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Milano Cortina 2026 Andrea Giovannini bronzo nella mass start, velocità sul ghiaccio.
Un refolo attorno ai Cinque cerchi spifferava prima dell’inizio che nelle proiezioni del Coni per Milano Cortina 2026 ci fosse un potenziale da 30 medaglie e che l’obiettivo plausibile all’esterno fossero le 20 medaglie di Lillehammer 1994, con il vantaggio dei Team event, gare a staffetta per Nazioni che sommano le prestazioni dei singoli e che all’epoca non c’erano e che significano un maggior numero di medaglie assegnate.


Le parole del Presidente del Coni Luciano Buonfiglio, proveniente dalla canoa ed eletto al Comitato Olimpico nazionale lo scorso anno, nel bilancio conclusivo dei Giochi sono di più che comprensibile soddisfazione. Per un attimo ha tentato di svelare la sostanza delle proiezioni subito stoppato dal segretario Generale: «Riservato», top secret, segreto se non di Stato di Comitato. Ma insomma i numeri dovevano essere pressappoco quelli: le 30 medaglie come obiettivo massimo.


Raggiunto con un elevato numero di ori, 10, mai così tanti in una edizione invernale, a grande contributo femminile, e posizione elevata nel medagliere: davanti solo, oltre alla corazzata americana seconda, il Grande Nord: Norvegia, dove è di casa la neve, e Olanda dove è di casa il ghiaccio. La specificità italiana è il saper vincere in 10 sport su 11, per la gran parte di nicchia in una cultura sportiva che nel resto del quadriennio altro non vede che calcio, e ultimamente tennis, a furor di popolo e di risultati.
È la poliedricità a distinguere l’Italia da altri Paesi al vertice del medagliere, per esempio l’Olanda, le cui medaglie, di poco più numerose di quelle italiane, arrivano tutte dalla velocità sul ghiaccio, pista lunga e short track.
Non un miracolo italiano, spiega Buonfiglio, ma l’esito di una lavoro di squadra che ha coinvolto: «I presidenti di Federazione italiana sport invernali e Federazione italiana sport del ghiaccio, gli staff tecnici, i gruppi sportivi militari, centri di preparazione olimpica del Coni e l’istituto di Medicina dello sport».


«Le medaglie sono arrivate in quel perimetro di valutazione di performance che la Preparazione Olimpica, con il Segretario Generale, aveva individuato. Il medagliere rappresenta un sistema capace di lavorare insieme - ha aggiunto il Presidente del CONI, Luciano Buonfiglio -. Farlo non è facile, vuol dire ascoltare gli altri, mettere insieme gli elementi giusti, senza arroccarsi sulle cose che vogliamo portare avanti a tutti i costi, ma portandole avanti nella maniera migliore, più efficace e più efficiente. L'affetto che quest'Olimpiade ha generato negli italiani è ciò che più ci riempie d'orgoglio, è un sentimento che resta dentro. Il risultato è estremamente positivo. Evidentemente la frase 'Siamo condannati a vincere' sta dando i suoi frutti».
Molti dei quali arrivati dalla pista lunga di velocità sul ghiaccio (3 ori e due bronzi) a fronte di un movimento piccolo che non ha in Italia una pista lunga su cui allenarsi. Proprio Andrea Giovannini, artefice del bronzo nella mass-start, trentesima medaglia dei Giochi, spiegava al termine dell’ultima gara di stare considerando di appendere i pattini al chiodo: «Ho visto Celeste la mia bambina, muovere i primi passi attraverso whatsapp: stare fuori 250 giorni all’anno per allenarsi significa perdersi la crescita dei propri figli, certo se ci fosse un impianto in Italia potrei considerare la possibilità di continuare».


Abbiamo girato l’appello al presidente del Coni: «Il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il presidente della Regione Lombardia Fontana si sono impegnati a mantenere aperta la pista di Rho Fiera finché non si troverà a Milano il luogo adatto per un impianto del ghiaccio».
Più semplice che far vivere la pista da bob di Cortina, che tante soddisfazioni ha dato nello slittino. Nei bilanci di stamattina a casa Italia si è parlato di utilizzarla per allenamenti italiani e stranieri e anche per esperienze turistiche, si immagina tipo taxibob. E qui solo il tempo dirà se sia un auspicio possibile o se il gioco non varrà la candela come è stato per Cesana Pariol.
A bocce ferme si faranno anche i conti con l’esito dell’Olimpiade diffusa, che almeno a livello organizzativo durante i Giochi si direbbe abbia funzionato: si tratterà di capire se nel bilancio alla lunga avranno pesato più i vantaggi dell’economia di scala o gli svantaggi della moltiplicazione dei siti. Ma non sarà il giorno della chiusura di Giochi, sul campo obiettivamente belli, da «trenta e lode» dice Buonfiglio, a dare la risposta definitiva che richiederà invece la verifica alla prova del futuro. Che potrebbe cominciare subito se davvero l’onda dell’entusiasmo porterà bambini a scegliere sport nuovi conosciuti a Milano Cortina 2026.
Nessuno qui nasconde che è quello l’obiettivo, insieme al messaggio di affidabilità che il medagliere azzurro potrebbe aver dato al mondo. Il presidente Buonfiglio è sicuro che sia questo il vero indotto.






