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La procura della Repubblica di Pavia ha chiuso le indagini e notificato l'atto ad Andrea Sempio
«Si è provveduto, in data odierna, a notificare l'avviso di conclusione delle indagini ex art.415 bis nei confronti di Andrea Sempio con conseguente deposito di tutti gli atti del procedimento penale n.642/2025 relativo all'omicidio di Chiara Poggi. Si provvederà, come già reso noto, ad inoltrare al Procuratore Generale di Milano l'atto contestato all'indagato nel corso del suo interrogatorio del 6 maggio 2026 illustrativo e riassuntivo dei nuovi elementi probatori, raccolti a seguito della riapertura delle indagini 2016/2017, per l'eventuale esercizio di ogni Sua prerogativa».
Con questa nota il Procuratore della Repubblica di Pavia Fabio Napoleone ha comunicato l’avvenuta notifica dell’avviso di conclusione delle indagini. Con questo atto, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, che il Giudice per le indagini preliminari dovrà vagliare, si sono formalmente chiuse le indagini del procedimento che passerà alla storia come Garlasco bis, a carico di Andrea Sempio.
Il riferimento all’invio degli atti alla Procura generale di Milano e alle attività di sua competenza allude ovviamente alla valutazione dei presupposti per una eventuale richiesta di revisione per Alberto Stasi condannato con sentenza definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. La richiesta, che può essere avanzata anche dal condannato o da un prossimo congiunto compete anche al Procuratore generale del distretto.
Nelle scorse settimane c’era già stato un incontro tra la Procura generale di Milano e il Procuratore di Pavia. In quell’occasione Francesca Nanni, procuratore generale di Milano, aveva affermato che avrebbe studiato le carte, «lavoro non semplice né breve» aveva sottolineato – del resto si tratta di un caso lungo e complesso fatto di cinque sentenze, di moltissime anche contrastanti consulenze scientifiche stratificate nel tempo – al termine del quale avrebbe valutato se richiedere ulteriori atti.
Che l’istanza di revisione possa partire anche direttamente da Stasi e dai suoi difensori è naturale, ma non essendoci una sentenza definitiva incompatibile con quella già in giudicato, il nodo si giocherà tutto sulla presenza di prove sopravvenute o nuove «che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto».




