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Il viaggio non solo come scoperta della destinazione, ma percorso interiore. Di questo si occupa Chiara Di Nuzzo, psicoterapeuta e psicologa del viaggio, che ha trasformato la sua passione in mestiere e oggi aiuta «chi ha paura o riscontra difficoltà nel viaggiare. Chi riconosce limiti interiori e capisce il bisogno di comprendersi meglio anche attraverso questa esperienza». Con lei capiamo com’è cambiato l’esperienza dell’interrail a cinquant’anni dalla sua nascita. Un'esperienza fatta da dieci milioni di giovani, simbolo di libertà e avventura.
Cos’ha rappresentato per i diciottenni cinquant’anni fa poter partire da soli e attraversare l’Europa con un biglietto?
«Un’occasione conoscere il continente e rafforzare un’identità anche culturale. Nei decenni è sempre rimasto sinonimo di avventura esplorazione e indipendenza. Di recente, tolto il limite di età, resta il raggiungimento di una tappa, una sorta di iniziazione alla vita adulta, più libera e indipendente. Era, ma lo è tuttora, un’esperienza di vita un riappropriarsi della propria strada, un’esplorazione con un ritmo più lento, un viaggio che diventa intimo e modellato in base alle proprie necessità e ai propri desideri. È una scelta di viaggio che permette di allargare i confini della propria zona di confort, sicurezza agio e familiarità e di metterci alla prova. Testarci in situazioni più scomode, tra smarrimento, organizzazione, ansia, stress e paura e riattivare la mente e il corpo per l’avventura, ma anche per un cambiamento personale. L’interrail e il viaggio in treno sono tra le esperienze più trasformative».
Com’è cambiato il suo valore simbolico alla luce della possibilità per i ragazzi oggi di prendere un aereo low cost e raggiungere qualsiasi meta?
«Ha mantenuto alcuni degli elementi più significativi per sceglierlo anche oggi: il viaggio in treno resta una forma di esplorazione, oggi c’è più sicurezza e conoscenza dell’Europa e questo grazie ai mezzi di connessione e alle tecnologie avanzate. Non siamo più in uno stato di svezzamento, ma in un processo di apprendimento motivato da un’esigenza di esperienza di vita e di condivisione proprio per la connessione. Nell’era della velocità il treno mantiene il fascino nostalgico. È un viaggio via terra in cui osservare il cambiamento, con ritmi più lenti, meno orari e maggior potere decisionale sinonimo di libertà che, indipendentemente dall’epoca, è propria di un viaggio di questo tipo. Mantenendo questo senso di libertà e scoperta, in una viaggio in treno il potere decisionale è maggiore: puoi scegliere di scendere, fermarti, vivere incontri; permette maggior confronto e interazione. Gli aerei sono una “scorciatoia” nel viaggio. Il treno è elogio alla lentezza e riscoperta del tempo personale. Un’ultima dimensione di grande attualità è legata a una scelta più consapevole della tutela dell’ambiente; una scelta più responsabile per un minor impatto ambientale e, spesso, tuttora più economica. Per un'esplorazione meno condensata. Il treno non è solo la destinazione, ma il percorso e il viaggio».


Chi sono i giovani di oggi che scelgono l’interrail e perché?
«Di certo chi ha una maggior consapevolezza ambientale, uno degli elementi cardine dei viaggi; è una scelta metafora della vita, un percorso a tappe come una sorta di pellegrinaggio. I giovani che fanno questa scelta hanno grande curiosità e indipendenza, sentono l’esigenza di mettersi alla prova mossi da questa scoperta del patrimonio culturale europeo. Spesso non viaggiano da soli ma condividono questa passione con gli amici con cui condividere questa visione del viaggio e della vita o raggiungono amici in giro per l’Europa. Oggi c’è una visiona più connessa e tecnologica di questa esperienza. Si sa anche molto di più il che permette una pianificazione più approfondita del viaggio. Al tempo stesso mette i giovani in una posizione molto più attiva e reattiva, sono più coinvolti».
Qual è il valore del primo viaggio fatto da soli?
«È un primo viaggio fatto anche molto da giovani; una sorta di traguardo tra un prima e un dopo. Fatto da soli è molto significativo, è una scelta, un atto di fiducia verso se stessi. Un’occasione di crescita personale. Non è un viaggio in cui sei solo, anzi ti mette nella condizione di condividere con l’altro un pezzo di viaggio o un’esperienza. Nel primo viaggio da soli sperimentiamo il senso di vulnerabilità: il timore nel fare scelte, il comunicare con lingue diverse e persone sconosciute. Ancor più emerge il legame tra il viaggio e la propria autostima. Dobbiamo contare sul nostro istinto, ascoltiamo le nostre paure: siamo sia il nostro compagno di viaggio principale sia la nostra bussola».
Qual è il significato del viaggio? Perché è importante viaggiare. È un momento per crescere/maturare?
«Il viaggio ha una profonda valenza psicologica: è una grande metafora della vita: la ciclicità. La ritroviamo dalla partenza che significa dividersi, separarsi. È un diventare grandi».




