Non trova pace la vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”. A tenere banco nelle ultime ore è allontanamento della madre dai bambini e il loro trasferimento in un’altra struttura protetta nel Teramano, a circa 140 chilometri dalla casa nelle campagne di Palmoli, in Abruzzo, dove Catherine Birmingham e Nathan Trevallion vivevano con i tre figli. Un distacco certamente non indolore né per la mamma né per i bimbi, tanto che il legale della famiglia ha riferito di "urla strazianti".

La vicenda, dolorosa e probabilmente meritevole di un maggior riserbo, è nota. La famiglia viveva in una casa senza corrente elettrica, con servizi igienici a secco all’esterno. I bambini non andavano a scuola e della loro istruzione si occupavano i genitori. Nel 2024 la segnalazione ai servizi sociali, dopo una grave intossicazione da funghi. Quindi le indagini, le perizie psicologiche, la sospensione, lo scorso novembre, della responsabilità genitoriale della coppia, e il dislocamento dei minori in una casa famiglia. In attesa di adeguare l’abitazione di Palmoli, il padre si era trasferito in una casa offerta in comodato d’uso da un ristoratore del posto, mentre la madre alloggiava nella stessa struttura dei bambini.

Passano tre mesi e più, evidentemente faticosi per tutti. Il provvedimento di allontanamento è della scorsa settimana. Secondo i giudici Catherine Birmingham avrebbe sviluppato un comportamento ostile nei confronti delle educatrici, della tutrice e dei servizi sociali, atteggiamento che si sarebbe ripercosso sui piccoli, rendendoli di difficile gestire.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per la quale il provvedimento rischia di infliggere ai bambini «un altro pesantissimo trauma», ha criticato la decisione dei magistrati, ritenendole frutto di «letture ideologiche». Inoltre il ministero della Giustizia ha deciso di inviare gli ispettori al Tribunale per i minorenni dell’Aquila per verificare le modalità con cui è stato gestito il caso.

Difficile dire quali saranno i prossimi sviluppi. Nel tempo la vicenda ha acquisito evidenti risvolti politici a rischio strumentalizzazione soprattutto ora che il referendum della giustizia è alle porte. I genitori - il padre ha acquisito un ruolo di mediatore e pacificatore - hanno fatto sapere di voler presentare un reclamo alla Corte d'Appello per una sospensione del provvedimento. A oggi una cosa sola è certamente sicura: la vicenda della “famiglia nel bosco” è sempre più una tragedia sulla quale sarebbe bene non speculare.