimia per l’incantesimo su cui nessuno scommettitore avrebbe messo un penny bucato.
Dopo aver venduto Kantè al Chelsea, dopo che la squadra ha voltato le spalle al maestro e perso ogni smalto, la società ha scaricato il tecnico del miracolo – eletto due mesi fa allenatore dell’anno dalla Fifa –a metà stagione come uno dei tanti, usando come pretesto la più ordinaria delle sconfitte in Champions League: un 2-1 preso dal Siviglia neppure irrimediabile. E' vero il Leicester non girava. Ma davvero qualcuno pensava che, dopo quell’anno magico ed esaltante, si fosse destinati, realisticamente e stabilmente, a contendersi la Premier League con il Chelsea tutti gli anni e l’Europa con il Real Madrid?
Si poteva giocarsela con più onore, forse. Ma non sarebbe cambiato granché. Sarebbe stato comunque scendere rispetto a un anno fa. Con tutte le giustificazioni tecniche che si possono accampare questo epilogo lascia l’amaro, perché la favola del 2016 resterà nella storia, e se un seguito poteva durare era nel lasciarci sperare che anche nel calcio di vertice- un tritacarne di conti della serva tra denari e classifiche - ci fosse ancora posto per qualcosa di romantico, per legami che durano oltre lo spazio del risultato perché sono fatti d’un’altra più nobile materia.
Pazienza, c’eravamo illusi anche noi. Ci siamo sbagliati: la Cenerentola Leicester diventa così una bella senz’anima qualunque. Con la differenza che Ranieri è troppo signore per dire quello che forse avrebbe ragione di pensare: “Avanti il prossimo, gli lascio il posto mio”.
Nessuno ricorderà il Leicester 2017, comunque vada: retrocessione o metà classifica. In compenso tutta la storia del calcio ricorderà per sempre il 2016 e la piccola Leicester sul trono del Regno unito e quel garbato signore dai capelli bianchi che la convinse a far rimbalzare il pallone ad altezze dove nessuno immaginava potesse arrivare e poco mancò che finisse incoronato, lui, regina d’Inghilterra.
Grazie Ranieri, per averci illuso che in questo calcio ci fosse posto per le favole: è stato bello viverne almeno una. Comunque vada a finire le resterà quella e, per il momento, nessun suo collega al mondo ne ha una altrettanto bella da raccontare ai nipoti. Il resto è amministrazione, medicre e ordinaria che come tale non passa mai alla storia.
Ps. Un cronista di Lega pro, un giorno, a proposito di una società che aveva assoldato uno psicologo perché nulla girava, in camera caritatis commentò: «Costa meno ingaggiare lo psicologo che rifare la squadra». A volte succede anche con l’allenatore: statisticamente è il più semplice da scaricare per dare una scossa o per dare l’impressione di darla. E forse è andata così anche stavolta.



