Forse, quando si parla di Napoli, l’ossessione collettiva è spiegarne l’identità, catturarne il genio, analizzarne le miserie e i problemi per arrivare a una definizione univoca e chiara. Ma Napoli, spesso e volentieri, sfugge a ogni classificazione e a ogni cliché. Perché è la città-ossimoro per eccellenza anche se all’estero – non dimentichiamolo – pensano il nostro Paese come un'immensa Napoli: il sole il mare la pizza gli spaghetti.

È un lunedì e la città è piena di turisti, soprattutto stranieri. Un segno di vitalità estrema, se non di rinascita: «Guagliò qui ormai viene più gente di Roma», dice un tassista davanti alla Stazione Centrale. Spacconeria? Mica tanto. Secondo l’Osservatorio del Turismo, la città l’anno scorso ha superato i 20 milioni di turisti con un picco registrato a settembre (il mese, non a caso, in cui si festeggia San Gennaro) con 1 milione 830 mila turisti.

La classifica sulla qualitàella vita del Sole 24 Ore, uscita a dicembre, la mette al 104esimo posto (su 107). Il 2025 per Napoli è stato un anno importante perché ha festeggia i 2500 anni di storia, essendo stata fondata il 21 dicembre del 475 a. C. Ma il condizionale è d’obbligo perché secondo diversi studiosi sarebbe una (mezza) bufala, una data simbolica collocata il giorno del solstizio d’inverno perché Napoli, nell’antichità, era considerata una delle città sacre. I festeggiamenti per il compleanno, però, continuano anche quest’anno tra iniziative, progetti culturali e gli eventi come capitale europea dello sport 2026.

Piazza del plebiscito e il quartiere di Posillipo visti dall'alto
Piazza del plebiscito e il quartiere di Posillipo visti dall'alto
Piazza del Plebiscito e Posillipo visti dall'alto (IPA)

Passeggiando in città un fatto balza subito agli occhi: Napoli è viva, in fermento, forse persino in grado di superare il pregiudizio di città sommersa da problemi irrisolvibili. E le celebrazioni per i 2.500 anni ne sono, in parte, una conferma perché non si limitano a guardare al passato ma sono un’occasione per definire una nuova traiettoria culturale, sociale ed economica. Tra cantieri aperti, progetti diffusi e una stagione di collaborazione istituzionale, la città prova a ritagliarsi un ruolo da capitale del Mediterraneo, laboratorio di innovazione sociale e creativa. Come spiega il prefetto Michele Di Bari, presidente del Comitato nazionale “Neapolis 2500” (di cui fanno parte, tra gli altri, anche il regista Pupi Avati e l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano), «celebrare questo anniversario non significa guardare indietro, ma proiettare la nostra eredità in un futuro sostenibile, inclusivo e innovativo».

Napoli è un mosaico complesso, fatto di quartieri diversi e contrasti netti: dal lungomare e dal centro storico (Chiaia, Spaccanapoli, Quartieri Spagnoli) fino alle periferie come Scampia, Barra, San Giovanni a Teduccio. Zone che per decenni sono state simbolo di marginalità e fragilità, ma che oggi si trasformano grazie a residenze universitarie, poli tecnologici, laboratori artistici e hub sociali. «Napoli si è già dimostrata città resiliente, capace di affrontare le nuove sfide sapendo sfruttare al meglio ogni risorsa e trarre opportunità economiche sostenibili», spiega il Prefetto. Nella città splendore e ferita, bellezza e fragilità; cultura popolare e creatività colta convivono, spesso dialogano, creando quella “città in bilico” che sfugge a ogni definitività e resiste a ogni tentativo di racchiuderla in un solo racconto.

Il Prefetto di Napoli Michele di Bari presidente del Comitato Nazionale Neapolis 2500
Il Prefetto di Napoli Michele di Bari presidente del Comitato Nazionale Neapolis 2500

Il Prefetto di Napoli Michele di Bari presidente del Comitato Nazionale Neapolis 2500

(ANSA)

Questa duplice anima di Napoli – capolavoro e disastro, bellezza e fragilità – si riflette profondamente nella cultura contemporanea. Scrittori come Elena Ferrante, registi come Paolo Sorrentino (nelle sale è appena uscito il suo ultimo film La Grazia), musicisti come Pino Daniele e le storie della vita quotidiana trasfigurate in serie tv come Gomorra hanno trasformato la città in un laboratorio narrativo e visivo che mette in luce contraddizioni e grandezza.

È da questa consapevolezza, che la città è plurale, complessa, tutta contrasti ed energia, che ha preso corpo il progetto Napoli 2500: restituire a Napoli la ricchezza delle sue molte anime, facendo della cultura non un evento occasionale, ma una leva strategica di sviluppo, lavoro e partecipazione sociale. Produzioni audiovisive, turismo sostenibile, artigianato, mestieri storici e creativi diventano strumenti concreti per offrire opportunità ai giovani, per creare legami più stretti tra le comunità, e per rendere la cultura presenza stabile nei quartieri, dalla biblioteca al laboratorio teatrale, dalla bottega artigiana al cinema di comunità.

