In pochi minuti è stato approvato alla Camera con il testo identico a quello uscito dal Senato, controverso emendamento compreso, il testo di conversione in legge del Decreto sicurezza, tra le proteste delle opposizioni e gli opposti cori: Bella ciao sui banchi dell’opposizione, l’inno di Mameli su quelli della maggioranza. Contesto sul quale hanno inciso i ripetuti riferimenti al 25 aprile e alla Costituzione.

Come è noto sul testo pendeva un pesante dubbio di costituzionalità a proposito di diritto di difesa, per via dell’emendamento che premiava gli avvocati qualora i loro clienti migranti scegliessero la via del rimpatrio volontario. La soluzione, anche ai dubbi trapelati dal Quirinale, è stata trovata nell’immediata approvazione di un altro decreto legge servito a correggere l’emendamento entrato nella legge di conversione del primo: la norma che prevede che solo un avvocato possa prendere il contributo dei 615 euro per l'assistenza al migrante, e soprattutto il compenso viene previsto alla fine del procedimento amministrativo e non legato al rimpatrio. Viene meno il riferimento al Consiglio Nazionale Forense indicato come uno dei soggetti con i quali il Ministero dell’interno collabora per realizzare i programmi di rimpatrio volontario assistito e al quale era affidata la funzione, giudicata impropria dagli interessati, di ripartizione del compenso per l’avvocato del rimpatriato. Si dovrà intervenire anche per chiarire i rappresentanti che possono svolgere l’attività di assistenza al rimpatrio e per la corresponsione del relativo compenso.

Che la correzione mediante un nuovo decreto sia un fatto irrituale è evidente, la questione ora sta sotto la lente del Quirinale che vaglierà ogni virgola prima della firma.