Dalle urne, quel 2 giugno 1946, uscì il ritratto di un’Italia composita, nella quale tutte le culture e le posizioni venivano espresse. Con una rappresentanza molto forte affidata ai cattolici. Gli elettori consegnarono 207 seggi alla Democrazia Cristiana, 115 al Psiup (Partito Socialista di Unità Proletaria), 104 al Partito comunista, 41 all’Unione democratica nazionale, 30 al Fronte dell’Uomo qualunque, e via via a scendere.

Nella Commissione dei 75, poi, quella presieduta da Meuccio Ruini con il compito di stendere materialmente il testo, tutte le componenti, anche quelle più minoritarie, furono prese in considerazione. Ma è indubbio che l’ossatura del testo della Costituzione fu frutto, in larga misura, del contributo dei cattolici. Tra i 207 eletti nelle file della Democrazia Cristiana in tanti venivano dall’Azione cattolica e dalla Fuci, dall’impegno in parrocchia e da una fede che cercava eguaglianza e giustizia sociale. Alcuni di loro, i cosiddetti “professorini”, si ritrovavano a discutere assieme a Jacques Maritain e sulle posizioni del futuro papa Montini. Nella casa delle sorelle Portoghesi, cognome che si trova ancora sul citofono della palazzina accanto alla Chiesa Nuova di Roma, Laura Bianchini e Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Angela Gotelli, Giuseppe Lazzati e Giorgio La Pira dibattevano con Aldo Moro e De Gasperi. Insieme, la cosiddetta “comunità del porcellino”, nata anche grazie il tramite dell’allora parroco padre Paolo Caresana, elaborava, per l’Italia, un futuro di bene comune, libertà, lavoro, salute, giustizia, pace.

Praticando una «santità del quotidiano» pensavano a uno Stato laico, ma fortemente basato su quei principi etici che esaltavano la comune umanità.

«Ci danno l’idea di una comunità cattolica capace di sintonizzarsi con la grande Storia», spiega Luigi Accattoli, fresco autore, insieme con Emilia Flocchini, di Otto alla Costituente. Gli uomini di Dio che hanno fondato la Repubblica (San Paolo editore). «Si veniva dalla lunga situazione del periodo fascista in cui il laicato cattolico, il partito cattolico e tutte le strutture cattoliche erano state messe da parte, coperte con un telo, non avevano voce pubblica. Con la Costituente avviene una sorta di miracolo perché la comunità dei fedeli riesce a esprimere velocemente una capacità di intervento perfettamente all’altezza del compito che le veniva chiesto, quasi fosse nativamente preparata a questo ruolo». Tra tutti i cattolici che parteciparono a quella fase, Accattoli ne cita otto per i quali si è aperta o si è parlato di aprire la causa di canonizzazione. «Che otto santi abbiano operato in unità di luogo di tempo e di intenti è un fatto straordinario», precisa.

Dal più anziano, De Gasperi, al più giovane, Aldo Moro, passando per Igino Giordani, Giorgio La Pira, Giuseppe Lazzati, Enrico Medi, Benigno Zaccagnini e Giuseppe Dossetti, il testo di Accattoli e Flocchini sottolinea «la preparazione storica a un ruolo pubblico della fede cristiana. Un patrimonio che è ancora vivo, basti pensare a figure come Sergio Mattarella o Romano Prodi, per citarne due».