Un'immagine della mostra Totò e la sua Napoli allestita a Palazzo Reale per celebrare il legame inscindibile tra il grande attore e la città in occasione delle celebrazioni per i 2500 anni della fondazione di Napoli
Un'immagine della mostra Totò e la sua Napoli allestita a Palazzo Reale per celebrare il legame inscindibile tra il grande attore e la città in occasione delle celebrazioni per i 2500 anni della fondazione di Napoli
Un'immagine della mostra Totò e la sua Napoli allestita a Palazzo Reale per celebrare il legame inscindibile tra il grande attore e la città in occasione delle celebrazioni per i 2500 anni della fondazione di Napoli

Le iniziative simbolo di questa nuova stagione culturale raccontano l’ambizione di Napoli di trasformare la propria storia in progetto di futuro. A Palazzo Reale fino al 25 gennaio è possibile ammirare la mostra su Totò, curata da Alessandro Nicosia e Marino Niola, che celebra il legame inscindibile tra il grande attore e la città attraverso fotografie, filmati, costumi e installazioni multimediali. Non un semplice omaggio a un artista, ma una dichiarazione d’amore verso Napoli come città capace di creare civiltà, tra humor, ironia, malinconia, tradizione e rinnovamento.

Accanto alla memoria prende forma anche l’arte contemporanea inclusiva: Oculus Spei, installazione multimediale e interattiva di Annalaura di Luggo al Museo del Tesoro di San Gennaro (diventato anche un cortometraggio) ha condotto le persone a compiere un «viaggio di speranza» attraverso cinque Porte Sante simboliche. Persone con disabilità provenienti da tutto il mondo e residenti a Napoli diventano protagoniste di un racconto di inclusione, fede e rinascita.

Se la cultura popolare, la letteratura, il cinema e la musica raccontano le ferite e i sogni della città, allora il progetto Napoli 2500 traduce questa capacità narrativa in azione concreta: la città diventa palcoscenico e laboratorio, dove memoria e innovazione dialogano, e le contraddizioni si trasformano in opportunità di crescita, partecipazione e rinascita. «La cultura napoletana», dice il Prefetto Di Bari, «è una delle espressioni più vive e riconoscibili dell’identità italiana all’estero. In un mondo cosmopolita, è anche espressione di apertura, di interconnessioni e di identità poliedrica. La cultura napoletana è un marchio di fabbrica, che si emancipa nella quotidianità».

L'avveniristica fermata Monte Sant'Angelo della linea 7 della metropolitana
L'avveniristica fermata Monte Sant'Angelo della linea 7 della metropolitana

L'avveniristica fermata Monte Sant'Angelo della linea 7 della metropolitana

(IPA)

Per il sindaco Gaetano Manfredi, Napoli 2500 non deve trasformarsi in una celebrazione effimera, «ma deve essere un progetto destinato a lasciare un segno duraturo: «La vera festa», spiega, «è nella consapevolezza di avere fatto qualcosa di duraturo, che rimane, non soltanto una vetrina per i turisti ma il suggello di una capitale che ha ritrovato la sua centralità in Italia e in Europa. Dai grandi progetti di trasformazione urbana nelle periferie alla valorizzazione del centro storico, ai grandi eventi sportivi: Napoli sta dimostrando di saper vincere tutte le sfide creando sviluppo e inclusione».

La criminalità, il tasso di disoccupazione giovanile (che s’aggira attorno al 41 per cento secondo l’Istat), la fuga dei giovani, soprattutto diplomati e laureati, verso il Nord Italia o l'estero, a causa di opportunità lavorative migliori e salari più alti che ha visto la Campania perdere oltre 48mila giovani tra i 25 e i 34 anni nel triennio 2022-2024 sono altrettante spine di una città enigma, che cova così tanti opposti: una tra le poche capitali europee che ha conservato il proletariato nel ventre, azzerando il confine tra periferia e centro, sviluppando l’attitudine di anticipare le trasformazioni sociali; una capitale dove la realtà cambia nel bene e nel male prima che altrove, e ha pochissimo lavoro da offrire ma produce artisti in quantità impressionante.

Al tramonto, dal belvedere di San Martino, Napoli appare come un corpo vivo che cresce per scatti, mai linearmente: una città in divenire, che vive della sua doppia anima fatta di contraddizioni e speranza. Il principe di San Severo, quello del Cristo velato e degli esperimenti alchemici, ha lasciato scritto che «non è data all'umana debolezza l'esistenza di grandi virtù senza grandi vizi». A Napoli le virtù e i vizi sono elevati a potenza.