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Il presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano Giuseppe Pignatone ha condannato l’allora presidente Angelo Caloia e il legale dell’Istituto Gabriele Liuzzo a 8 anni e 11 mesi di reclusione per i reati di riciclaggio, peculato e appropriazione indebita aggravata, e al pagamento di una multa di 12.500 euro. Lamberto Liuzzo, figlio di Gabriele, è stato condannato a 5 anni e due mesi e al pagamento di una multa di 8mila euro.
La prima udienza del processo era stata celebrata nel maggio 2018, dopo un esposto dello stesso Istituto per le Opere di Religione, presentato nel luglio 2014, per un danno legato a dismissioni degli immobili dello IOR. Si tratta delle vendite, avvenute tra il 2002 e il 2007, di 29 appartamenti di proprietà dell'Istituto e della Sgir, in zone di pregio di Roma, Milano e Genova. Secondo l'accusa, basata principalmente sulle indagini fatte nel 2014 dal gruppo Promontory, su incarico dello Ior, Caloia e il Liuzzo, d’intesa con l’allora direttore generale Lelio Scaletti, poi deceduto, avrebbero venduto gli immobili ad un prezzo di gran lunga inferiore al valore di mercato. Gli imputati si sarebbero poi appropriati della differenza, per poi riciclare le somme lucrate in Svizzera, anche con l'aiuto del figlio dell’avvocato Liuzzo, Lamberto.
I periti hanno stimato nella misura di circa 34 milioni di euro la differenza tra quanto incassato dallo IOR e dalla SGIR ed il valore di mercato degli immobili. Il Tribunale ha ritenuto provato che in alcuni casi gli imputati si sono effettivamente appropriati di parte del denaro pagato dai compratori, o comunque di denaro dello IOR e della SGIR, per un importo complessivo di circa 19 milioni di euro. Ha quindi dichiarato gli imputati Caloia e Liuzzo Gabriele responsabili di più fatti di peculato in danno dello IOR e di altri di appropriazione indebita aggravata in danno della SGIR s.r.l., oltre che del reato di autoriciclaggio e li ha condannati alla pena complessiva di otto anni e 11 mesi di reclusione (oltre a multe di 12.500 euro ciascuno). Gli imputati sono stati invece assolti dalle accuse relative alla vendita di quegli immobili per cui non è stata provata l'appropriazione -da parte loro- di denaro, anche se il prezzo di acquisto è risultato in molti casi nettamente inferiore al valore di mercato dell'epoca. Il Tribunale ha altresì condannato Lamberto Liuzzo alla pena di cinque anni e due mesi due di reclusione (oltre a 8 mila euro di multa) per il reato di riciclaggio.
L’avventura che portò allo IOR Angelo Caloia, 81 anni, originario di Castano, in provincia di Milano, allora docente di Economia politica all’Università Cattolica di Milano e presidente del Mediocredito Lombardo, isrituto della galassia della Cariplo, inizia nell’autunno 1988, quando venne contattato dal presidente dell’Accademia delle Scienze monsignor Renato Dardozzi, ex ingegnere della Sip, consulente della Santa Sede per i problemi scientifici e finanziari della Santa Sede e uomo del segretario di Stato Agostino Casaroli. Cinque mesi prima i giudici che indagavano sul fallimento del Banco Ambrosiano avevano spiccato un mandato di cattura nei confronti del predecessore, il vescovo americano di origine lituana Paul Marcinkus, per il fallimento del Banco Ambrosiano per concorso in bancarotta fraudolenta.
Da allora "il banchiere del Papa" aveva avviato un processo graduale di risanamento e di riforma degli statuti e degli organi di governance dell’istituto ospitato ancora oggi nel Torrione di Niccolò V, il maniero addossato al Palazzo Apostolico. Caloia, allora consulente del vescovo ausiliare di Milano Attilio Nicora, è riconducibile a quella classe dirigente politico-finanziaria denominata “finanza bianca”, per distinguerla da quella laica che faceva capo a Enrico Cuccia. Nel 1992 aveva dato la caccia ai conti segreti manovrati dal prelato De Bonis (il prelato è la figura che collega il consiglio di sovrintendenza al consiglio dei cardinali dello IOR) attraverso i quali era stata riciclata all’estero la tangente Enimont di Raul Gardini. Nel 2010 si era dimesso dopo 22 anni di presidenza, per poi assumere la presidenza della Fabbrica del Duomo e la vicepresidenza di Banca Intesa, al cui interno aveva avviato il gruppo di studio Cultura, Etica e Finanza. Nel 2018 le accuse che hanno portato al verdetto in promo grado del Tribunale e l'abbandono di tutte le cariche pur dichiarandosi "estraneo ai fatti".




