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«Quando la parola genocidio spaventa più delle bare dei bambini abbiamo perso la bussola della nostra umanità» Don Luigi Ciotti è chiamato a concludere la giornata di riflessione sulla pace organizzata da Istituto Toniolo, Azione cattolica, Pontificia università lateranense, Fiac. Ricorda, con le parole di papa Leone, che «le strutture di ingiustizia vanno distrutte con la forza del bene» e che «la pace va costruita innanzitutto con il pensiero», con la «forza della gentilezza». Con una profezia che significa dare un nome alle cose senza paura, «perché la Chiesa non è una Ambasciata, ma la voce di chi non ha voce e non deve dimenticare di essere stata fondata da un uomo condannato a morte dal potere politico-religioso del suo tempo».


Prima di lui, sul tema “La pace sia con tutti voi. Verso una pace ‘disarmata e disarmante’”, partendo dal messaggio per la la LIX Giornata mondiale della pace, di papa Leone, professori universitari, avvocati, studiosi avevano riflettuto sul ruolo del multilateralismo, sulla negoziazione e la certezza del diritto internazionale, sulla non violenza come stile, sulla corsa agli armamenti, sull’educazione alla pace.
Educazione necessaria in un momento in cui, come ha ricordato Carlo Cefaloni, redattore di Città Nuova, «L’Italia, l’Europa intera, è la prima linea di una possibile guerra nucleare». Aggiunge i numeri, le stime dell’università di Princeton che prevedono «in 2,6 milioni il numero di morti nel nostro Continente entro le prime tre ore dall’innesco dell’escalation destinata a diventare incontenibile», la spesa per gli armamenti nucleari che hanno superato i 91 miliardi di dollari annuo, l’ultimo comunicato emesso il 27 gennaio dagli scienziati atomici americani «che avverte che siamo a 85 secondi dalla mezzanotte nucleare, secondo la simulazione dell’Orologio dell’Apocalisse ideato nel 1947 per segnare la distanza dell’umanità dalla sua distruzione». E denuncia che «esiste un caotico e imprevedibile smantellamento dell’intera architettura globale di controllo degli armamenti».
Proprio per questo è fondamentale approntare una difesa non armata e non violenta che, spiega l’avvocata Laila Simoncelli, «dica in cosa crediamo, cosa riteniamo così prezioso da meritare di essere protetto», La pace, aggiunge, «non è una sospensione della guerra, come siamo stati educati a pensare», ma è fatta di relazioni e di persone. «Dove la guerra diventa pensabile la relazione è già stata spezzata e l’altro non è più percepito come volto, ma come ostacolo», spiega. La vera sicurezza, invece ci obbliga a cambiare lo sguardo, a prevenire la violenza, a costruire relazioni.
Interventi densi, che si possono rivedere sul canale you tube dell’Azione cattolica, che analizzano la realtà senza sconti. E che, però, non cedono all’impotenza.


Anzi, proprio in questi tempi è fondamentale tessere reti e continuare a educare alla pace, a un linguaggio, all’impegno con i più fragili. D’altra parte, come ricorda don Luigi Ciotti «di fronte al mistero più grande, cioè le vittime innocenti di ogni guerra, a volte proviamo un senso di smarrimento e di impotenza». Ma, citando il filosofo Norberto Bobbio, che nel suo testo Sulle vie della pace, aveva scritto «qualche volta è accaduto che un granello di sabbia sollevato dal vento abbia fermato una macchina» aggiunge: «Anche noi dobbiamo sconfiggere qualsiasi forma di pigrizia, di scoraggiamento, di inerzia». E conclude: «Dobbiamo scuotere la nostra gente a uscire dalla sonnolenza anche spirituale che contraddistingue questo nostro tempo e diventare granelli di polvere. Siamo coscienti che siamo piccoli, ma possiamo diventare granelli di polvere che si affinano a quel vento è la Provvidenza divina. Non sappiamo per quali vie e con quali tempi, ma forse lo Spirito si servirà proprio di noi invisibili grani di polvere per bloccare la macchina infernale e costruire la pace, un granello per volta».





