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Gli studenti e docenti della scuola media Dante Alighieri di Cerro Maggiore (Milano) con il giornale che hanno scritto in memoria di Vincenzo Mulè (1965-1981) ©Fabrizio Annibali
Fino all’anno scorso di Vincenzo Mulè restavano solo i ritagli di vecchi giornali con una sua foto accanto al trattore sul quale, nelle campagne dell’Agrigentino, fu ucciso da Giovanni Brusca il 9 febbraio del 1981. Aveva appena 15 anni. Se oggi non è più così lo si deve alla passione e all’impegno degli studenti della terza D della scuola secondaria Dante Alighieri di Cerro Maggiore, in provincia di Milano. Quindicenni come lui, che a 1.500 chilometri di distanza dalla sua Sicilia, si sono trasformati in veri reporter di inchiesta per ricostruire la sua storia. Il modo migliore per onorare la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che si svolgerà quest’anno a Torino il 21 marzo.


Li incontriamo a Rescaldina nel ristorante La Tela, un bene confiscato alla ’ndrangheta diventato sede della cooperativa sociale che, assieme a Libera e alle istituzioni locali, ha avuto l’idea di creare un concorso, RicordaTela, aperto alle scuole medie e superiori del territorio. L’obiettivo era ricostruire le storie di almeno alcuni dei 117 minori vittime delle mafie dal 1945 ad oggi: bambini e ragazzini uccisi per punire i familiari coinvolti in vicende criminali o, come nel caso di Vincenzo, solo perché hanno avuto la sventura di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.


Il fumetto su Caterina Ciavarrella, uccisa a 5 anni nel 1981 assieme ai genitori e ai due fratelli a San Nicandro Garganico (Foggia)
«Abbiamo iniziato le ricerche su Internet, in particolare sul sito di Libera che raccoglie i nomi di tutte le vittime delle mafie», ricorda Leonardo Santoni. «Ci hanno colpito due cose: la prima è che abbiamo trovato solo il nome di Vincenzo, la data dell’attentato e poco altro. La seconda è stata che aveva la nostra età ma è morto mentre stava lavorando nei campi per aiutare la sua famiglia».
La curiosità è la scintilla che accende i bravi giornalisti. E così è stato per i ragazzi della terza D che, sempre sostenuti dalle professoresse Margherita Battilana, Barbara Tremigliozzi e Antonietta Giuva, hanno iniziato le loro ricerche scoprendo, prima di tutto, che nel paese dove Vincenzo è vissuto, Cattolica Eraclea, c’è un vero giornalista, Domenico Olivieri, che per anni ha cercato di tenere viva la sua memoria. Sono riusciti a rintracciarlo e a lui non è parso vero che qualcuno fosse ancora interessato a quella vecchia storia. I ragazzi hanno contattato anche la scuola di Vincenzo: la preside è ancora viva e ha inviato loro le pagelle e i compiti in classe del suo sfortunato allievo.
«Non aveva giudizi molto positivi», annota Erinela Marku, «perché dedicava tanto tempo al lavoro nei campi». Finché è arrivato un vero e proprio scoop, anche il papà di Vincenzo è ancora vivo e per quei coetanei di suo figlio così tenaci ha deciso di rompere il silenzio: «Ci ha mandato un lunghissimo messaggio audio tutto in dialetto siciliano», ricordano le docenti, «con l’aiuto di alcuni colleghi lo abbiamo decifrato: è stato molto emozionante». A questo punto il materiale per l’inchiesta è pronto: bisogna organizzarlo.
I ragazzi della terza D si inventano allora un giornale, La Gazzetta di Cerro Maggiore, in cui raccontano la storia di Vincenzo. Eccone alcuni stralci: «La mattina della tragedia, Francesco, il fratello maggiore, era ammalato e Vincenzo lo sostituì nei campi…. ad un tratto in lontananza vide arrivare un trattore: con la spensieratezza di un ragazzo, decise di chiedere un passaggio per attraversare il fiume». I tre uomini sul trattore lo fanno salire, ma poco dopo vengono affiancati da un’auto: «Una pioggia di proiettili colpì tutti», continua la Gazzetta. L’obiettivo era il boss Liborio Terrasi, ma «Totò Riina, che era il mandante, ordinò a Giovanni Brusca, uno dei sicari, di uccidere lui e tutte le persone presenti».
Dopo la cronaca, il giornale prosegue con un’intervista immaginaria al Vincenzo sessantenne di oggi. «Perché la tua storia non è stata raccontata per un lungo periodo di tempo?», chiedono i ragazzi. «Forse è stato più comodo farsi i fatti propri. O magari alla gente della città non importava di un ragazzo di campagna come me». «Ora che sei nell’eternità che sentimento provi riguardo alla tua storia?» «Provo una certa curiosità su come sarebbe stata la mia vita, quanti figli avrei avuto…». Resta ancora un tassello per il “visto si stampi” della Gazzetta: la parte visiva. Ci ha pensato Gonzalo Guaman che, con la sua matita, ha immaginato gli ultimi istanti di vita di Vincenzo: «Ho disegnato in sequenza un suo ritratto, il momento in cui sale sul trattore, quello in cui, dentro i suoi occhi, compare il proiettile e infine i suoi occhi che piangono».
La Gazzetta di Cerro Maggiore vince il concorso RicordaTela e viene inserita in un bellissimo libro che raccoglie anche i lavori di altri studenti che hanno partecipato, La mafia porta via vite innocenti (Edizioni In dialogo, postfazione di don Luigi Ciotti).


Nel disegno, gli ultimi istanti di vita di Domenico "Dodò" Gabriele, ucciso da un proiettile vagante mentre giocava a calcio a Crotone nel 2009. Aveva 11 anni.
(disegni progetto scuola)Lo scorso novembre alla scuola è arrivata una telefonata: era la segreteria del Quirinale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è congratulato con gli studenti e i loro insegnanti. A Cattolica Eraclea, infine, l’aula magna della scuola media frequentata da Vincenzo Mulè è stata intitolata al suo nome. La professoressa Giuva ci mostra il suo cellulare. C’è la foto di qualcuno che si è tatuato uno dei disegni del suo allievo Gonzalo su un braccio: «È del nipote di Vincenzo Mulè. Si chiama come lui».





